I dazi di Donald Trump si abbattono anche sui titoli di Stato. Il 9 aprile lo spread tra Btp e Bund decennali ha superato i 130 punti, livello che non toccava da gennaio 2025. All’inizio, in realtà, le tariffe Usa avevano avuto un effetto benefico sui bond sovrani, mentre le borse hanno bruciato più di 10 mila miliardi in tre sedute.
Il clima di incertezza e l’elevata volatilità (l’indice Vix è schizzato a 50 punti, come a inizio pandemia) ha spinto gli investitori a comprare titoli di Stato, soprattutto Treasury, tornati bene rifugio. Così i rendimenti sono diminuiti: quelli del decennale Usa, ad esempio, sono scesi sotto il 4%, minimo da aprile 2024.
Poi sui mercati è prevalso l’effetto opposto. I dazi rendono i beni importati più costosi e quindi provocano inflazione. Di conseguenza le banche centrali potrebbero rallentare col taglio dei tassi d’interesse e così negli Usa i rendimenti sono tornati a salire (quello del Treasury decennale è al 4,37%). Proprio l’opposto di quel che vorrebbe Trump, deciso a rifinanziare l’imponente debito americano (circa 36 mila miliardi) a prezzi più contenuti.
Lo stesso effetto si è visto in Europa con le obbligazioni sovrane dei Paesi più indebitati. Il rendimento del Bund decennale è rimasto tutto sommato stabile intorno al 2,6%, mentre quello del Btp di pari durata è di nuovo a un passo dal 4%. Con conseguente allargamento dello spread, che a oggi resta sotto controllo ma potrebbe entrare in tensione in caso di ulteriore escalation sui dazi.
La tensione sui rendimenti riporta l’attenzione sul Transmission Protection Instrument (Tpi), lo strumento ideato dalla Banca Centrale Europea per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate (l’effetto dazi, appunto) che possono mettere a repentaglio la trasmissione della politica monetaria nell’area euro.
Il meccanismo consente all’Eurosistema di comprare i titoli sovrani sul mercato secondario dei Paesi che subiscono un deterioramento delle condizioni di finanziamento non giustificato dai fondamentali. In questo modo la Bce adempie il mandato di preservare la stabilità dei prezzi.
Il Tpi, quindi, è l’arma che Francoforte ha in mano per evitare allargamenti degli spread non giustificati dal naturale andamento dei mercati. Ma ha una serie di vincoli: il principale è quello che impone di aprire l’ombrello della Bce solo sui Paesi che rispettano il Patto di Stabilità e Crescita.
Proprio quelle regole che la Commissione ha proposto di allentare per riarmare l’Europa e che ora i governi vorrebbero ammorbidire anche per sussidiare le aziende colpite dai dazi di Trump. (riproduzione riservata)