L'evoluzione del contesto globale, le misure neo-protezionistiche dell'Amministrazione Trump e, più in particolare, le guerre in corso e i contrasti geopolitici in una con i problemi della transizione ecologica e digitale (con al primo posto le questione dell'energia) parlano a una serie di istituzioni e soggetti internazionali e nazionali. Tra questi le istituzioni di regolazione, controllo e garanzia. In Italia il risiko bancario-finanziario in atto accentua l'importanza della supervisione di diversi organi, mentre alcune autorità sono già impegnate a riflettere sulle proprie funzioni e sul loro esercizio.
La Consob coglie l'occasione della recente ricorrenza del mezzo secolo di vita per tenere a Milano alla Sda Bocconi, il 14 marzo, un convegno di alto livello per approfondire le sfide sul ruolo e le funzioni dell'authority, nel quadro delle trasformazioni in atto e delle prospettive di integrazione dei mercati finanziari. Il convegno sarà concluso con l'intervento del presidente Paolo Savona. Si tratta di un esame in chiave innanzitutto autocritica, come deve essere una valutazione che applichi un metodo scientifico, che farebbe bene ad affrontare anche la Vigilanza unica, considerati i non pochi problemi che sono sorti nel suo operare a livello centrale e decentrato, in quest'ultimo caso a opera delle Vigilanze nazionali, come spesso abbiamo segnalato su queste colonne.
In Italia, deliberato, da parte della banca centrale, il piano che riforma le attribuzioni delle filiali e sopprime due di esse, aventi rispettivamente sede a Livorno e a Brescia, con critiche bene argomentate anche da parte dei sindacati dell'Istituto non solo su quest'ultimo molto controverso aspetto, si dovrebbe ritenere che resti in piedi il progetto, peraltro rapidamente passato nel dimenticatoio, della piena integrazione dell'Ivass, l'Istituto di Vigilanza sulle assicurazioni, che ora ha con la Banca d'Italia una comunione di organi e, in parte, di organizzazione.
Le complementarità delle due forme di supervisione sono alla base dell'ipotizzata aggregazione che rappresenterebbe la conclusione di un lungo processo di stretta coesistenza. Diversi mesi fa il direttore generale della Banca (che è ex officio presidente dell'Ivass) Luigi Federico Signorini aveva dichiarato che, per quel che concerneva le due istituzioni, il progetto era pressoché definito; il successivo passaggio sarebbe stata la promozione della legge per sancire l'integrazione. Poi si disse che la relativa normativa sarebbe stata inclusa nella Legge di Bilancio per il 2025, dimenticando che la disciplina dell'aggregazione, per la sua natura ordinamentale, mal si sarebbe conciliata con la predetta legge. E infatti la disciplina non è stata inclusa.
Naturalmente, non esiste alcun automatismo: non si vende la pelle dell'orso. Una riforma del genere deve essere valutata e condivisa dal governo, poi dal parlamento e nulla può essere dato per scontato. Occorrono altresì il preventivo positivo parere della Bce e un confronto informativo con la corrispondente autorità europea, l’Eiopa. Ciò a maggior ragione se si pensa che il tema della riforma delle authority è all'ordine del giorno da tempo, ma è da attuare, anziché con scelte a pezzi e bocconi, con misure organiche complessive. Se fosse rappresentata questa esigenza, sarebbe impossibile dissentire, ma si dovrebbe conseguentemente ottenere che si proceda sollecitamente per non avviarsi verso il quinto di un secolo trascorso da quando se ne parla. Occorre, però, una visione istituzionale, non micro-settoriale.
Comunque il personale interessato, al quale si era fatto vedere il traguardo dell'aggregazione dell'Ivass con Bankitalia, e ovviamente il mondo delle assicurazioni e finanziario nonché i relativi consumatori-utenti hanno tutto il diritto di chiedere cosa stia accadendo, se il progetto sia ancora valido e destinato - magari in un più ampio quadro di riforma - a essere attuato. E un tale interesse ha pure il personale della Banca d'Italia. E se, con percorsi e modi diversi, comunque avanzerà il progetto per l'aggregazione anzidetta, il tema della rete territoriale dell'Istituto centrale si riproporrà e occorrerà affrontarlo con un approccio ben diverso da quello finora manifestato. (riproduzione riservata)