Sembra essere scoppiata la Btp mania tra i piccoli e i grandi risparmiatori italiani. Nuova prova della voglia di bond retail, e più in particolare di emissioni pubbliche, è stata l’ultima emissione del Btp Italia indicizzato all’inflazione che, in tre giorni, dal 27 al 29 maggio, ha registrato una raccolta di 6,5 miliardi tra 190 mila piccoli risparmiatori. Ma è già da un po’ di tempo a questa parte che gli italiani hanno riscoperto gli investimenti obbligazioni, come emerge dall’ultima relazione annuale di Banca d’Italia di venerdì 30 maggio che, numeri alla mano, ha evidenziato come il trend sia partito nel 2022. Se tra il 2010 e il 2021, in concomitanza con una fase di bassi tassi d’interesse, gli italiani avevano cercato qualche soddisfazione in più nel risparmio gestito, ovvero fondi comuni e polizze, trascurando un po’ i bond, ora la passione per le obbligazioni si è chiaramente riaccesa.
Come è stato evidente ancora nell’ultima emissione del Tesoro la sorpresa è però che le obbligazioni, e in particolare i Btp, piacciono soprattutto ai risparmiatori facoltosi: più di 160 ordini dell’ultimo Btp Italia sono stati sopra il milione di euro, con addirittura due ordini che hanno superato i 20 milioni di euro. Un dato che fa il paio con quanto è emerso venerdì 30 maggio proprio dall’ufficio studi di Banca d’Italia che, inaspettatamente, ha rivelato come più di tre quarti delle obbligazioni detenute a fine 2024 dagli italiani, pari complessivamente a 492 miliardi, erano nel portafoglio del 10% delle famiglie più abbienti.
I possessori di grandi patrimoni sono evidentemente attratti da questi strumenti e al centro della bond mania ci sono proprio le emissioni di titoli di Stato italiani che in questo ultimo triennio hanno visto i tassi salire e a fine 2024 rappresentavano più di 309 miliardi dei 492 miliardi di obbligazioni totali presenti nei portafogli delle famiglie, pari al 5,1% del totale delle attività. Tra le emissioni pubbliche, poi, ad essere particolarmente apprezzate sono quelle che offrono bonus a chi detiene il titolo fino alla scadenza, come i Btp Italia appunto, ma anche i Btp Futura o Valore. Emissioni che sono state capaci di favorire la partecipazione al mercato dei titoli di Stato anche da parte di chi prima non era interessato, hanno osservato ancora da Via Nazionale, e più di due terzi di coloro che detengono questi titoli si sono dichiarati disponibili ad acquistarne altri.
La fiducia nella Repubblica è evidente, come ha sottolineato nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, commentando le adesioni all’ultima emissione. I dati di Palazzo Koch evidenziano poi che i risparmiatori italiani investono in titoli di debito (quindi anche altri bond diversi dai Btp) l’8,2% del totale delle loro attività finanziarie complessive (pari a fine 2024 a 6.030 miliardi), molto più di quanto fanno i risparmiatori francesi, spagnoli o quelli tedeschi, che si collocano tutti sotto il 2,5% del totale.
La fetta più corposa delle attività finanziarie delle famiglie italiane resta però indirizzata ad azioni e partecipazioni, che nel 2024 hanno rappresentato il 29,1% del totale, anche se in calo rispetto al 30,1% dell’anno prima. Subito dopo ci sono i depositi, compresi i conti correnti di Banco Posta, su sui alla fine dello scorso anno restavano parcheggiati 1.390 miliardi di risparmi delle famiglie italiane, pari al 23% del totale (l’anno prima era il 23,7%), ma la buona notizia è che si tratta del dato più basso dal 2006.
Gli investimenti in strumenti finanziari sono di conseguenza aumentati, sia per l’aumento dei titoli obbligazionari sia per le quote di fondi comuni, saliti dal 12,5% del 2023 al 14,1% dell’attività delle famiglie nel 2024. Mentre le polizze vita sono rimaste di fatto stazionarie al 12,9%, subendo però lo scorso anno nuovi deflussi.
A fine 2024 il risparmio gestito, che mette insieme polizze vita, fondi comuni e previdenza complementare, rappresentava complessivamente il 30% delle attività delle famiglie italiane, anche se inferiore di 1,4 punti percentuali rispetto alla media dell’ultimo decennio e di 3,8 punti dell’area euro.
L’altra buona notizia è che lo scorso anno, sempre secondo l’ultima fotografia di Bankitalia, gli italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e notoriamente anche risparmiatori, hanno visto crescere il tasso di risparmio, salito al 9% del reddito lordo disponibile rispetto all’8,2% del 2023 e all’8,5% del 2022. Un dato che si è assestato su valori più alti rispetto al periodo precedente la pandemia da covid del 2019, anche se le motivazioni dell’incremento sono in verità meno rassicuranti. Perché l’aumento della propensione dei tassi di risparmio degli italiani sarebbe stato indotto dai timori di un peggioramento delle condizioni economiche generali dell’Italia. E’ quindi l’incertezza futura, derivante anche dalle dispute commerciali internazionali, a consigliare agli italiani di mettere fieno in cascina per prepararsi a tempi più difficili, in particolare tra le famiglie meno abbienti che sarebbero spinte ad accrescere il risparmio per motivi precauzionali.
Nonostante ciò, stima Banca d’Italia, nei primi mesi di quest’anno i consumi delle famiglia avrebbero continuato ad espandersi, anche se in misura moderata. Ma a marzo la fiducia dei consumatori avrebbe registrato una brusca frenata, in connessione con le crescenti tensioni commerciali e con la guerra dei dazi aperta dal presidente degli Stati Uniti il 2 aprile. A seguire potrebbero aver preso le misure con i continui cambi d’umore (e di misure commerciali) di Donald Trump e aver ripreso a consumare. (riproduzione riservata)