«La relazione rischio-rendimento degli investimenti delle Casse previdenziali è piuttosto piatta. Significa che all’assunzione di maggiori rischi, pur sempre in un range contenuto consono alla loro missione, non sempre sono corrisposti rendimenti più elevati e viceversa». Nelle conclusioni dell’indagine sugli investimenti delle 20 Casse previdenziali, anticipata da Milano Finanza, Alberto Bagnai (Lega) illustra le principali criticità nella strategia d’investimento degli enti pensionistici.
Il presidente della Commissione bicamerale del Parlamento, organo di vigilanza sul settore, ne ha parlato durante un convegno alla Camera a cui hanno partecipato Manuela Arrigucci, presidente della sezione di Controllo sugli Enti della Corte dei Conti, Rita Laura D’Ecclesia, consigliera di amministrazione dell’Ivass, e Mario Pepe, presidente del Covip.
In questi anni, si legge nell’indagine, gli enti previdenziali hanno puntato sui fondi di private equity, private debt, infrastrutturali e soprattutto immobiliari (23,9 miliardi in totale), investimenti con un valore complessivo incrementato del 54% in cinque anni.
I fondi comuni sono invece 31 miliardi (+45%) e i titoli di Stato 18,9 miliardi (+37%). Le azioni ammontano a 8,55 miliardi (+25%), mentre le polizze assicurative, gli «altri» titoli di debito e le partecipazioni in società immobiliari valgono insieme 6,16 miliardi, con rialzi inferiori al 4%. Solo il mattone si è ridotto nel tempo, quasi dimezzato a 1,95 miliardi (-45%).
Bagnai ha anche quantificato il tesoretto delle Casse, che nel 2023 era composto da un attivo di 107 miliardi (+23% negli ultimi quattro anni) e da un patrimonio netto salito a 92,71 miliardi (+22%). Numeri che confermano come gli enti previdenziali siano riusciti ad aumentare le risorse destinate al pagamento delle pensioni degli iscritti.
Tra il 2019-2023 le Casse hanno raggiunto inoltre un utile medio di 4,4 miliardi e un roe medio del 5,2%, ma non sono riuscite a battere l’inflazione. Dall’indagine è emerso un rendimento contabile medio lordo del 2,66% e uno cumulato del 13,3%, mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo in quei cinque anni è salito del 17%. «L’analisi della Commissione è condivisibile», commenta Paolo Savona. «La previdenza integrativa va rafforzata usando anche l’AI nei calcoli attuariali».
Altro tema, del 46% degli investimenti delle Casse concentrato in Italia, solo il 3% riguarda società scambiate a Piazza Affari. E gran parte dei fondi puntati sulle quotate italiane è concentrato sui titoli delle banche, come Banco Bpm, Mps e Mediobanca, tendenza che si è accentuata con il risiko. Certo, gli istituti di credito sono tornati a offrire dividendi generosi grazie alla stretta sui tassi della Bce.
Ma si tratta di investimenti rischiosi perché, a parità di altre condizioni, le banche hanno dei beta elevati: basta pensare che quello di un grande istituto come Unicredit è intorno a 1,3, con un 30% di rischio addizionale rispetto al mercato nel suo complesso. Le Casse quindi non sembrano indirizzare sufficienti risorse nella crescita del Paese e di Piazza Affari, anche se la situazione potrebbe migliorare presto.
«Da qualche mese c’è uno strumento di investimenti serio, il fondo dei fondi. Si tratta della prima iniziativa che punta sull’economia reale con senso logico e sono convinto che le Casse parteciperanno», dichiara Federico Freni, sottosegretario al Mef.
«Basta essere pessimisti. Questo Paese si salva solo se ci mettiamo in testa che gli investimenti vanno fatti e che bisogna cambiare paradigma. Capiamo cosa va e siamo onesti nel dirci cosa invece non funziona, ma soprattutto smettiamola di lamentarci». (riproduzione riservata)