Chiusa una porta, si può aprire un portone. Il vecchio adagio riassume bene cosa potrebbe accadere alla Cassa di Risparmio di Orvieto, promessa sposa della Banca del Fucino fino a giovedì 25 giugno. L’istituto umbro insieme alla controllante Popolare di Bari era stato salvato nel 2020 da Mcc. Ed è tornato sul mercato quattro anni dopo, forte di un utile salito a 10,8 milioni nel 2025. Ad aggiudicarsela era stata Fucino, banca romana che a gennaio dell’anno scorso aveva battuto la concorrenza di Banco Desio e CF+.
Con i mesi, però, sono comparse le prime difficoltà, a partire da un’ispezione di Bankitalia che ha rallentato il deal. La vendita è prima slittata a maggio di quest’anno e poi è saltata. E ora Mcc, per chiudere il capitolo Orvieto, riapre il tavolo ai vecchi pretendenti.
La banca guidata dal ceo Ferruccio Ferranti deve portare a termine il piano di privatizzazione del Mef, che la controlla attraverso Invitalia. Un progetto di cui ora fa parte anche l’ex Popolare di Bari, diventata Banca del Mezzogiorno (BdM). Per entrambe, «come su Mps, l’indirizzo del governo è di procedere in tempi rapidi», aveva detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alla commissione Banche del Senato.
Malgrado lo stop su Orvieto, il Tesoro vuole rispettare gli impegni, ecco perché Mcc è già in cerca di un nuovo acquirente per l’istituto umbro guidato dal dg Maurizio Barnabè. L’obiettivo è far ripartire il processo di vendita entro qualche settimana, tempo che servirà per capire la strada migliore da seguire.
Le opzioni sul tavolo sono diverse. Mcc potrebbe riaprire la vecchia procedura e far tornare in gara Banco Desio e CF+. L’istituto brianzolo ha cambiato ceo, con Stefano Kuhn al posto di Alessandro Decio, ma vuole ancora creare un polo in Umbria dove è già presente con la Popolare di Spoleto, salvata una decina d’anni fa.
CF+ invece ha concluso da poco l’opas su Banca Sistema (entrambe sono specializzate nel factoring) ma il suo ceo, Iacopo De Francisco, non ha mai nascosto la voglia di mettere le mani anche su un istituto retail per abbassare il costo del funding. I due ex pretendenti potrebbero quindi tornare alla carica ma in tal caso, secondo alcune fonti, dovrebbero fare i conti con le tre banche oggi in pista per l'ex Popolare di Bari.
Si tratta di Iccrea, Credem e soprattutto dei francesi di Crédit Agricole, che su BdM sembrano favoriti. I tre gruppi avrebbero messo gli occhi anche su Orvieto e, dopo che lunedì 29 giugno avranno presentato le offerte non vincolanti per le oltre 200 filiali dell’istituto barese, potrebbero chiedere informazioni anche sui circa 40 sportelli degli umbri. Se così sarà, Mcc dovrà decidere se portare avanti due procedure separate o se unirle. Quest’ultima ipotesi è meno probabile, ma da non escludere visto che la due diligence su Orvieto non richiederebbe tempi lunghi date le ridotte dimensioni.
Resta da capire come reagirà il Fucino, che in una nota si è «riservato ogni valutazione per tutelare i propri diritti». Entro l’autunno la banca romana dovrà soddisfare le richieste di Bankitalia, che avrebbe individuato problematiche nelle funzioni di controllo. Carenze su cui il ceo Francesco Maiolini si è subito attivato con nuove assunzioni.
Un altro nodo sarebbero le controllate nell’energia. L’istituto nato nel 2020 dall’integrazione con Igea Banca aveva rivalutato queste partecipazioni, ma la mossa non avrebbe convinto Bankitalia, da cui sarebbe arrivata la richiesta di maggiori accantonamenti per bilanciare il rischio.
Per accontentare la Vigilanza il Fucino potrebbe limitarsi a cedere o ridurre le quote nelle rinnovabili, con laute plusvalenze, mentre un aumento di capitale appare poco probabile. In ogni caso l’istituto non avrebbe difficoltà ad affrontarlo visto che può contare su soci dalle spalle larghe, come Francesco Gaetano Caltagirone, alcune casse di previdenza e la Sri Group di Giulio Gallazzi. (riproduzione riservata)