«Questa è la mia ultima conferenza stampa da ceo di Leonardo». La frase più sofferta, Roberto Cingolani l’ha pronunciato subito, prima di sottoporsi alle domande dei giornalisti, alla vigilia dell’assemblea degli azionisti che mercoledì 7 segnerà la fine del suo mandato e l’avvio di quello del nuovo capo-azienda, Lorenzo Mariani. L’occasione, irrituale per un bilancio infra-annuale ma giustificata dal momento, è la pubblicazione dei conti del primo trimestre 2026, che ha dato modo al manager uscente di ripercorrere i tre anni «che hanno trasformato Leonardo da gruppo manifatturiero a player mondiale della sicurezza, un world class player». Complice un contesto che ha favorito il boom della spesa militare, sono stati anche gli anni che hanno visto decollare il valore del titolo, passato da 10,4 ai 54 euro attuali: il successore Mariani prende in mano una realtà che capitalizza oltre 31,5 miliardi di euro.
I numeri del congedo di Cingolani sono anche quelli, più circoscritti, del primo trimestre 2026. La crescita a due cifre anno su anno ha portato ordini ed ebitda, rispettivamente a 9 miliardi (+ 31%) e 281 milioni di euro (+ 33%), l’utile netto adjusted, è balzato a 184 milioni (+60%), a fronte di un indebitamento appesantito a 3 miliardi di euro per effetto dell’acquisizione di Iveco Defense. I risultati, sopra le attese del consenso, sono stati apprezzati dal mercato con il titolo che ha chiuso in rialzo de 5% sfiorando i 56 euro.
Il ceo uscente ha inanellato i risultati del suo mandato anche dal punto di vista operativo, dalle alleanze internazionali con Rheinmetall, Baykar, etc, alla joint venture sui satelliti in partenza con Airbus e Thales (il progetto Bromo) fino all’acquisizione di Iveco Defense. Nella conferenza stampa d’addio ha trova spazio (abbondante) anche il Michelangelo Dome, la piattaforma multi-sistema di difesa che, secondo alcune fonti, avrebbe contribuito ad alienare a Cingolani l’appoggio del governo per un secondo mandato. Il manager, invece, la rivendica, confermando che lo scudo anti-missili sarà testato in Ucraina e che ha già trovato grande apprezzamento tra gli oltre venti Paesi ai quali lo ha presentato.
«Prima dell’Ucraina nessuno avrebbe potuto immaginare uno scenario del genere. La guerra ha cambiato profondamente la percezione in Europa e ha reso molto chiara la centralità del tema della sicurezza. Oggi il concetto di difesa sta evolvendo: non è più solo difesa militare, ma sicurezza complessiva. Parliamo di sicurezza energetica, cyber, sicurezza dallo spazio, osservazione, sicurezza delle infrastrutture.
Tutti questi ambiti sono interconnessi», ha ricordato Cingolani, «Anche conflitti localizzati producono effetti globali, ad esempio sulla sicurezza energetica. È esattamente quello che abbiamo visto. Per Leonardo era necessario un piano chiaro, per rendere più efficiente l’organizzazione e migliorare l’allocazione delle risorse, evitando sprechi. Abbiamo concentrato gli investimenti su priorità tecnologiche precise, in particolare sulle capacità digitali, per prepararci a una nuova forma di guerra, sempre più basata su interoperabilità e sistemi multi-dominio».
Alla domanda su cosa si aspetta dalla gestione del successore, Lorenzo Mariani, Cingolani ha risposto «continuità». Lo ha detto anche agli analisti. «Il nuovo amministratore delegato di Leonardo ha lavorato nell'azienda per moltissimi anni, abbiamo collaborato per quasi due anni (Mariani è stato condirettore generale fino a circa un anno fa, ndr) e conosce molto bene il personale e la struttura: credo quindi che la continuità non dovrebbe rappresentare un problema».
«Il lavoro fatto è indipendente dalle persone e si basa su fondamenta robuste. Il piano industriale è in piena esecuzione, con crescita organica e priorità tecnologiche chiare», ha aggiunto. «Leonardo sta investendo su droni, spazio, osservazione e nuove iniziative industriali, con una forte integrazione del digitale, che con l’intelligenza artificiale e l’integrazione dei sistemi, è al centro della nuova difesa. Il piano è forte e siamo fiduciosi che porterà risultati di successo». Quanto ai motivi della mancata riconferma, questa la risposta di Cingolani: «Non credo sia necessario che io capisca. Il governo fa le scelte che ritiene opportune. Sono decisioni delle istituzioni e non le contesto». (riproduzione riservata)