Il quadro d'insieme ormai non ha bisogno di molti riferimenti per sottolineare i danni anche ai mercati che la guerra israelo-statunitense sta provocando e che purtroppo si prevede continuerà a causare per un periodo non breve. E ciò in parallelo con l'azione bellica, a maggior ragione se si deciderà, soprattutto da parte americana, di passare alla fase degli «stivali sul terreno» con un intervento in Iran delle truppe di terra.
Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ha tra l'altro rilevato che, se dovesse continuare la caduta delle borse a causa del conflitto, la gestione del risparmio non potrà fare quei miracoli che ha fatto negli ultimi anni.
L'incertezza, che già dominava prima dell'attacco israelo-americano e pesava sui mercati, viene ora accresciuta dalla guerra e dalle prospettive della durata e dell'estensione, per non parlare di un allargamento che dovesse verificarsi al di fuori del Golfo, creando i presupposti per un terzo conflitto mondiale: ipotesi che intimidisce al solo nominarla.
Episodi come l’uccisione con i bombardamenti di 160 bambine di una scuola iraniana e, per un altro verso, il video diffuso dalla Casa Bianca degli aerei che si accingono a bombardare siti e persone accompagnato dalla musica della Macarena toccano punte di barbarie mai viste.
In questo quadro, per quel che riguarda la moneta e la finanza con i rispettivi addentellati, ci troviamo nella stessa condizione in cui si trovavano ai tempi gli eserciti con i loro generali nei casi di invasione, fronteggiati con lo spostamento alle frontiere di uno Stato e con l'attrezzatura per la difesa.
I generali non armati metaforici nel nostro caso sono le istituzioni che operano nel settore del credito, del risparmio e della finanza in genere.
Per l'Italia qual è l'attrezzatura? Essa è rappresentata dalle autorità operanti in materia. Fra queste vi è la Consob. Domani è l'ultimo giorno lavorativo del mandato del presidente Paolo Savona (avendo presente che comunque egli si è sempre concentrato sui suoi compiti per le intere settimane), di cui domenica 8 marzo terminerà formalmente l'incarico non rinnovabile.
Il fatto che finora non si sia provveduto alla successione è grave; a maggior ragione perché ci troviamo nella fase di grandi difficoltà incombenti sui mercati per le quali occorrerebbe avere nella pienezza di loro compiti i generali degli eserciti che debbono fronteggiare i gravi problemi per le rispettive attribuzioni, come nel caso della Banca d'Italia (e della Bce) che ha prontamente nominato due nuovi componenti del direttorio, ossia il direttore generale Paolo Angelini e il vicedirettore generale Gian Luca Trequattrini.
Tuttavia siamo arrivati ad oggi senza che il governo abbia deciso la nomina in questione, per cui è verosimile che, salvo un sussulto di responsabilità in extremis, si approderà a un periodo di reggenza della carica apicale, a meno che non si esamini la possibilità della prorogatio di Savona, che sarebbe un’opzione quantomai adeguata per l’alto livello culturale, professionale e di capacità che lo distingue.
Il fatto è che ormai appare purtroppo evidente il disegno: aggiungere la decisione sul vertice della Consob alle altre decisioni che occorrerà assumere nei prossimi mesi per le cariche apicali nell'Antitrust e nell'Anticorruzione, nonché, quantomeno per la sostituzione di un membro, nel Garante della Privacy, a cui vanno assommate altre nomine in imprese ed enti pubblici, per formare una macro-torta che consenta un'appropriata spartizione, secondo il manuale Cencelli della lottizzazione tra i partiti della maggioranza. Insomma nihil sub sole novi purtroppo. (riproduzione riservata)