Un interscambio da 76 miliardi, in crescita del 5% nel 2025, e con surplus commerciale a favore della Cina. Più investimenti bilaterali, questa volta con maggior peso italiano, che ormai hanno superato i 30 miliardi. La relazione tra Roma e Pechino resta solida nonostante la geopolitica, i dazi e i sempre maggiori controlli (motivati da ragioni di sicurezza) della Commissione Europea sugli investitori extra-Ue.
Per le aziende italiane il Paese del Dragone continua a essere la più grande area commerciale fuori dall’Occidente, fattore di cui il governo Meloni era a conoscenza quando ha siglato il Piano d’Azione Italia-Cina 2024-27. Ed è proprio per stringere di più i legami che lo studio Gianni & Origoni ha organizzato un incontro a Milano, l’11 febbraio, per favorire la collaborazione tra i due Paesi e aprire ancora di più le porte del mercato cinese alle imprese italiane.
«La nostra tecnologia è davvero apprezzata in Cina perché in diversi settori, come la sanità, è molto avanzata ed è complementare a quella locale», spiega Francesco Gianni, senior partner di Gianni & Origoni. «Ecco perché le aziende italiane possono svolgere un ruolo ancora più importante a Pechino e noi, come studio legale, vogliamo sfruttare le nostre due sedi di Shanghai e Hong Kong per fare da ponte e attrarre le aziende cinesi nel nostro Paese. Parliamo di due culture non sempre omogenee, ma ci sono tanti punti in comune che vogliamo valorizzare».
Per l’avvocato Gianni esistono tutti i presupposti per stringere i legami tra Roma e Pechino. Idea condivisa anche dall’ambasciatore dell’Italia in Cina, Massimo Ambrosetti. «Anche se stiamo attraversando una fase di grande cambiamento, c’è una storia di relazioni commerciali di grande successo tra i due Paesi», ricorda il diplomatico. «In Cina si trova il distretto imprenditoriale italiano più grande fuori dall’Europa e da parte del governo c’è l’intenzione di sfruttare al meglio il partenariato strategico già esistente, dandogli ancora più concretezza».
Certo, le sfide non mancano. L’enorme surplus commerciale cinese sta inondando l’Europa, Italia compresa, di merci a basso costo che hanno messo in crisi molte aziende del Vecchio Continente. Ma esistono anche diverse opportunità perché, spiega Ambrosetti, «la Cina sta sviluppando un nuovo modello di crescita basato sull’innovazione, che può trasformarsi in un’occasione per le nostre imprese tecnologicamente più avanzate». Insomma, si tratta di riequilibrare i rapporti, una sfida che l’Unione Europea può vincere anche con il contributo italiano. (riproduzione riservata)