In occasione dell'incontro annuale con il mercato che il vertice della Consob terrà lunedì 13 luglio a Milano e che sarà seguito dall'Assemblea ordinaria dell'Abi il successivo giorno 15, il tema della riforma delle Authority si riproporrà partendo dalla constatazione che sono stati superati i quattro mesi decorsi dalla fine del mandato del presidente Paolo Savona senza che sia stato designato il successore.
Ai motivi che da circa venti anni militano per una riforma delle Autorità di regolazione, controllo e garanzia, una riforma diffusamente riconosciuta come necessaria ma mai neppure credibilmente avviata, si aggiunge in Italia (e non solo) il problema del ruolo di queste istituzioni mentre i sistemi della rappresentanza e del governo muovono verso l'assegnazione della primazia alla governabilità.
C'è quindi da chiedersi se non si rafforzi l'esigenza di una revisione, in nome di un sistema di «pesi e contrappesi» fondamentale per la democrazia, constatando gli orientamenti in atto per una nuova legge elettorale che, con lo sproporzionato premio di maggioranza e l'abolizione dei collegi uninominali, è oggetto di una proposta la cui discussione in parlamento riprende il prossimo 15 luglio.
L'esempio che viene dagli Usa, non è, tuttavia, esaltante. La Corte suprema ha sancito l'indipendenza della Federal Reserve (a rigore non è un'Authority, come non lo sono la Banca Italia e la Bce), innanzitutto dal governo, ma ha stabilito l'opposto per le Agenzie federali (che Authority possono essere definite) fino a ritenere legittima la destituzione, da parte del presidente Usa, di un esponente di quella che è assimilabile all'Antitrust italiana, la Federal Trade Commission.
Un ordinamento come quello americano che tradizionalmente ha una forte esigenza di contrappesi e di pluralismo istituzionale rischia di essere allineato con l'accentramento nel governo. Vedremo se alla fine, agiranno gli anticorpi della società civile o se si dovranno attendere le elezioni di mid-term del prossimo novembre per verificare se i relativi risultati porteranno elementi di novità che si rifletteranno anche sulle istituzioni cosiddette neutre, di garanzia.
Come si è accennato, un problema di misura nettamente inferiore con caratteri completamente diversi da quelli americani si pone anche in Italia per il rapporto Authority-governo, a maggior ragione se dovesse affermarsi una legge elettorale che trascuri nettamente la rappresentatività. Comunque esigenze di accorpamenti per funzioni, definizione dei rapporti con il governo e il parlamento, previsioni di rigorosi criteri e requisiti per le nomine ai vertici di tali istituzioni, regolamentazione dei rapporti con le interfacce europee costituiscono esigenze riformatrici, la cui attuazione non è più prorogabile.
Quando era in carica al vertice della Consob, Paolo Savona aveva proposto una interessante riforma dei soggetti operanti nel credito e nel risparmio: si dovrebbe riesaminare quella proposta, come si dovrà attentamente valutare la proposta di rafforzamento dell'Autorità europea di vigilanza sui mercati, l'Esma.
Comunque, anche a livello comunitario si pone l'esigenza di una riforma delle Authority. Sia chiaro: non si tratta di cesellature istituzionali, bensì di una complessiva organica riforma necessaria per i cittadini e per l'equilibrio istituzionale. In questo quadro di colloca la stessa decisione sulla designazione del successore di Savona alla Consob, su cui ieri abbiamo riportato e condiviso una proposta che sembra inizi a farsi strada (con Di Noia al vertice, Cornelli all'Ocse e Comporti all'Esma), a meno che non si voglia nuovamente tornare indietro. (riproduzione riservata)