Il picconatore Donald Trump torna a spaventare i mercati azionari. A Milano l’indice Ftse Mib ha lasciato sul terreno il 3,4%, riportandosi sotto 38.000 (37.736 punti) e bruciando 31,6 miliardi di capitalizzazione. Il Dax è caduto del 3,5%, il Cac40 dell’1,8% e il Ftse100 dell’1,2% con il settore auto in panne (-5% lo Stoxx, Stellantis -10% e Pirelli -6% i peggiori) dopo che il presidente degli Stati Uniti ha confermato che da ieri sono entrati in vigore i dazi al 25% sulle importazioni da Messico e Canada. In più ha firmato un ordine che raddoppia al 20% le tariffe sui beni cinesi.
L’escalation colpisce 1.500 miliardi di dollari di importazioni, portando i dazi Usa ai livelli più alti dal 1943. Secondo Bloomberg, rischiano di cancellare 5,8 miliardi di utili operativi dei produttori europei di auto con Stellantis (-3,4 miliardi) e Volkswagen (-1,7 miliardi) i più penalizzati. Come se non bastasse Trump vuole colpire dal 2 aprile i prodotti agricoli. Non è chiaro se rientrano nei dazi reciproci che intende imporre a tutti, Europa compresa. Così alla fine in Ue sono andati in fumo 367 miliardi.
A metà seduta l’indice S&P 500 perdeva lo 0,7%, bruciando i guadagni accumulati dalle elezioni presidenziali del 5 novembre, il Dow Jones l’1%, mentre il Nasdaq reggeva (-0,3%). Le tasse doganali non faranno altro che interrompere le catene di approvvigionamento e indebolire la domanda di esportazioni, danneggiando la crescita economica globale. Per S&P i dazi potrebbero costare alle case automobilistiche Usa il 10%-25% del loro ebitda annuo. Contro corrente è andata solo la Borsa di Mosca con l’indice Moex a +2,9% grazie alla possibile riduzione delle sanzioni Usa.
L’indice della paura, il Vix, è inoltre volato del 10,7% a 25,22 punti e il bene rifugio per eccellenza, l’oro, dello 0,8% a 2.914 dollari. Storicamente il mese di marzo tende a essere positivo con una performance media dell’S&P 500 pari a +1,3% dal 2000 al 2025. «Questa stagionalità suggerisce che marzo non è un mese ribassista, ma neanche tra i più forti dell’anno», ha detto Gabriel Debach, analista di eToro. Ma la statistica potrebbe non bastare a proteggere i mercati, anche perché negli anni post-elettorali dal 1950 a oggi il mese di marzo ha spesso perso slancio nella seconda parte. In aggiunta, ha precisato Debach, quest’anno la volatilità potrebbe impennarsi ancora a causa di una combinazione esplosiva: oltre ai dazi di Trump, il giorno delle tre streghe del 21 marzo, il ribilanciamento dei portafogli istituzionali e le decisioni di Fed e Bce (il 6 marzo è atteso un ulteriore taglio dei tassi dal 2,75% al 2,5%).
La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Dal 10 marzo imporrà dazi al 10-15% su diversi prodotti agricoli e alimentari americani. Il Canada, invece, ha reagito con dazi del 25% su 155 miliardi di dollari di merci Usa. Subito in vigore su 30 miliardi, il resto tra 21 giorni. «Nessuno vince con questa decisione», ha detto la presidente messicana, Claudia Sheinbaum. Anche il suo governo risponderà con i contro-dazi. (riproduzione riservata)