Navalmeccanica italiana alla prova. Negli ultimi vent'anni è sopravvissuta alla concorrenza asiatica diversificando nella costruzione di navi passeggeri ad alto valore aggiunto e ha limitato i danni derivanti dalla pandemia rinegoziando i termini contrattuali con i committenti. Oggi è però troppo sbilanciata verso il mercato delle navi bianche, e Fincantieri è rimasta quasi l'unica realtà di grandi dimensioni e solidità. E' quanto emerge dal report «Peer review of the Italian Shipbuilding industry» appena pubblicato dall'Ocse, dove salta subito all'occhio come nel rapporto sia stata quasi totalmente ignorata la produzione di navi da diporto, specie super e giga yacht, che oggi vedono l'Italia al primo posto per esportazioni nel mondo e al vertice in alcune particolari classi dimensionali. Questa mancanza potrebbe essere spiegata dal fatto che dati, grafici e tabelle che arricchiscono il report sono tratti dal World Fleet Register di Clarkson Research Services Limited (January 2023) che include solo le navi da oltre 100 tonnellate di stazza lorda, ma in realtà moltissime unità da diporto in costruzione o consegnate dai cantieri italiani arrivano di solito fino a 500 Gross tonnage.
Al netto dunque di questa sorprendente lacuna, la relazione dell'Ocse sulla navalmeccanica italiana evidenzia che «il portfolio della cantieristica navale italiana è molto dipendente dalle navi da crociera e passeggeri, mentre la costruzione di altre tipologie navali appare decisamente inferiore. Quindi se la domanda di navi da crociera e passeggeri dovesse calare per fattori esogeni come tensioni internazionali, pandemia, l'industria si troverebbe in sofferenza. La costruzione di questo tipo di navi da parte di altri Paesi emergenti può inoltre rappresentare una minaccia, tanto più considerando che alcuni paesi hanno ottime opportunità di espansione logistica e infrastrutturale che è invece un limite per i cantieri italiani». Guardando ai costruttori l'Ocse evidenzia anche l'ampio divario in termini dimensionali di dotazioni tecnologiche fra cantieri grandi e medio-piccoli. Ma diversificazione e cooperazione tecnologica posso aiutare a fronteggiare queste minacce.
Detto che la cantieristica navale del settore yacht e super yacht è stata quasi ignorata (e il comparto da solo vale 7,3 miliardi di euro l'anno, dati Confindustria Nautica), l'Italia nel 2022 è stata responsabile del 36% della produzione di navi da crociera e Fincantieri è risultata il primo costruttore in Italia e fra i primi al mondo (al gruppo triestino fa capo il 90% delle tonnellate di stazza lorda compensata di nuova costruzione in Italia). A livello europeo l'Italia contribuisce per il 35% alla costruzione di nuovo naviglio, sempre considerando le tonnellate di stazza lorda compensata. Al 31 marzo 2023 l'orderbook italiano ammontava a 22,7 miliardi di euro (23,8 miliardi a fine 2022) con 89 navi da crociera commissionate. Dal 2022 al 2028 erano (ora aumentate di qualche unità) 87 le nuove costruzioni ordinate, pari ad almeno 51 miliardi di dollari e un'offerta di 182 mila letti bassi. Oltre a Fincantieri anche T. Mariotti ha conquistato commesse importanti.
A proposito invece del naviglio battente tricolore secondo il Registro Internazionale Italiano erano 515 le navi maggiori iscritte nel nostro Paese di cui 380 (74%) costruite all'estero (Sud Corea, Cina, Europa, Vietnam e Stati Uniti). Nel decennio 2013-2022 in Italia sono state realizzate navi da crociera per 4,34 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata, 19 volte rispetto a quella di traghetti, pari a 224 mila tonnellate di stazza nello stesso arco temporale. Secondo la relazione, aggiornata al 2022, nessuna importante dismissione o chiusura di cantieri è avvenuta in Italia, fatta eccezione per i Nuovi Cantieri Apuania riconvertiti alla costruzione di yacht grazie a The Italian Sea Group. In realtà solo nell'ultimo anno la navalmeccanica ha perso lo stabilimento di Rosetti Marino a Ravenna (ceduto a Ferretti Group dove verranno realizzate unità da diporto sotto i 24 metri) mentre è incerto ill futuro di Cantiere Navale Vittoria, alle prese con un delicato concordato preventivo. (riproduzione riservata)