Il 2025 si chiude con un quadro fortemente disomogeneo per i mercati delle soft commodities, segnando una netta discontinuità rispetto alle tensioni diffuse che avevano caratterizzato le campagne precedenti. La variazione dei prezzi tra inizio e fine anno, sottolinea a Milano Finanza Annachiara Saguatti, Senior Market Analyst di Areté (società di analisi e previsione sui mercati delle materie prime agricole), evidenzia una chiara polarizzazione: pochi comparti riescono a mantenersi in territorio positivo, mentre la maggior parte delle materie prime agricole registra correzioni anche molto profonde (cacao -54% e zucchero grezzo -22%, si veda il grafico in pagina), riflettendo il ritorno in primo piano dei fondamentali produttivi.
Tra i mercati che hanno mostrato una forte tenuta nel corso dell’anno spicca il caffè arabica, che chiude il 2025 con un rialzo significativo: +20%. La performance è stata sostenuta soprattutto nella prima parte dell’anno dalle incertezze legate alla disponibilità di prodotto e da livelli di stock relativamente contenuti, in particolare in Brasile. Con l’avanzare della campagna, tuttavia, il miglioramento delle prospettive produttive ha progressivamente ridimensionato la pressione rialzista, lasciando il mercato in una fase di consolidamento nella parte finale dell’anno.
Segno positivo, seppur con dinamiche differenti, anche per il complesso della soia, trainato in larga misura dall’olio di soia (+16%). Il sostegno, spiega Annachiara Saguatti, è arrivato dalla domanda energetica, che ha continuato a orientare i flussi di utilizzo degli oli vegetali, mantenendo elevata la domanda di olio nonostante un contesto agricolo globalmente ben approvvigionato. Il seme di soia ha beneficiato solo parzialmente di questa dinamica, mentre la farina di soia ha mostrato una sostanziale stabilità su base annua, penalizzata da una domanda zootecnica meno dinamica e da un surplus di offerta strutturale.
In prospettiva, tuttavia, il comparto soia si confronta con un quadro più complesso. Le prime indicazioni per il 2026 puntano verso un nuovo raccolto record in Brasile, destinato a rafforzare ulteriormente la disponibilità globale di seme e derivati. Allo stesso tempo, permane un elevato grado di incertezza sul fronte commerciale: l’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina continua a rappresentare un fattore di rischio per i flussi di scambio, con potenziali ripercussioni sulla competitività delle diverse origini e sull’equilibrio tra export e consumi interni.
In questo contesto, un calo della domanda internazionale di seme di soia statunitense dovrebbe essere compensato da politiche a sostegno dei consumi interni (per esempio un incremento degli obiettivi di produzione di biodiesel) per sostenere i prezzi di seme e olio di soia quotati al CME.
Il quadro cambia radicalmente guardando ai mercati che hanno corretto con maggior intensità nel corso del 2025. Il cacao è il caso più emblematico: «dopo i massimi storici raggiunti tra fine 2024 e inizio 2025, le quotazioni hanno subito una brusca inversione di tendenza. Tra i principali fattori ribassisti si segnala il miglioramento delle prospettive sui raccolti africani, la debolezza della domanda globale, lo slittamento a fine 2026 dell’applicazione della norma anti-deforestazione Ue e l’esenzione del cacao dai dazi dell’amministrazione Trump.
Il trend del prezzo è stato amplificato anche dalle prese di posizione degli operatori non-commerciali con un livello di ipervenduto sul mercato finanziario ai livelli più alti dal 2018. «Il progressivo rientro delle preoccupazioni sull’offerta in Africa occidentale e i primi segnali di distruzione della domanda hanno innescato una fase di normalizzazione, riportando il mercato su livelli più coerenti con i fondamentali», afferma l'esperta di Areté.
Andamento simile per il comparto dello zucchero, con quello grezzo e quello bianco in forte calo. A pesare è stata la prospettiva di un aumento dell’offerta globale: in Brasile la maggior convenienza della produzione di zucchero rispetto all’etanolo, in un contesto di prezzi energetici deboli, ha mantenuto elevati i volumi disponibili, mentre in India e nel Sud-Est asiatico si è assistito a un rimbalzo produttivo. In Europa, invece, il miglioramento delle rese bieticole ha ridotto il fabbisogno di importazioni, accentuando la pressione ribassista sulle quotazioni interne.
Anche i cereali hanno contribuito a rafforzare il quadro di abbondanza dell’offerta agricola. I mercati futures di mais e frumento tenero chiudono l’anno in territorio negativo, penalizzati da raccolti particolarmente generosi nelle principali aree di produzione. La forte disponibilità di prodotto, unita a una competizione molto intensa sul fronte export, soprattutto nel caso del frumento, ha limitato le possibilità di recupero dei prezzi nel corso dell’anno.
«Le prospettive per il 2026 non indicano un cambio di scenario: le prime indicazioni puntano verso un’offerta ancora abbondante, anche grazie alle scorte accumulate, mantenendo il comparto cerealicolo esposto a pressioni ribassiste salvo imprevisti sul fronte climatico», avverte Annachiara Saguatti.
Nel complesso, quindi, il 2025 segna la transizione da una fase di inflazione diffusa delle soft commodities a un contesto dominato dall’impatto dei fondamentali sui prezzi. Il 2026 si apre così sotto il segno di una maggior dispersione delle performance, con mercati chiamati a confrontarsi sempre più con le dinamiche di offerta, le politiche agricole ed energetiche e il ritmo della domanda globale. Guardando allora al prossimo anno, il quadro che emerge è quello di una fase più selettiva.
Il supporto strutturale alla domanda di oli vegetali rimane un elemento centrale, soprattutto in Asia, prevede Annachiara Saguatti: nel caso dell’olio di palma, le politiche di blending (la miscelazione di componenti con caratteristiche diverse per ottenere un prodotto con specifiche proprietà, ndr), come il percorso dell’Indonesia verso obiettivi sempre più ambiziosi, continuano a rappresentare un fattore di sostegno di medio termine, pur in un contesto di elevata volatilità. Mentre l’olio di soia può continuare a salire nel medio periodo per il ruolo chiave nel comparto degli oli vegetali e il sostegno derivante dal settore dei biocarburanti (ma con l’incertezza che deriva dalla guerra commerciale Usa-Cina che può impattare sui prezzi del seme).
Al contrario, per il caffè, dopo la performance positiva del 2025, conclude l’esperta di Areté, prevale una visione più prudente: «il miglioramento dell’offerta e la normalizzazione delle tensioni logistiche riducono lo spazio per ulteriori rialzi, aumentando il rischio di una fase correttiva nel corso del 2026». Anche Kenny Hu, analista di Citi (si veda la tabella in pagina), è molto cauto sul chicco nero, si aspetta che storni del 6% circa il prossimo anno e non vede la luce infondo al tunnel per il cacao, atteso cadere di un altro -3,8% rispetto al prezzo attuale. La parte del leone la faranno la soia e lo zucchero con un +12,1% e un +13,7%, rispettivamente.
Per chi volesse investire, le soft commodities sono negoziate con i future. Il trading di tali contratti avviene nelle borse di future, come l’Intercontinental Exchange (ICE). In alternativa ci sono gli Etc dedicati. Nella tabella in pagina si vede che in termini di Etc il caffè domina come performance sia nell’ultimo anno che nel lungo periodo, dove la copertura del cambio è risultata molto utile nel 2025. Al contrario, il cacao si è mosso molto male da inizio anno, all’interno di un trend rialzista di lungo periodo. (riproduzione riservata)