«A chiunque, nei miei panni, di fronte a questa vicenda cadrebbero un po' le braccia» ma «non intendo mollare di un centimetro, finché gli italiani sono con me» ha ribadito la premier Giorgia Meloni tornando sul caso Almasri durante l'evento La Ripartenza, organizzato dal giornalista Nicola Porro a Milano, e rispondendo a una domanda sull'avviso di iscrizione nel registro degli indagati per favoreggiamento e peculato, inviato a lei e ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi dalla Procura di Roma.
«Non sono né preoccupata né demoralizzata». Pur se l’atto «era chiaramente un atto voluto - ha rimarcato la presidente - perché tutti sanno che le Procure in queste cose hanno la loro discrezionalità, come dimostrato da numerosissime denunce di cittadini contro le istituzioni e su cui si è deciso di non procedere con l'iscrizione nel registro degli indagati, come negli anni del Covid».
«Quello che sta accadendo è un danno alla Nazione, alle sue opportunità e questo mi manda ai matti» ha continuato la leader di FdI. Innanzitutto è un danno di immagine: basti pensare che la notizia è finita sulla prima pagina del Financial Times e «se in Italia i cittadini capiscono perfettamente quello che sta accadendo, all'estero no».
L’avvio delle indagini sminuiscono inoltre il sistema Paese Italia nella sua interezza perché «in un Paese normale nessuna persona perbene dovrebbe aver paura dello Stato, della giustizia, del fisco, della burocrazia». Come «non è normale o inevitabile quello che fa un pezzetto della magistratura: alcuni giudici, pochi, vogliono decidere le politiche industriale, ambientale, dell'immigrazione, come riformare la giustizia. Vogliono governare loro. Ma c'è un problema: se io sbaglio, gli italiani mi mandano a casa; se sbagliano loro, nessuno può fare o dir niente. In nessun Paese al mondo le cose funzionano così, i contrappesi servono a questo». E ancora, aggiunge Meloni provocatoriamente: «Se alcuni giudici vogliono governare, si candidino ed eventualmente arriverebbero a governare. L'unica cosa che non si può fare è che loro governano e io vado alle elezioni».
La magistratura è ovviamente «una colonna portante» dello Stato italiano, conclude la premier, ma «nessun edificio si regge su una colonna sola». (riproduzione riservata)