Resta la volontà del governo, come anticipato da MF-Milano Finanza, di far decadere il divieto di pubblicità relativa a giochi e scommesse riguardanti manifestazioni sportive inserito nel 2018 dal decreto Dignità. D’altronde dopo sei anni, ha sottolineato il senatore di FdI Paolo Marcheschi, relatore del pacchetto Salva-Calcio all’esame della commissione Cultura, «non solo è stato palesemente aggirato ma ha fallito gli obiettivi prefissati di contrasto alla ludopatia, penalizzando il nostro campionato rispetto a quelli europei e riducendo così le entrate delle società di calcio per un importo stimato in quasi 100 milioni l’anno». Aggiornarlo quindi «significa contribuire a innestare nuove risorse al settore da investire in progetti efficaci di contrasto alla ludopatia e per programmare investimenti in infrastrutture e vivai».
La revisione del divieto di pubblicità indiretta in capo alle società di betting è però solo uno dei contenuti della bozza di riforma del calcio, che consta di 13 pagine e sarà votato martedì 4 marzo in commissione.
L’obiettivo, si legge nella bozza, è tracciare una riforma complessiva del settore, che risulta necessaria alla luce dell’importanza del comparto - che vale 11,3 miliardi di euro di pil - e della carente sostenibilità del sistema calcio tricolore. Non a caso gli interventi auspicati nella bozza coinvolgono proprio le fonti principali di entrata delle società calcistiche. In particolare, visto che quota importante dei ricavi del settore professionistico deriva dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi, il testo sottolinea che serve rivisitare il decreto Melandri che li disciplina e aumentare le multe per violazione di diritto d’autore e pirateria. (riproduzione riservata)