Campari ha collocato con successo presso investitori istituzionali un’emissione a sette anni senior unsecured a tasso fisso di importo pari a 600 milioni di euro, più dei 500 milioni previsti in partenza grazie a ordini per 3 miliardi, 5 volte l’ammontare richiesto.
Tanto che il rendimento è stato abbassato a 140 punti base sulla curva swap da prime indicazioni in area 175 centesimi. Il bond con scadenza 17 giugno 2033 è stato prezzato 99,207, pari a un rendimento del 4,384%, e offre una cedola annua del 4,25%.
«In termini di distribuzione geografica, l’operazione ha attratto una base molto diversificata di investitori istituzionali europei di elevata qualità», si legge nel comunicato stampa. A guidare il collocamento sono Bnp Paribas, BofA, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e Unicredit.
Il ceo di Campari, Simon Hunt, si è detto molto soddisfatto del successo dell’operazione inaugurale del programma Emtn dell’azienda, «che testimonia la solidità del nostro accesso ai mercati dei capitali».
L’elevata qualità della domanda, proveniente da un’ampia e diversificata base di investitori internazionali, ha aggiunto Hunt, «riflette la fiducia nel nostro profilo finanziario e nelle prospettive di crescita del gruppo. Quest’operazione rafforza ulteriormente la nostra flessibilità finanziaria, consentendoci di supportare con efficacia la nostra strategia di sviluppo di lungo periodo».
I proventi saranno destinati al riacquisto del bond Campari in scadenza a ottobre 2027, emissione da 550 milioni di valore nominale, con cedola fissa dell’1,25%. L’offerta di riacquisto terminerà il 16 giugno con il risultato e il pricing che verranno comunicati il 17 giugno (settlement 19 giugno).
Ma lo scopo di quest’offerta, in combinazione con l’emissione dei nuovi titoli nell’ambito del programma Euro Medium Term Note da 2 miliardi di euro, è anche ottimizzare il rifinanziamento e il profilo delle scadenze del debito (l'indebitamento finanziario netto a fine 2025 ammontava a 1,95 miliardi) da meno di 3 anni a circa 4 anni, se pur a un costo leggermente superiore rispetto al costo lordo del
debito medio del gruppo, pari al 3,05%, con un impatto comunque che Equita ritiene trascurabile sulle sue stime di utile 2027 rettificato di Campari (a 424 milioni dai 375 milioni attesi nel 2026) che già incorporano un costo medio del debito in aumento.
«Il rapporto debito netto/evitda adjusted 2025 di Campari è sceso a 2,5x dal picco di 3,2x nel 2024. Il free cash flow operativo sul debito lordo si è attestato al 27,5%, mentre il free cash flow sul debito lordo è risultato leggermente inferiore al 20%, al netto delle spese in conto capitale straordinarie», precisa Banca Akros.
Sulla base di 80 milioni di euro di oneri finanziari lordi ricorrenti e di un risultato operativo pari a 600 milioni, il rapporto di copertura degli interessi (interest coverage ratio) si è attestato a 7,5x, aggiunge la banca d’affari per la quale «tutte queste metriche confermano un profilo solido e nonostante l’emittente non abbia un rating implica una valutazione creditizia assimilabile a quella investment grade. Per cui confermiamo la nostra visione positiva, buy, sul titolo Campari e il nostro prezzo obiettivo a 7,30 euro per azione», in calo in borsa il 10 giugno in chiusura dell’1,68% a 5,488 euro.
Intermonte ha sottolineato che l’operazione rientra in una gestione ordinaria della struttura finanziaria di Campari, sostituendo parte del debito in scadenza nei prossimi anni con nuove risorse a più lunga scadenza, aumentando la visibilità sul fabbisogno finanziario del gruppo. «Pur a fronte di un probabile costo del debito superiore rispetto al bond emesso nel 2020 in un contesto di tassi molto più bassi, riteniamo che il beneficio derivante da una maggior flessibilità finanziaria sia positivo», ha detto Intermonte (rating outperform e target price a 8 euro).
In un contesto di domanda ancora debole nel settore spirits, Equita (rating buy) pensa che Campari possa continuare a sovraperformare i competitor grazie al posizionamento vincente del proprio portafoglio di marchi. Inoltre, il gruppo sta proseguendo con successo nel proprio percorso di efficientamento dei costi e di deleverage finanziario, grazie alla cessione di asset e marchi non core, alla normalizzazione dei capex e al miglioramento dei margini. Le valutazioni del titolo rimangono interessati con un multiplo prezzo/utile a 12 mesi di 18,5x contro un multiplo storico di 29x e di 24x-21x sulla base del target price a 7,50 euro di Equita (premio del 45% vs Pernod/Diageo, in linea con la media storica). (riproduzione riservata)