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Tariffe dei trasporti di container via mare scese del 64% in 12 mesi

Costo dei noli in picchiata

Pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 197 pag. 19 del 07/10/2022

In rallentamento anche la domanda di spedizioni via aerea, ma nel frattempo la capacità di stiva risulta in aumento grazie alla ripresa dei voli passeggeri

Se è vero che le spedizioni marittime e aeree anticipano i trend macroeconomici, ci sono pochi dubbi su una significativa frenata degli scambi commerciali in giro per il mondo. Il World Container Index elaborato da Drewry mostra questa settimana il 32° calo consecutivo sulle tariffe di trasporto per le otto rotte marittime più importanti a livello globale. L'ultimo report evidenzia una flessione dell'8% dei costi delle spedizioni di container da 40' per un valore medio di 3.689 dollari, inferiore del 64% rispetto a dodici mesi fa (10.377 dollari) e dell'1% rispetto al valore medio degli ultimi 5 anni (3.723 dollari). In realtà Drewry legge quest'ultimo segnale come un ritorno alla normalità, sebbene queste rate di nolo siano comunque superiori del 160% ai livelli di settembre 2019. Tra le otte principali rotte intercontinentali spicca il declino settimanale della Shanghai-Genova (-6%) dove ora le tariffe per le spedizioni via mare scivolano sotto i 5mila dollari, a 4.912 per container. Ancora peggio (-13%) i noli per i trasporti dalla Cina a Rotterdam (4.724 dollari), di nuovo più convenienti di quelli verso il Mediterraneo. Dal calo generalizzato si salvano rispetto alla settimana precedente solo le rotte transatlantiche (da Rotterdam a New York e viceversa): il costo base per spedire un container dall'Olanda agli Usa è salito del 3% portandosi a 7.252 dollari, mentre sulla tratta inversa le tariffe crescono del 4% a 1.305 dollari. Per limitare il progressivo calo delle tariffe alcuni vettori stanno già correndo ai ripari con due strumenti: i blank sailing e la velocità di servizio delle navi. Il primo consiste nella cancellazione di alcune rotazioni (ogni settimana una nave parte dal cosiddetto scalo capolinea) facendo sì che un viaggio cancellato comporti una diminuzione della capacità di stiva messa a disposizione del mercato. Dopo averle fatte andare a tutta velocità durante la pandemia per tenere il passo con la domanda, Maersk inizierà a rallentare le sue navi con l'obiettivo anche di risparmiare carburante. Lo ha svelato l'amministratore delegato Soren Skou a Reuters, motivando la decisione con la domanda stagnante (se non in calo) con cui si chiuderà il 2022, a causa soprattutto dei minori acquisti messi a segno dai consumatori Usa e delle incertezze create dalla guerra in Ucraina. In particolare Skou ha detto di aspettarsi solo una modesta crescita degli scambi in occasione delle festività natalizie, con volumi inferiori a quelli della stagione. A proposito del secondo strumento Skou ha poi aggiunto: «Le nostre navi hanno fatto tutto il possibile per recuperare il maggior numero di ritardi possibile. Ma man mano che le cose si normalizzano, dovremo aspettarci che le navi scendano alle normali velocità di crociera, molto importante per la nostra efficienza in termini di consumo di carburante».

Domanda di trasporto in calo, capacità in aumento e noli in discesa si registrano anche nei trasporti via aerea. L'ultimo report di Xeneta evidenzia come a settembre il declino delle tariffe, per la prima volta nell'anno, risultino inferiori (e di ben il 9%) a quelle dello stesso mese del 2021. In particolare sulle tratte Asia orientale-Europa la flessione è del 19%. Sul trend per la società di analisi pesa favorevolmente l'aumento di stiva disponibile (superiore del 5% a quella del settembre 2021 e ormai solo del 7% più bassa rispetto a settembre 2019), cresciuta anche per via delle minori restrizioni ai voli passeggeri. Ciò si è osservato in particolare nei voli dal Giappone all'Europa, dove nel terzo trimestre 2022 i noli sono calati del 28% rispetto al secondo. Nel complesso si osserva però anche un calo della domanda che, in termini di peso tassabile, è stata a settembre inferiore del 5% rispetto a un anno prima e del 2% rispetto a settembre 2019. La combinazione di questo trend con quello relativo alla disponibilità di capacità porta il dynamic load factor al 59%, -7% rispetto a un anno prima, e -2% rispetto al 2019. (riproduzione riservata)



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