
Con 10 core per la cpu e 16 core per la gpu, M1Pro riesce non solo a surclassare chip con grafica integrata come gli ultimi modelli top di Intel, ma anche l’abbinata di cpu e schede grafiche discrete presenti nei notebook di fascia alta. Oltre a una banda di 200 Gb al secondo per la memoria e un processo di produzione a 5 nanometri, che abbatte i consumi energetici e la generazione di calore, indispensabili per dispositivi portatili, M1 Pro ha infatti anche un vero e proprio motore media che dialoga con il sistema operativo di Apple per ottimizzare le operazioni. In questo modo la velocità di esecuzione di operazioni complesse e pesanti come l’editing video di filmati in qualità 4K, sempre più diffusa, raggiunge livelli non comparabili con quelle di computer con chip Intel, compresi i MacBook Pro con questi chip. Non a caso tutti i principali sviluppatori, a partire da Adobe, hanno subito compreso le enormi potenzialità dei chip M1, riscrivendo a tempo di record software come Premiere e Photoshop per spremere ogni ciclo dei potentissimi chip Apple.

Con i nuovi M1 Pro e Max, Apple ha così completato la propria offerta di MacBook con chip proprietari, passando dal leggero MacBook Air e arrivando ai nuovi e potentissimi MacBook Pro, che adottano anche un display perfetto per appassionati e professionisti grazie alla stessa tecnologia ProMotion degli iPhone, che varia dinamicamente la velocità di aggiornamento delle immagini capace di arrivare a 120 Hz, il doppio della tradizionale frequenza di aggiornamento di 60 volte al secondo. Una gamma che rafforza non solo la leadership di Apple nel segmento premium dei computer portatili, ma pone anche le basi per un’ulteriore espansione unita a una marginalità ancora superiore rispetto ai Mac con chip Intel. Senza trascurare anche il fatto che i processori proprietari attenuano almeno in parte anche la problematica dello shortage di chip che sta affliggendo l’intero comparto. Non a caso il titolo Apple è stato subito premiato a Wall Street, dove ha messo a segno un apprezzamento dell'1,5% a 149 dollari. (riproduzione riservata)