Dopo una sessione in rosso per Wall Street, col Nasdaq in calo sui temi dell’AI, l’Asia viaggia positiva e cauta, martedì 14 luglio, in attesa delle trimestrali Usa. Sullo sfondo, le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dello 0,56%, Hong Kong dello 0,2%, Shanghai dello 0,3%, il Kospi dello 0,55%. I prezzi del greggio continuano la salita, il Wti scambia a 79 dollari il barile, il Brent a 84 dollari. I futures sul Nasdaq, intanto, sono tornati positivi (+0,4%).
Il Nikkei 225 viaggia molto volatile, oggi, a pesare sul sentiment degli investitori la nuova escalation delle tensioni in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripristinato il blocco delle navi iraniane nello Stretto di Hormuz, facendo impennare i prezzi del petrolio e alimentando i timori di un ritorno dell'inflazione che potrebbe costringere le banche centrali a nuovi rialzi dei tassi. Il listino giapponese risente poi del ribasso di Wall Street, dove i titoli tecnologici e in particolare i produttori di semiconduttori sono stati penalizzati dai dubbi sulla sostenibilità del rally legato all'intelligenza artificiale.
Il petrolio ha superato i 79 dollari al barile, portando il rialzo settimanale oltre il 10%, dopo che Trump ha ripristinato il blocco delle navi iraniane in transito nello Stretto di Hormuz e annunciato che tutte le altre merci che attraverseranno il passaggio saranno soggette a un pagamento. Il provvedimento entrerà in vigore oggi alle 16 ora della costa Est degli Stati Uniti.
Trump ha chiesto un contributo pari al 20% del valore dei carichi, sostenendo che Washington debba essere compensata dai Paesi che beneficiano della sicurezza garantita nello Stretto, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait. La decisione arriva dopo il riaccendersi delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Separatamente, Trump ha dichiarato di sostenere anche un nuovo disegno di legge sulle sanzioni contro la Russia per colpire gli acquirenti di petrolio e gas naturale russi.
L'avanzo commerciale della Cina è salito a 125,6 miliardi di dollari a giugno, superando le attese degli analisti (121 miliardi) e segnando il secondo valore più elevato mai registrato. Le esportazioni sono balzate del 27%, raggiungendo il record di 412,4 miliardi di dollari, sostenute dalla forte domanda di hardware legato all'intelligenza artificiale. Anche le importazioni hanno toccato un massimo storico, con una crescita del 36%, ben oltre il +24% previsto dal mercato.
Le esportazioni automobilistiche della Cina hanno superato per la prima volta la soglia di un milione di veicoli al mese. A giugno le spedizioni all'estero sono aumentate del 71,2% su base annua, raggiungendo 1,06 milioni di auto. Se il ritmo verrà mantenuto, nel 2026 il Paese potrebbe esportare oltre 10 milioni di vetture, rispetto ai 7,1 milioni del 2025 e ai 4,9 milioni del 2023.
L'accelerazione dell'export arriva mentre il mercato interno rallenta, complice la fine degli incentivi ai veicoli elettrici e il calo della domanda di auto con motore termico. Una dinamica che ha spinto l'Unione europea e altri partner commerciali a introdurre dazi sulle auto cinesi. Secondo Wang Jun, vice ministro dell'Ufficio nazionale di statistica, la crescita delle esportazioni di veicoli elettrici riflette la transizione globale verso un'economia a basse emissioni di carbonio, che sostiene la domanda dei cosiddetti «prodotti verdi» cinesi.
L'espansione è trainata da modelli più competitivi sul fronte dei prezzi e dotati di software avanzati, aumentando la pressione sui costruttori di Giappone, Corea del Sud, Europa e Stati Uniti. Se nel 2021 i veicoli elettrici rappresentavano appena il 15% delle esportazioni automobilistiche cinesi, oggi il loro peso continua a crescere rapidamente grazie all'espansione internazionale dei produttori del Paese. (riproduzione riservata)