Almeno in Parlamento la maggioranza sembra gestire non senza qualche difficoltà l’ultimo miglio della legislatura. L’11 giugno scorso per ben tre volte al Senato non era stato raggiunto il numero legale sul decreto taglia-accise sui carburanti per i larghi vuoti tra i banchi del centrodestra.
Una settimana più tardi la scena si è ripetuta per altre due volte, sempre a Palazzo Madama, sulla riforma della caccia, fortemente voluta dalla stessa maggioranza: in questo caso a provocare lo stop in Aula, con conseguente rinvio dell’esame e del voto al 23 giugno, è stato l’avvicinarsi del week end - verso il quale i parlamentari mostrano quasi tradizionalmente molta attenzione - ma anche la crescente tensione tra gli animalisti, appoggiati da gran parte delle opposizioni, e il cosiddetto partito dei cacciatori che si sta riverberando sul disegno di legge, promosso proprio dal centrodestra. Che deve dunque fare i conti con più di un imprevisto e con qualche situazione parlamentare all’insegna del caos.
Il provvedimento - che porta la prima firma di Lucio Malan, capogruppo di Fdi al Senato, ed è sostanzialmente condiviso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida - rivede, e non di poco, le regole attualmente in vigore, fissate da una legge del 1992, estendendo tra l’altro le specie cacciabili e le condizioni ambientali in cui è ammessa la caccia.
E viene prevista anche la possibilità per i cacciatori di utilizzare visori per la caccia notturna e di sparare contro gli animali in alcune spiagge e foreste. Un’estensione giustificata dal centrodestra dai rischi crescenti, come gli incidenti stradali o i danni agli allevamenti, che arrivano dalla crescente presenza di animali selvatici, come ad esempio i cinghiali.
Con la riforma voluta dalla maggioranza, in particolare cambia in «bioregolatori» il ruolo fin qui previsto per i cacciatori e la caccia diventa «attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi», con conseguente aumento degli animali cacciabili: per esempio, il lupo non farebbe più parte delle specie di fauna tutelate.
Il provvedimento, che dopo il «sì» del Senato dovrà passare alla Camera, interviene anche sui calendari venatori, offrendo la possibilità di cacciare durante le fasi di migrazione o nidificazione degli animali.
Contro queste regole estensive sono andate subito all’attacco le opposizioni, Pd e M5S in testa, che nei giorni scorsi hanno parlato di una resa incondizionata alla frangia venatoria più estremista. Dure critiche sono arrivate a più riprese dalle associazioni animaliste al provvedimento denominato «sparatutto». E la presidente dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali), Annamaria Procacci, ha definito il testo una dichiarazione di guerra alla natura e agli animali.
Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non ha escluso la possibilità di apportare ulteriori ritocchi al disegno di legge, affermando che resta la disponibilità al confronto per migliorare il testo, che ha comunque difeso sostenendo che i correttivi fin qui valutati dall’esecutivo sono stati promossi per garantire la compatibilità del provvedimento con gli obblighi internazionali assunti e le norme Ue. La caccia del centrodestra al disco verde del Senato si dovrebbe riaprire la prossima settimana, al netto di nuovi imprevisti. (riproduzione riservata)