Le sorti di Gabriele Gravina non si decideranno il 4 novembre. Come anticipato nei giorni scorsi da MF-Milano Finanza, l’assemblea elettiva della Figc convocata per quella data è stata riconvertita in assise straordinaria per la modifica dello statuto. A deciderlo, il consiglio federale riunito nel pomeriggio di lunedì 29 luglio in via Allegri, che ha accolto la proposta di mediazione del presidente della Federcalcio, impegnato in una delicata trattativa con le Leghe intenzionate a far valere di più il proprio peso specifico nei consessi federali.
Riunione preceduta da una lettera aperta inviata a Repubblica con cui Gravina, pur accogliendo le richieste delle leghe, è tornato a ribadire la necessità di «trovare un equilibrio» tra partecipazione e «capacità di trasformare l’agonismo in spettacolo e produrre sviluppo e ricchezza»: «Rafforzare la rappresentanza del calcio più ricco, per qualità e dotazione finanziaria – scrive il numero uno Figc – si può e si deve fare, ben sapendo che qualunque espansione di sovranità per uno dei componenti della governance comporta una corrispondente riduzione per un altro». «Una piramide rovesciata, dove i pochi finissero per contare più dei molti – prosegue – non sarebbe più il simbolo della sussidiarietà e dell’autogoverno degli sportivi, ma solo la giungla dei più forti».
Mentre la nomina del nuovo presidente è destinata a slittare a inizio 2025, il 4 novembre all’Hilton di Fiumicino si proverà a mettere mano alla legge Melandri (d.lgs. 242/1999) per ridisegnare gli equilibri nel mondo del calcio, come sollecitato dal decreto Abodi licenziato il 23 luglio dal Senato.
La sensazione, tuttavia, è che il pallone sia stato calciato in tribuna. Quando arriverà il momento di votare la redistribuzione dei pesi, a favore si pronuncerà sicuramente la Lega Serie A, alla quale potrebbero accordarsi (il condizionale e d’obbligo) la B e la Lega Pro: insieme, i professionisti valgono il 34%, e già così l’orizzonte del quorum al 50%+1 sembra molto lontano.
Difficile, poi, che dilettanti (34%), giocatori (20%), allenatori (10%) e arbitri (2%) decidano di rinunciare al proprio peso senza alcun tipo di contropartita che, peraltro, si fa fatica a immaginare. Unico dato certo, come dichiarato durante il vertice di via Allegri da Giancarlo Abete – presidente della Lega Nazionale Dilettanti, titolare della maggioranza relativa di consiglio e assemblea – è che nessuna richiesta in tal senso è stata finora inoltrata, né ufficialmente né in via ufficiosa. (riproduzione riservata)