Un’audizione a lungo attesa, durata oltre due ore, quella di Dario Scannapieco, ceo di Cdp, ieri davanti alla Commissione Banche presieduta da Pierantonio Zanettin. Al centro dell’intervento lo scontro in tribunale (a Milano e ad Amsterdam) della Cassa con Euronext, che controlla Borsa spa e Mts, la piattaforma dei titoli di Stato italiani.
Scannapieco ha spiegato che la Cassa è un investitore istituzionale di lungo periodo e con questa ottica è entrata in Euronext nel 2021 con l’8% circa delle quote (a pari merito con la Cassa francese), perché intende far crescere in maniera paziente un asset strategico italiano e crede nel progetto della Capital Markets Union. Nel discorso davanti alla Commissione, Scannapieco ha ricordato che la «natura strategica di questi asset non è una nostra valutazione di parte. È stata riconosciuta dalle autorità che hanno autorizzato in passato l’operazione, la Presidenza del Consiglio che si è espressa in merito all’esercizio dei cosiddetti Poteri Speciali ai sensi della disciplina Golden Power, la Banca d’Italia che si è espressa in merito a Mts quale soggetto da essa vigilato con riferimento ai profili di efficienza complessiva del mercato e la Consob per Borsa Italiana, quale soggetto da essa vigilato con riferimento tra gli altri ai profili di sana gestione del mercato. Inoltre, la natura strategica di Mts e Borsa per il Paese è riconosciuta dalla stessa Euronext negli accordi».
Scannapieco, confermando la rivelazione di Milano Finanza del 15 maggio sul Golden Power, ha sottolineato che le cause mosse contro la holding dei listini europei, che ha sede legale ad Amsterdam, legate alla recente conferma dei vertici di Borsa spa e di Mts (con Fabrizio Testa e Angelo Proni), non sono per una questione di poltrone, né tantomeno di scontro Italia-Francia, ma di procedura di nomina con tanto di head hunter. Fatto che l’ad di Euronext, Stéphane Boujnah (audito a sua volta a fine maggio dalla Commissione Banche) non ha accettato perché ha voluto confermare in autonomia i due manager italiani, Testa e Proni, per il buon lavoro svolto negli anni precedenti. Ieri il presidente Zanettin ha posto domande sul tema del Golden Power e il responsabile legale di Cdp, Alessandro Tonetti, ha confermato in tal senso che Borsa Italiana è un asset che «rientra nel Golden Power» e il governo potrebbe valutare, se lo ritenesse, di esercitarlo. Sul tema sarà interpellato il 18 giugno il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’ultimo ad essere audito in Commissione sul tema Euronext. Zanettin ha chiesto anche a Cdp (dopo averlo fatto con Euronext) copia dei patti parasociali del 2021, alla base dei contrasti fra le due parti.
In merito due tribunali si sono espressi, quello delle imprese di Amsterdam ad aprile, chiamato in urgenza da Cdp per bloccare la nomina di Testa e Proni e che ha dato ragione a Euronext. E anche il giudice di Milano a stretto giro ha fatto lo stesso. Resta in piedi la causa nel merito di Amsterdam, in questo caso il ceo Scannapieco si attende una conclusione entro 12 mesi. A quel punto che accadrà? Ieri Tonetti ha spiegato che Cdp Equity ha chiesto al tribunale olandese «l'accertamento del diritto… se le parti hanno concordato che l’asset è strategico e hanno negoziato specifici impegni e garanzie di governance, queste prerogative devono sussistere e permanere nel tempo». Se il giudice olandese «declarerà il diritto ad avviare la procedura, il passo successivo sarà l'avvio di un giudizio di ottemperanza per imporre ad Euronext la rimozione degli amministratori» che avrebbe, nel caso, illegittimamente nominato. Però la sentenza del tribunale olandese è appellabile. E allora i tempi si allungherebbero di almeno tre anni. A fine audizione, però, Scannapieco, ha parlato di «spazi in termini di governance per trovare una sintesi», lasciando la porta aperta ad un accordo per la prima volta. (riproduzione riservata)