«Il protezionismo non porta da nessuna parte: una guerra commerciale non avrà vincitori». Xi Jinping prova a stemperare la tensione con gli Stati Uniti, ma intanto inizia un tour nel Sud Est asiatico per rafforzare i legami contro un comune nemico: Donald Trump.
«Cina e Vietnam dovrebbero salvaguardare con risolutezza il sistema commerciale multilaterale, la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento globali e un ambiente internazionale aperto e cooperativo», aggiunge il presidente cinese all’agenzia di stampa Xinhua.
Il viaggio di Xi parte proprio dal Vietnam, dove ha firmato 45 accordi di cooperazione sulle catene di approvvigionamento, l’AI, i pattugliamenti marittimi congiunti e le ferrovie. La Cina vuole rafforzare le relazioni commerciali nella regione, dove si propone come partner affidabile e alternativo agli Usa.
Dopo il Vietnam (14 e 15 aprile) il tour di Xi proseguirà in Malesia (dal 15 al 16 aprile) e si concluderà in Cambogia (17 aprile). Tutti Paesi che come la Cina sono stati colpiti da Trump, con una differenza rispetto a Pechino. I cinesi hanno risposto dazio su dazio e così non hanno beneficiato della sospensione di 90 giorni concessa dal presidente americano. In più Trump ha deciso di applicargli tariffe del 145%.
Xi ha portato i dazi contro gli Usa al 125% e così ha innescato uno scontro commerciale che presto potrebbe estendersi ai semiconduttori. Pechino resta comunque pronta a negoziare e continua a chiedere agli Usa di cancellare le tariffe reciproche. Nel frattempo Xi Jinping corteggia l’Unione Europea (venerdì scorso ha ricevuto il premier spagnolo Pedro Sánchez a Pechino) e stringe i legami con il Sud Est asiatico.
L’anno scorso nell’area sono confluite merci cinesi per un valore complessivo di 586,5 miliardi di dollari: ben 161,9 miliardi sono finiti in Vietnam, seguito dalla Malesia con 101,5 miliardi.
La Cina vorrebbe rafforzare ancora di più i rapporti per compensare gli effetti dei dazi Usa, che nel 2024 sono diventati il maggiore importatore di prodotti cinesi. Il Vietnam invece cercherà di portare avanti la «diplomazia del bambù», che implica relazioni amichevoli con entrambe le potenze.
Hanoi deve tutelare i legami con Washington perché è il principale mercato finale per le esportazioni vietnamite, oltre che partner nella sicurezza. Ma allo stesso tempo non può allentare quelli con la Cina, che è il più importante investitore nel Paese. Il governo locale deve gestire poi l’altro fronte, quello dei dazi Usa, arrivati al 46% prima della sospensione di 90 giorni (in questo periodo Trump li ha ridotti al 10%).
Il Vietnam vuole un’esenzione definitiva e ha promesso di rafforzare i controlli alle dogane per evitare che i prodotti americani finiscano illegalmente in Cina attraverso il suo territorio, soprattutto i chip avanzati. (riproduzione riservata)