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Cina, Morgan Stanley alza le stime sul pil 2025. Ma avverte: 3 ostacoli rischiano di frenare la crescita nel secondo semestre
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Cina, Morgan Stanley alza le stime sul pil 2025. Ma avverte: 3 ostacoli rischiano di frenare la crescita nel secondo semestre

24 marzo 2025, 14:29 Ultimo aggiornamento: 15:07

Morgan Stanley alza la stima sulla crescita del pil cinese per il 2025, ma resta sotto quella del governo. Focu sul mercato immobiliare e sul renminbi rispetto al dollaro

È un quadro a luci e ombre quello dipinto da Morgan Stanley sulla Cina. Le misure di stimolo rivolte ai governi locali e ai consumi hanno iniziato a farsi sentire con segnali positivi per Pechino. Per questo, «rivediamo al rialzo la stima sulla crescita del pil cinese per il 2025 al 4,5% rispetto al 4% precedente (attorno al 5% la stima del governo cinese, ndr), riflettendo un primo trimestre dell’anno più forte del previsto e un momentum solido della spesa per gli investimenti», spiega Robin Xing, chief China economist di Morgan Stanley.

Meno slancio dal secondo trimestre in poi

Tuttavia, l’esperto resta convinto che lo slancio della crescita tenderà a indebolirsi dal secondo trimestre in poi a causa dell'impatto delle tariffe dell’amministrazione Trump e delle persistenti pressioni deflazionistiche. «Rimaniamo, quindi, con stime al di sotto di quelle del consenso sul deflatore del pil, previsto a -0,9% su base annua, e sulla crescita del pil nominale, attesa al 3,6% su base annua», indica Xing.

Il pil reale del primo trimestre del 2025 della Cina si è attestato al 5,4% su base annua (rispetto al 5,4% del quarto trimestre del 2024 e al 4,6% nel terzo trimestre dello scorso anno). In effetti, «il momentum sottostante potrebbe essere leggermente più forte rispetto ai dati ufficiali, considerando la stagionalità del Capodanno lunare e il minor numero di giorni lavorativi», spiega l’economista di Morgan Stanley che si aspetta un maggior contributo alla crescita del pil da parte delle industrie emergenti nell’ambito dell'adozione dell'AI.

L’impatto dei dazi di Trump

Inoltre, ritiene che l'economia cinese sia diventata meno sensibile alle tariffe di Donal Trump grazie alla minor esposizione diretta al commercio con gli Stati Uniti, alla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, alla competitività nelle nuove categorie di prodotti e a un impatto più gestibile sul sentiment delle imprese. In ogni caso «stimiamo che 20 punti percentuali aggiuntivi di tariffe statunitensi comporteranno una riduzione diretta della crescita del pil di 0,6 punti percentuali».

Facendo un confronto con le tensioni commerciali nel periodo 2018-2019, il rallentamento delle esportazioni ha ridotto il pil cinese di 0,5 punti percentuali tra il secondo trimestre del 2018 e il terzo trimestre del 2019, a seguito di un aumento graduale di 12 punti percentuali delle tariffe statunitensi. Per cui «prevediamo un rallentamento del pil di 0,6 punti percentuali nel secondo trimestre del 2025, nonostante una base di confronto favorevole», precisa Xing.

È presto per parlare di ripresa del mercato immobiliare

Nel frattempo, l’economista di Morgan Stanley non vede ancora una ripresa ciclica sostenuta del mercato immobiliare in Cina. «Il rimbalzo delle transazioni immobiliari e la ripresa dei prezzi delle case in alcune città riflettono principalmente lo sblocco della domanda repressa a seguito dell'allentamento più aggressivo delle restrizioni sugli acquisti immobiliari. Sebbene assomiglino all'inizio di precedenti fasi di miglioramento del mercato immobiliare, una ripresa ampia e sostenuta - fondamentale per una più generale ripresa macroeconomica - rimane sfuggente, considerando la scarsa propensione delle famiglie ad aumentare l'indebitamento, i venti contrari derivanti dai prezzi delle case ancora elevati e dall'invecchiamento della popolazione, e le deboli aspettative sul mercato del lavoro e sui redditi», avverte l’esperto che si attende anche una reflazione lieve dal 2026, grazie alla riduzione dell'impatto delle tariffe, a una stabilizzazione graduale del mercato immobiliare in diverse regioni e alla riforma graduale del welfare sociale.

Dove va il renminbi rispetto al dollaro

Infine, l’economista ha alzato le sue previsioni sul renminbi cinese. Ora si attende che il cambio dollaro/renminbi raggiunga 7,35 entro la metà del 2025 (7,5 quanto previsto in precedenza) e 7,50 entro la fine dell’esercizio (7,60 in precedenza), tenendo conto che la PBoC dà priorità alla stabilità valutaria rispetto agli obiettivi economici interni. «Pensiamo che la Banca Popolare Cinese possa mantenere questo quadro nel breve termine, dato il contesto di crescita solida, ma questo compromesso potrebbe cambiare nella seconda metà del 2025, con il rallentamento delle esportazioni, l’indebolimento della crescita e l’intensificarsi delle pressioni deflazionistiche. La PBoC potrebbe consentire una modesta svalutazione del renminbi e tagliare i tassi di riferimento nella seconda metà del 2025 per sostenere la crescita e accompagnare un'espansione fiscale», conclude Xing.

(riproduzione riservata)



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