skin track
Cambi, 5 motivi per cui l’euro può indebolirsi contro il dollaro nel 2026
Mercati Azionari Leggi dopo

Cambi, 5 motivi per cui l’euro può indebolirsi contro il dollaro nel 2026

18 dicembre 2025, 11:35 Ultimo aggiornamento: 11:38

Sansone (iBanFirst Italia) svela il nuovo equilibrio del cambio euro/dollaro e il target 2026. Meglio coprirsi

Il rafforzamento recente dell’euro, sostenuto da un consenso di mercato piuttosto ampio, sta consolidando l’idea che il cambio euro/dollaro sia entrato in un nuovo intervallo stabile, compreso tra 1,15 e 1,20 (1,1718 il 18 dicembre).

Per molti questo è considerato il «nuovo equilibrio», sottolinea Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, che però avverte: «quando il consenso diventa così uniforme, è bene essere prudenti.

Dietro questa visione condivisa si nascondono, infatti, diversi fattori che potrebbero portare a un nuovo rafforzamento del dollaro rispetto all’euro». Sansone individua cinque motivi per cui la moneta unica può indebolirsi contro il biglietto verde nel 2026.

1. I mercati dei cambi sbagliano quando ignorano i flussi di capitale

Il mercato dei cambi sta ripetendo lo stesso errore commesso all’inizio del 2025. All’epoca, il consenso prevedeva un modesto calo del dollar index, nell’ordine del 3-5%. In realtà il dollaro ha registrato la flessione più marcata dal 1973, arrivando a perdere il 12% contro l’euro. «La lezione è chiara: i flussi di capitale e il momentum incidono sulle dinamiche valutarie molto più dei fondamentali macroeconomici, dei saldi commerciali, della geopolitica o persino dei differenziali di tasso», spiega Sansone.

2. Il movimento di inizio anno si è invertito

La debolezza del dollaro nei primi mesi dell’anno non può essere spiegata esclusivamente dal protezionismo statunitense, è stata alimentata anche da forti vendite sull’azionario Usa, in particolare da parte degli hedge fund, che spesso guidano le tendenze dei mercati globali, osserva l’esperto di IbanFirst.

Al contempo, dopo un 2024 particolarmente positivo per i titoli tecnologici americani, molti investitori hanno preso profitto e spostato parte dei capitali verso le azioni europee, ritenute più convenienti, cavalcando un momentum favorevole sostenuto dall’annuncio dello stimolo fiscale tedesco e dalla speranza, poi rivelatosi eccessiva, di una rapida risoluzione del conflitto in Ucraina. Questa rotazione è ora in fase di inversione.

3. I mercati azionari Usa tornano attrattivi

Mentre le prospettive di crescita dell’Europa restano più deboli rispetto a quelle statunitensi, i capitali stanno progressivamente lasciando i mercati europei per tornare sull’azionario americano. Dopo la correzione di novembre, molte grandi società tecnologiche sono tornate a valutazioni interessanti.

Sansone cita Meta: con un rapporto prezzo/utili intorno a 23, il titolo è tornato a rappresentare un’opportunità d’acquisto interessante per molti investitori. «Se questi flussi dovessero rafforzarsi, potrebbero sostenere il dollaro nel corso del 2026», prevede l’esperto.

4. I tagli dei tassi Fed favoriscono il dollaro

Il ciclo di riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve è destinato a ridurre l’attrattività dei rendimenti dei fondi monetari sia negli Stati Uniti sia in Europa.Di conseguenza, una parte delle  centinaia di miliardi attualmente ferme nei fondi monetari potrebbe essere reinvestita nei mercati azionari, soprattutto negli Stati Uniti. Anche questo spostamento di capitali andrebbe a favore di un dollaro più forte.

5. Notizie negative sul dollaro già nei prezzi

Infine, la maggior parte dei fattori negativi che pesano sul dollaro sembra già pienamente incorporata nelle valutazioni correnti, ed è forse questo il punto più rilevante.

La possibile sostituzione di Jerome Powell con un presidente della Fed più allineato alla Casa Bianca, le tensioni nel mercato del private credit statunitense e un rallentamento del mercato del lavoro: tutti questi elementi sono già ben noti agli investitori e in larga parte incorporati nelle valutazioni.

«Anche la sopravvalutazione strutturale del dollaro, stimata tra il 10% e il 15%, è ampiamente riconosciuta. Tuttavia, una valuta può rimanere costosa per periodi molto prolungati finché la domanda per gli asset denominati in quella valuta resta elevata, come nel caso del dollaro», precisa Sansone.

Per questo il consenso di mercato va preso con cautela. «Uno scenario alternativo plausibile è un ritorno del cambio verso l’area 1,12-1,13 nel medio periodo, con implicazioni concrete per le strategie di copertura. La storia recente», conclude Sansone, «insegna che, nei mercati valutari, il consenso spesso si rivela sbagliato». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza