Dopo quattordici fumate nere, i partiti hanno trovato la quadra per l’elezione dei quattro giudici della corte costituzionale. Il Parlamento, in seduta comune e con la maggioranza necessaria dei tre quinti, ha eletto: Roberto Cassinelli proposto da FI, Massimo Luciani indicato dal Pd, Francesco Saverio Marini in quota FdI e Maria Alessandra Sandulli come nome «tecnico» bipartisan.
Nel dettaglio, gli azzurri hanno scelto Cassinelli, un avvocato civilista ed ex parlamentare di Forza Italia mentre i dem hanno indicato Luciani, professore emerito di Diritto pubblico dell'Università La Sapienza di Roma. Il partito guidato dalla premier Meloni ha scelto Marini, professore di Diritto pubblico all’Università di Roma Tor Vergata e consigliere giuridico di Palazzo Chigi nonché «padre» della riforma costituzionale sul premierato.
Il nome indipendente della lista è Sandulli, professoressa ordinaria di diritto amministrativo a Roma Tre e componente del Collegio garante della costituzionalità delle norme della Repubblica di San Marino.
Da tempo il Quirinale faceva pressing, affinché il Parlamento eleggesse i componenti mancanti che impediscono alla Consulta di riunire il plenum, e alla vigilia dell’ennesima votazione non sono mancate esitazioni su alcuni profili a quanto pare però risolte.
In particolare alla vigilia della nuova votazione del Parlamento in seduta comune si sono tenuti confronti fra i leader del centrodestra e contatti fitti fra maggioranza e opposizione, con Giorgia Meloni che avrebbe parlato direttamente con la leader dem Elly Schlein e quello del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.«Non c’è mai stato un problema sul candidato che doveva esprimere il centrodestra. Il problema era sul nome indipendente che la sinistra doveva proporci» ha voluto precisare il ministro degli Esteri e leader di Fi, Antonio Tajani. Tanto che «quando ce l’hanno dato - Sandulli - abbiamo detto va bene e abbiamo detto domani si vota. Non c’è mai stato un problema dentro Forza Italia: che ci fossero legittime aspirazioni sì, ma non abbiamo mai litigato, abbiamo sempre detto fin dall’inizio - e i parlamentari lo sapevano - che c’era un accordo di tutti i partiti di non mettere parlamentari in carica».
La premier Giorgia Meloni ha subito «inviato, a nome proprio e del Governo, un messaggio di auguri ai nuovi giudici della Corte Costituzionale» esprimendo «la propria soddisfazione per l’ampio accordo raggiunto tra le forze parlamentari, che ha consentito la contestuale elezione dei quattro componenti e la ricostituzione del plenum della Consulta».
Anche se servirà qualche altro giorno prima che i nuovi giudici prestino giuramento dinanzi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ed entrino formalmente in carica, con la nomina di Cassinelli, Luciani, Marini e Sandulli si pone infatti fine a una vacatio nella Corte di 460 giorni. D’altronde la fine del mandato di Silvana Sciarra risale all’11 novembre del 2023, prima che il 21 dicembre scorso concludessero il loro ruolo anche Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperretti.
Una vacatio ampia ma non la più lunga. Il record infatti è di 626 giorni, che trascorsero dalle dimissioni di Giuseppe Frigo, il 7 novembre 2016, e il giuramento del successore Luca Antonini, il 26 luglio 2018. (riproduzione riservata)