Torna la paura per le navi che stanno cercando attraversare lo Stretto di Hormuz e il petrolio riprende la corsa in Asia. Una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato al largo del porto di Fujairah, nel Golfo dell’Oman.
Martedì 17 marzo il Wti balza del 4% a 97,38 dollari il barile, il Brent del 3,6% a 103,8 dollari. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede lo 0,23%, l’Hang Seng è sopra la parità, Shanghai perde lo 0,65%. L’euro torna a scivolare dello 0,25% a 1,142, il T bond Usa decennale vede il rendimento salire dal 4,22% a 4,4,248% e quindi il prezzo scendere. I futures sul Nasdaq viaggiano in calo dello 0,53%.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che Washington ha chiesto di posticipare «di circa un mese» l’incontro previsto con il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, a causa della guerra in Iran. Trump avrebbe dovuto recarsi in Cina alla fine di marzo, ma interrogato sulla conferma del viaggio ha risposto: «Non lo so, ci stiamo lavorando proprio ora. Stiamo parlando con la Cina. Mi piacerebbe andarci, ma a causa della guerra voglio restare qui. Devo essere qui, lo sento», ha aggiunto.
Il presidente ha ribadito che il rinvio è legato esclusivamente alla gestione del conflitto: «Non c’è nessun secondo fine. È molto semplice: siamo in guerra e penso sia importante che io sia qui». Le tensioni tra le due principali potenze economiche sono recentemente aumentate, anche a causa del conflitto con l’Iran e dell’avvio da parte degli Stati Uniti di una nuova indagine sulle
Trump ha inoltre dichiarato al Financial Times che la Cina, grande acquirente di petrolio iraniano, dovrebbe aiutare gli Stati Uniti a rompere il blocco dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per l’energia globale, sottolineando che attendere il vertice sarebbe troppo tardi.
La Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi di 25 punti base al 4,1% nella riunione di marzo, dopo un primo rialzo a febbraio, in linea con le attese. La decisione, presa con voto non unanime, riflette nuove pressioni sui costi nella seconda metà del 2025, mentre il conflitto in Medio Oriente rappresenta un rischio al rialzo per l’inflazione globale e interna. (riproduzione riservata)