Svolta nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola è stato arrestato oggi, 10 agosto, dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati con l’accusa, secondo l’impostazione della Procura di Roma, di essere il presunto mandante dell’azione dinamitarda compiuta nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Per gli inquirenti, l’imprenditore avrebbe concepito il piano e dato mandato a Gomes Tavares Clesio di individuare uomini ed esplosivo necessari per mettere in atto quella che viene descritta come un’azione dimostrativa.
Tavares, socio e collaboratore di Lavitola, risulta ancora ricercato. Le contestazioni riguardano il concorso nella detenzione, nel porto in luogo pubblico e nell’utilizzo di un ordigno esplosivo, con l’aggravante dell’azione commessa da più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
Il punto di partenza dell’inchiesta è l’attentato dell’ottobre dello scorso anno. Un ordigno fu collocato nei pressi della villa di Ranucci e l’esplosione distrusse due automobili, quella del giornalista e quella della figlia.
L’episodio fece immediatamente scattare le indagini della Procura di Roma e dei carabinieri, con l’obiettivo di individuare non soltanto gli autori materiali, ma soprattutto la catena di comando e il possibile movente dell’intimidazione.
La ricostruzione investigativa ha portato prima all’individuazione dei presunti esecutori e, successivamente, all’iscrizione di Lavitola nel registro degli indagati. Il 6 luglio scorso l’imprenditore era stato indicato come presunto mandante dell’attentato.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza, Lavitola avrebbe avuto un ruolo diretto nella preparazione dell’azione. In particolare, gli investigatori collocano un primo sopralluogo al 15 settembre 2025: l’imprenditore avrebbe raggiunto il luogo dell’attentato insieme a Tavares per effettuare una ricognizione.
Tavares avrebbe poi svolto un ruolo di raccordo operativo, occupandosi, secondo l’accusa, di reclutare e istruire gli esecutori materiali provenienti dalla Campania.
Un secondo sopralluogo sarebbe stato effettuato il 10 ottobre, pochi giorni prima dell’esplosione, sul litorale laziale. In quell’occasione Tavares avrebbe messo a disposizione del gruppo l’automobile del suocero.
La sequenza dei sopralluoghi costituisce uno degli elementi sui quali si concentra la ricostruzione della Procura per attribuire a Lavitola un ruolo di direzione e organizzazione dell’attentato.
Il nuovo provvedimento arriva dopo la prima tranche dell’inchiesta, che nel luglio 2026 aveva portato all’arresto dei presunti esecutori materiali dell’attentato. Il Tribunale del Riesame ha successivamente confermato le misure cautelari e anche l’aggravante del metodo mafioso.
La posizione di Lavitola era rimasta nel frattempo sotto la lente degli investigatori. La svolta di oggi porta l’ex direttore dell’Avanti al centro dell'indagine, attribuendogli secondo l’accusa il ruolo più alto nella presunta catena organizzativa.
Resta però ancora da definire uno degli interrogativi centrali dell’inchiesta: perché colpire Ranucci?
Il legale del giornalista, Roberto De Vita, ha sottolineato proprio la necessità di comprendere «movente e contesto» dell’attentato. Secondo il difensore, l’arresto di Lavitola confermerebbe la gravità e la complessità della vicenda.
De Vita ha inoltre contestato le ricostruzioni che hanno messo in discussione la matrice dell’attentato, sostenendo che per alcuni esponenti politici e giornalisti l’episodio sarebbe stato trasformato in un pretesto per attaccare Report e il giornalismo d’inchiesta.
Il tema del movente, dunque, resta una delle chiavi per comprendere l’intera vicenda: dagli autori materiali dell’esplosione alla presunta regia dell’azione, fino agli eventuali interessi che avrebbero potuto spingere a intimidire il conduttore della trasmissione di Rai 3. (riproduzione riservata)