Dopo aver chiuso la legge di Bilancio 2026 e aver risposto alle domande dei deputati nell’aula di Montecitorio, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, torna sotto i riflettori e parla a tutto campo durante un convegno organizzato da Il Mattino.
L’intervista si apre guardando all’Unione europea e alla sua posizione nel mondo, mentre a Bruxelles si svolge il Consiglio europeo. «Se l’Europa non diventa un soggetto politico in grado di assumere decisioni importanti e tempestive potremmo avere un grosso problema», ha avvertito il titolare del Mef, che guarda all’Europa come un giocatore che «sta sempre in difesa».
Ma l’ordine mondiale sta cambiando: «Il vecchio asse franco-tedesco era un asse diretto da una visione tedesca in politica fiscale e monetaria, ma la forza si è affievolita». Ora, come Italia «ci stiamo un po’ reinserendo nello scacchiere grazie alla nostra stabilità politica ed economica».
E proprio guardando alla stabilità politica, il titolare del Mef è fiducioso che possano arrivare altri upgrade del rating sovrano in scia a quello concesso da Dbrs Morningstar che ci ha «riportati in serie A». Bisognerà però «continuare con queste politiche» che danno «stabilità alla traiettoria» dei conti pubblici con la conseguenza che «i risultati arriveranno e così altri upgrade».
Agli occhi delle agenzie di rating l’Italia «ha sempre fatto la figura della pecora nera. Ci vuole tempo per fargli cambiare idea». Ma quest’anno si paventa la possibilità di uscire con un anno di anticipo (e quindi alla primavera del 2026, ndr) dalla procedura di deficit eccessivo: «Un beneficio a largo spettro per tutti, a cominciare dalle istituzioni finanziarie, perché quando viene aumentato il rating sovrano di un Paese inevitabilmente il rating delle banche e delle grandi imprese segue lo stesso destino. È un dividendo di lungo periodo per cui vale la pena impegnarsi». (riproduzione riservata)