Obiettivo 1,15 miliardi di euro di fatturato a fine 2026, in crescita di circa il 15% dal miliardo dello scorso anno. È il target che Federico Protto, da fine marzo a capo di Cellnex Italia (con supervisione anche della Svizzera e dell’Austria), si è dato quanto a giro d’affari per uno dei principali mercati del colosso delle torri per telecomunicazioni (25 mila antenne su 112 mila complessive in Europa) in cui Edizione della famiglia Benetton è la prima azionista con quasi il 10%.
Lo ha spiegato lo stesso top manager ex Retelit a MF-Milano Finanza, durante il Forum Ambrosetti di Cernobbio dello scorso weekend. Mentre il competitor nazionale Inwit è alle prese con l’installazione di altre mille torri nei comuni italiani, Cellnex punta invece sulla crescita organica. Le leve per spingere i ricavi nel Paese (4,5-4,7 miliardi è il target di gruppo, dai 4,05 miliardi di fine 2023) passano da tre azioni.
«Dopo la promozione da parte di S&P con il raggiungimento dell’investment grade e la cessione delle attività in Austria per 803 milioni, che segue un’analoga vendita in Irlanda, possiamo guardare alle prossime operazioni con più tranquillità», spiega Protto.
«Stiamo disinvestendo (in funzione deleveraging, ndr) negli Stati europei – aggiunge il manager – dove non siamo al vertice del mercato e non possiamo sfruttare quindi le economie di scala. In Italia puntiamo a crescere nel tradizionale business delle torri tlc e macrocelle (telecom infrastructure services, Tis), – da cui proviene il 95% del fatturato – in quello dei sistemi di copertura con piccole antenne nelle metropolitane, uffici, gallerie e ospedali e nei sistemi mission critical, ovvero le reti criptate Tetra che devono funzionare in caso di attacchi terroristici e situazioni di emergenza».
Nel business Tis, «puntiamo a consolidare i rapporti con gli operatori telefonici clienti come Tim, Wind-Tre e Vodafone. Il futuro passa dall’essere un neutral host, condividendo l’infrastruttura con più operatori attraverso l’active sharing e il ran sharing. Mettendo in comune cioè la rete d’accesso». Nei sistemi indoor, invece – varate a luglio le coperture della metro di Catania e del palazzo della Regione Piemonte a Torino – «nei piani c’è l’infrastrutturazione della metropolitana di Roma, in vista del Giubileo».
«Nei sistemi mission critical – aggiunge poi Protto – lavoriamo molto con i bandi dei Comuni, Province e Regioni». La terza azione che più che sul fatturato impatta maggiormente sulla redditività passa dal progetto Celland. È la newco per l’acquisto dei terreni e dei diritti di superficie dei tetti che ospitano le torri telefoniche del gruppo in funzione anti-inflazione e per neutralizzare i rischi di rescissione.
«Poco meno del 20% degli oltre 25 mila siti che abbiamo in portafoglio sono di proprietà. Vogliamo raddoppiarli entro tre anni, salendo da 5 a 10-15 mila», spiega il numero uno di Cellnex Italia, che per i tetti che ospitano le antenne lavorerà invece sull’«estensione della durata dei contratti».
Infine il gruppo punta a «installare il sistema per le comunicazioni di sicurezza, Teze, nelle gallerie autostradali e a migliorare la copertura delle reti ferroviarie, a partire dall’Alta Velocità. Si tratta con il Dipartimento per la Trasformazione digitale, il ministero dei Trasporti, Inwit, Trenitalia e Fs». Entrambe sono aree che potrebbero portare nuovi ricavi. (riproduzione riservata)