Nella giornata di mercoledì 9 aprile un post di Donald Trump sul suo social network Truth ha invitato gli investitori a comprare azioni, con un messaggio molto semplice: «Adesso è un momento grandioso per comprare». Dopo tre ore e mezza, il presidente ha comunicato che i dazi contro il resto del mondo (Cina esclusa) sarebbero stati sospesi per 90 giorni, facendo partire una corsa dei mercati azionari come non la si vedeva da anni. L’S&P 500 ha guadagnato quasi il 10%, il Nasdaq oltre il 12%.
Ma quel post sui social rimane molto sospetto: sapendo che di lì a poco avrebbe sospeso le tariffe, Trump ha comunicato in anticipo un’informazione molto rilevante per l’andamento dei mercati. Per questo il deputato democratico Adam Schiff ha chiesto al Congresso di aprire un’indagine per stabilire se il presidente abbia commesso il reato di insider trading.
Gli ha fatto il senatore Chris Murphy, anch’esso democratico, che ha scritto su X (il social di Elon Musk) che «il tweet di Trump chiarisce come (il presidente, ndr) non vedesse l’ora che i suoi uomini facessero soldi con informazioni private che solo lui conosceva. Chi lo sapeva in anticipo, e quanto si è arricchito?»
L’insider trading è l’attività di compravendita di titoli azionari basata su informazioni non pubbliche e rilevanti riguardanti una società quotata. Un insider (in questo caso non Trump e chiunque avesse usato l’informazione dello stop ai dazi per comprare prima dei rialzi) è chi ha accesso privilegiato a tali informazioni.
In generale rientrano nella categoria i dirigenti aziendali, i membri del consiglio di amministrazione o gli azionisti con una partecipazione superiore al 10% del capitale sociale. Tuttavia, il concetto può estendersi anche a chiunque riceva informazioni riservate da un insider, ad esempio familiari, amici o conoscenti.
Nell’ordinamento americano l’insider trading non è necessariamente illegale. Se dirigenti, amministratori, grandi azionisti o più in generale i ben informati rispettano determinate regole di trasparenza, l’insider trading può essere anche lecito.
Negli Stati Uniti i soggetti devono registrare ogni operazione presso la Securities and Exchange Commission (Sec) tramite dichiarazioni preventive. Questi dati sono poi accessibili pubblicamente attraverso la banca dati Edgar della Sec. Esempi comuni includono un amministratore delegato che riacquista azioni della propria società o dipendenti che investono nei titoli dell’azienda in cui lavorano.
L’insider trading diventa illegale (questa sarebbe la fattispecie imputata a Trump) quando qualcuno utilizza informazioni riservate, non ancora divulgate al pubblico, per trarne profitto in borsa o più in generale sui mercati. Non serve che il soggetto sia un dirigente aziendale: chiunque, anche un conoscente occasionale, può essere ritenuto colpevole se agisce sulla base di informazioni ottenute in modo improprio.
Un esempio concreto è il caso in cui un ceo riveli per errore i risultati finanziari dell’azienda mentre è dal parrucchiere, e quest’ultimo decida di operare in borsa in base a quella conversazione. Questa forma di trading, spesso difficile da rilevare, rappresenta una violazione della legge perché crea un vantaggio sleale rispetto agli altri investitori.
La Sec impiega strumenti sofisticati per identificare il trading sospetto. Utilizza ad esempio l’analisi dei dati e il monitoraggio in tempo reale dei volumi di scambio per rilevare anomalie, in particolare in assenza di comunicazioni ufficiali da parte delle società.
Oltre all’analisi statistica, la Sec si avvale di segnalazioni da parte di whistleblower, controlli interni e collaborazioni con altre autorità di vigilanza.
Negli Stati Uniti l'insider trading è perseguito sia civilmente che penalmente dalla Sec e dal Dipartimento di Giustizia. Le sanzioni civili includono multe fino a tre volte il guadagno ottenuto o la perdita evitata. I colpevoli devono inoltre restituire tutti i profitti illeciti e possono essere oggetto di ingiunzioni che vietano loro di ricoprire ruoli di vertice in società quotate, anche in modo permanente.
Sul piano penale, l’insider trading può comportare reclusione fino a 20 anni per ogni violazione, a seconda della gravità e di eventuali precedenti. Inoltre, sono previste multe fino a 5 milioni di dollari per individui e fino a 25 milioni per le aziende. (riproduzione riservata)