«Sull’Ucraina non dobbiamo mollare. Quella dell’Italia è una scelta di interesse nazionale e non cambierà. Un’invasione non vuol dire pace, se c’è stata l’invasione non c’è bisogno di nessun tavolo di trattativa. Quello si crea, forse, quando c’è uno stallo. Ecco, noi abbiamo creato quello stallo per costruire la pace. Ritengo che sia moralmente nell’interesse nazionale».
Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, apre i lavori della seconda giornata del Forum The European House Ambrosetti di Cernobbio. «Siamo sicuri che potrebbe convenirci un mondo in cui saltano le regole del diritto internazionale? Se ciò accade si moltiplicano le crisi e se si moltiplicano le crisi si frammenta lo spazio economico. Ed è quello che ho detto ai miei omologhi durante il mio viaggio in Cina: bisogna scegliere».
Prima del discorso, la presidente del Consiglio, ha tenuto un bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Villa d’Este. Durante l’incontro «abbiamo discusso di come continuare a lavorare per arrivare a una pace giusta», ha poi spiegato Meloni.
Sul fronte economico «stiamo facendo delle scelte e le stiamo perseguendo con gli strumenti. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo dato autorevolezza, stabilità, una visione e politiche di bilancio serie. Ci sono pochi soldi? Non si possono buttare», sottolinea Meloni.
«Mi sono chiesta: quali sono le priorità che danno il moltiplicatore maggiore? Aziende che assumono, salari, difesa del potere d’acquisto, salute dei cittadini e la natalità. Perché in tutto questo abbiamo un altro problema che dobbiamo affrontare: il nostro sistema di welfare con questi dati demografici non reggerà. Avremo sempre più persone da mantenere e sempre meno persone che lavorano per mantenerle. Non se ne esce se noi non favoriamo delle politiche diverse».
«Cosa c’è nella legge di bilancio? Le posso dire cosa non c’è», afferma Meloni accennando una risata, per poi continuare: «Non ci sono molte delle cose che ho letto, tipo l’abolizione dell’assegno unico. Al contrario, questo è un governo che sull’assegno unico, anche per la natalità, ci ha messo altri 3 miliardi di euro. C’è la volontà di continuare e vedere cos’altro si può fare, sempre con la serietà di mantenere una politica di bilancio che racconti che la stagione dei bonus, dei soldi buttati dalla finestra, è finita. Ci sono pochi soldi e a maggior ragione non si possono sperperare: questa è la mia politica di bilancio».
«Ne approfitto per ringraziare ancora una volta Gennaro Sangiuliano. C’è stata una forte campagna mediatica su una questione privata di un ministro, fermo restando che lui ha sbagliato, che ha trasformato la questione privata in un fatto pubblico. Si tratta di una questione privata, non ci sono illeciti. Ieri ho accettato le dimissioni irrevocabili perché ho capito che il Sangiuliano voleva liberarsi da una condizione di ministro per meglio difendersi e perché l’autorevolezza del governo non poteva essere sottoposto a questa pressione mediatica».
«Io intendo fare il mio lavoro», continua la premier, «e intendo farlo fino alla fine della legislatura. Gli italiani capiscono il doppiopesismo e che si dà più importanza a cose che sarebbero meno rilevanti e meno importanza a cose che sarebbero più rilevanti. Sono molto colpita dalla sproporzione di articoli dedicati alla vicenda privata di Sangiuliano. Per me è importante che il governo mantenga la sua autorevolezza e spero che si possa adesso andare avanti». (riproduzione riservata)