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Bot o Btp? Ora la curva dei rendimenti favorisce i titoli brevi, poi i rendimenti scenderanno – LA TABELLA
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Bot o Btp? Ora la curva dei rendimenti favorisce i titoli brevi, poi i rendimenti scenderanno – LA TABELLA

di Massimo Brambilla
22 aprile 2024, 02:43 Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2024, 14:23

Ai Buoni Ordinari del Tesoro andranno però affiancati Btp decennali quando la Bce, in scia al calo dell’inflazione, inizierà a tagliare i tassi di interesse. Dando una mano anche alla borsa | Btp Valore, perché comprarlo: le differenze con le precedenti edizioni del bond dedicato ai risparmiatori

Pochi ne parlano e molti risparmiatori ignorano che, in questa fase, la curva dei rendimenti per scadenza dei titoli pubblici italiani è praticamente piatta, cioè sostanzialmente orizzontale: significa che il ritorno dei Bot, ovvero dei titoli di Stato con scadenza entro 12 mesi, è analogo a quello dei Btp decennali e per ricercare rendimenti un po’ più alti è necessario allungare la scadenza dell’investimento a 15 o a 20 anni, aumentando considerevolmente il rischio tassi e anche quello di credito.

Infatti, più la scadenza è lontana e maggiore è il rischio che le alterne evoluzioni del mercato conducano a una crescita dei rendimenti, comportando minori introiti per l’investitore a cui corrisponderebbe una proporzionale flessione del valore di mercato dei bond, flessione tanto più marcata quanto più distante è la data di rimborso. Inoltre, tutto può accadere in un futuro così distante, perfino che i rating dell’Italia scivolino, per vicende avverse e imprevedibili, al di sotto del livello investment grade, comportando anche in questo caso una sensibile flessione del valore di mercato dei bond governativi per adeguarne verso l’alto i rendimenti.

A caccia del rendimento

A sostanziale parità di rendimento effettivo a scadenza, la teoria e la prassi operativa, oltre al buon senso, insegnano che è più opportuno investire in titoli di Stato con vita residua più breve, visto che godono di un rapporto rendimento/rischio più alto onorando la maggiore efficienza di portafoglio descritta dai Nobel per l’economia Markowitz e Sharpe. Anche perché, tra l’altro, i titoli pubblici con scadenza compresa tra due e nove anni offrono un rendimento più basso sia dei Bot e sia dei Btp decennali: da inizio 2025 in poi, infatti, il mercato obbligazionario esprime attraverso i bond inflation linked (Btp€i, Btp Italia e Oat€i francesi) un’inflazione attesa, in gergo «break-even inflation», stabilmente in contrazione anche a livello di Eurozona verso il target ideale del 2% dichiarato dalla Bce, aprendo le porte a una serie di ribassi al costo del denaro che prenderà il via da quest’anno; probabilmente già da questa estate, secondo le attese di gran parte degli uffici studi e di alcuni membri del board Bce, in testa il governatore della banca centrale olandese.

Per l’appeal di rendimento dei Bot si tratta dunque dell’ultima chiamata, visto che presto i relativi ritorni seguiranno il ribasso dei tassi atteso dall’Eurotower, mentre i Btp decennali aumenteranno gradualmente il loro appeal poiché il rientro dell’inflazione eserciterà, attraverso una crescita delle relative quotazioni spinte dalla domanda, una progressiva pressione al ribasso sui rendimenti (quindi chi primo arriva meglio alloggia). In un simile scenario, fin da ora non risultano più appetibili i Ccteu e i titoli di Stato indicizzati all’inflazione (Btp Italia e Btp€i), sebbene siano stati i protagonisti dell’ultimo triennio assieme ai Bot: a loro favore ha giocato da un lato l’impennata dell’inflazione, a cui sono indicizzate le cedole dei Btp Italia e Btp€i, e dall’altro lato la serie di rialzi senza precedenti al costo del denaro attuata dalla Bce, a cui sono legati i tassi Euribor che, oltre a costituire la base dei mutui a tasso variabile, rappresentano il tasso di indicizzazione (Euribor 6 mesi) delle cedole corrisposte dai Ccteu.

La strategia Barbell

In quest’ottica, la strategia di tipo barbell (bilanciata) ha le carte in regola per essere in questa fase la più premiante nell’ambito dell’impiego in titoli di stato: in pratica si tratta di investire sui due lati opposti della curva dei rendimenti, disinvestendo tutti gli altri titoli governativi. Nello specifico, il capitale da dedicare ai bond governativi andrebbe equamente suddiviso tra Bot a sei o 12 mesi e Btp a 10 anni, fissando così il rendimento ai massimi livelli e dimezzando contestualmente il rischio tassi e quello di credito espresso dall’andamento dello spread Btp-Bund.

Non solo bond

Se disinflazione sarà, lo scenario operativo descritto non premierà solo i Btp a lunga scadenza, a scapito delle future emissioni di Bot e degli attuali e futuri Ccteu, Btp Italia e Btp€i, ma premierà anche i comparti ciclici di borsa (industria e relativi beni e servizi, beni di consumo, costruzioni, materiali di base e probabilmente il settore oil) e le utility: i primi godrebbero di una ripresa dell’economia e quindi di un aumento della domanda, mentre le utility (elettricità in testa) beneficerebbero della riduzione dei tassi in grado di abbattere i cospicui oneri finanziari, particolarmente incidenti sul conto economico di aziende che fisiologicamente utilizzano elevati livelli di indebitamento e staccano cedole mediamente più consistenti dei titoli di stato. In quest’ottica, anche a Piazza Affari si assisterebbe a una rotazione interna degli investimenti: in questo caso a spese delle banche, meno appetibili quando i tassi sono in discesa dato che erodono i margini d’interesse record realizzati nel 2023 e verosimilmente nella prima metà del 2024. Così, la strategia barbell si presta a essere allargata agli investimenti azionari ripartendo, nel caso, un terzo del capitale complessivo su ciascuna asset class (Bot, Btp decennali e azioni), con la comodità di poter valutare poi un’eventuale aumento del peso della componente azionaria, o di Btp decennali, alla naturale scadenza dei Bot. (riproduzione riservata)



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