E’ molto di più della comodità di avere a disposizione il proprio passaporto digitale sullo smartphone. La funzione ID Pass, annunciata da Goolge alla conferenza Money 20/20 Europe che si è tenuta ad Amsterdam a inizio giugno è una vera e propria sfida all’Europa sull’identità digitale, con gli Stati Uniti che hanno fatto la prima mossa che potrebbe rivelarsi decisiva. Ne è convinto Maurizio Pimpinella, presidente dell’Associazione dei prestatori dei servizi di pagamento che riunisce tutte le società che operano nel settore in Italia
«L'identità digitale avrebbe dovuto rappresentare una delle più importanti affermazioni della sovranità tecnologica europea. Invece, a pochi mesi dall'entrata in funzione dell'European Digital Identity Wallet , il primo vero vincitore della partita potrebbe essere Google che – per ora – ha vinto la battaglia del tempo, ma che potrebbe anche consolidare la sua posizione vincendo lo scontro con l’esperienza», dice.
Domanda. Cosa cambierà in concreto per gli utenti?
Risposta. Entro la prossima estate Google Wallet consentirà ai cittadini di alcuni Paesi europei, tra cui verosimilmente anche l'Italia, di creare un ID Pass digitale direttamente all'interno dell'applicazione già installata su milioni di smartphone Android. Si tratta di 280-300 milioni di dispositivi. Gli utenti potranno caricare il proprio passaporto, verificare la propria identità tramite biometria e utilizzare le credenziali per accedere a servizi online, effettuare verifiche anagrafiche e dimostrare la maggiore età senza condividere dati superflui.
La notizia potrebbe sembrare un semplice aggiornamento tecnologico. In realtà segna l'inizio di una battaglia geopolitica destinata a ridefinire gli equilibri del potere digitale, segnando un punto significativo per le big tech in un momento in cui l’Europa sta proponendo diverse soluzioni di autonomia tecnologica.
D. Come potrebbe rispondere Bruxelles a questa sfida?
R. L'Unione Europea lavora da anni alla costruzione di un'identità digitale comune attraverso il regolamento eIDAS 2.0 e l'EUDI Wallet, il portafoglio digitale che entro la fine del 2026 dovrà consentire a oltre 450 milioni di cittadini europei di conservare documenti, attestati, patenti, titoli di studio e credenziali professionali in un ambiente interoperabile e regolato dagli Stati membri. Google, sfruttando un’infrastruttura già presente e capillare avrebbe un vantaggio competitivo difficilmente colmabile per l’Ue, offrendo anche la possibilità di integrare l’ID in un ecosistema già pienamente familiare ai consumatori. Se l'EUDI Wallet deve ancora essere adottato dai governi, Google Wallet è già nelle tasche di centinaia di milioni di persone.
D. Cosa c’è in ballo in questa competizione?
R. Il vero potere non è il documento, ma l'accesso. Storicamente le Big Tech hanno dominato l'informazione, la pubblicità e il commercio elettronico. Ora stanno puntando all'infrastruttura più importante di tutte: la fiducia. Chi controlla l'identità digitale controlla infatti il punto di accesso ai servizi pubblici, ai sistemi finanziari, alle piattaforme commerciali e persino alle relazioni sociali online. Una mole di informazioni e di dati mai vista prima che sarebbe automaticamente convogliata nel data center di Mountain View.
D. Che potere hanno questi dati? Cosa potrà farne il colosso big tech americano?
R. Google non si limita a custodire una credenziale. La integra nativamente, ovvero al giorno zero, in un ecosistema che comprende Android, Gmail, Chrome, Maps, Google Pay, Wallet e servizi cloud. L'identità diventa un elemento di un'infrastruttura più ampia, capace di accompagnare il cittadino in ogni momento della sua vita digitale. L'obiettivo emerge chiaramente anche dalle novità annunciate contestualmente all'ID Pass: Google ha introdotto nuovi sistemi di verifica dell'età e funzionalità di pagamento integrate direttamente nei siti di e-commerce attraverso Google Pay Direct Checkout. In altre parole, identità, autenticazione e pagamento vengono progressivamente fusi in un'unica esperienza utente. Si passa dal login al monopolio dell'identità. Per oltre un decennio milioni di utenti hanno utilizzato il pulsante "Accedi con Google" per registrarsi a siti e applicazioni. Quella che sembrava una semplice comodità si è trasformata in una gigantesca infrastruttura di autenticazione globale.
L'ID Pass rappresenta il passaggio successivo: non più soltanto l'accesso a un servizio, ma la certificazione dell'identità reale dell'individuo.
D. Secondo Google, però, il sistema è progettato per condividere solo le informazioni strettamente necessarie e per mantenere i dati cifrati sul dispositivo dell'utente…
R. Le credenziali vengono archiviate localmente e protette attraverso sistemi biometrici e di autenticazione avanzata. La questione, però, non riguarda soltanto la sicurezza tecnica.
Riguarda il potere. Quando una singola azienda di fatto diventa il principale intermediario tra cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche, la distinzione tra infrastruttura pubblica e piattaforma privata tende a sfumare.
D. Le big tech che si sostituiscono agli Stati? Il rischio sembra altissimo senza una regolamentazione. Come gestire questi cambiamenti?
R. L'Europa sta cercando di costruire un modello alternativo basato su interoperabilità e concorrenza ma il fattore tempo potrebbe risultare decisivo. Le piattaforme digitali seguono la logica degli effetti di rete: più utenti utilizzano un sistema, maggiore è il valore del sistema stesso. Una volta raggiunta una massa critica, diventa estremamente difficile sostituirlo.
Google può contare su oltre tre miliardi di dispositivi Android attivi nel mondo e su un ecosistema di servizi utilizzato quotidianamente da miliardi di persone. Nessuna amministrazione pubblica dispone di una simile capacità di distribuzione.
Per questo motivo la sfida tra EUDI Wallet e Google Wallet non è soltanto tecnologica. È una competizione tra due modelli di governance dell'identità: uno fondato sulla sovranità pubblica e sulla regolazione democratica, l'altro costruito sull'efficienza delle piattaforme private.
D. Proprio in un periodo storico in cui si parla sempre più spesso di sovranità tecnologica, ci troviamo ad affrontare una potenziale emorragia dei dati personali in un settore non certo meno strategico di quelli dell’energia, delle telecomunicazioni o della sicurezza...
R. Uno studio recente sui wallet digitali europei ha evidenziato come gli utenti tendano frequentemente a condividere più informazioni del necessario, esponendosi a rischi di profilazione e abuso. Gli autori sottolineano la necessità di meccanismi di protezione più robusti per evitare che l'identità digitale diventi una fonte di vulnerabilità sistemica.
Il problema, dunque, non è se Google sia in grado di offrire un servizio efficiente. Probabilmente lo è. La domanda è un'altra: chi controllerà le chiavi dell'identità digitale nel prossimo decennio?
D. L’identità digitale vale più dei semplici dati?
R. Per anni si è detto che i dati fossero il petrolio del XXI secolo. Oggi quella definizione appare incompleta. I dati possono essere raccolti, acquistati o condivisi. L'identità, invece, è il presupposto che consente di accedere a tutti gli altri dati. Chi controllerà l'identità digitale controllerà l'accesso all'economia, ai servizi pubblici, ai sistemi finanziari e alla cittadinanza digitale. L'arrivo dell'ID Pass di Google Wallet in Italia, e potenzialmente di altri sistemi simili, ad esempio, di Amazon o di Apple, dimostra che la corsa è già iniziata. E mentre l'Europa costruisce le proprie regole, le Big Tech stanno costruendo il rapporto diretto con gli utenti.
Nella storia dell'economia digitale, chi conquista l'utente per primo raramente perde la partita, mentre gli altri inseguono. Ma se il confronto fosse tra una bicicletta e una fuoriserie? Ai posteri l’ardua sentenza. (riproduzione riservata)