Ore 15:30 Wall Street apre in ribasso l’ultima settimana del 2025
Ore 14:40 Ftse Mib in lieve calo in attesa di Wall Street
Il Ftse Mib chiude a 44.436 punti, in calo dello 0,4%. Tra le blue chip perdono smalto i titoli della difesa, Leonardo (-2%) e Fincantieri (-1,7%), che pagano gli ultimi sviluppi nei colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina. Chiude in rosso anche Tim (-2,2%). Bene, invece, Diasorin (+3%) grazie al via libera ottenuto dalla della Food and drug administration (Fda) statunitense per il pannello respiratorio molecolare 4-plex sulla piattaforma Liaison Nes. Sul podio anche Nexi (+1,7%) e Inwit (+1,6%). Spread Btp/Bund sotto i 68 punti base.
Deboli le altre borse europee che terminano la seduta del 29 dicembre poco mosse, mentre negli Stati Uniti i principali indici azionari trattano in calo dopo due ore di scambi.
Wall Street apre in calo l’ultima settimana dell’anno con il Dow Jones che cede lo 0,1%, l’S&P 500 lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,7% all'avvio degli scambi. Gli operatori speravano nel cosiddetto rally di Santa Claus, un andamento stagionale secondo cui, storicamente, i titoli azionari tendono a salire durante gli ultimi cinque giorni di contrattazione di dicembre e i primi due giorni di gennaio.
Sul fronte della politica monetaria, l’idea che l'inflazione possa stabilizzarsi intorno al 3% rappresenta una delle narrazioni più persistenti del 2025-2026, commenta Jeffrey Cleveland, chief economist di Payden & Rygel. Tuttavia, l’analisi dei dati sembra delineare uno scenario differente. «La moderazione dei prezzi dei servizi abitativi e non, insieme a una crescita salariale allineata alla produttività, indica che la convergenza verso il 2% rimane un obiettivo plausibile», osserva Cleveland. Questa dinamica potrebbe spingere la Federal Reserve ad adottare un orientamento di politica monetaria più accomodante nel corso del prossimo anno.
«Il rischio principale si sta spostando dall'inflazione verso il mercato del lavoro: un punto fondamentale che offre alla Fed spazio di manovra. Stimiamo che il tasso di riferimento possa avvicinarsi progressivamente al 3%, un livello più coerente con un regime monetario neutrale», conclude l'esperto.
All’apertura dei mercati americani il Ftse Mib viaggia a 44.502 punti, in calo dello 0,2%. La migliore blue chip è Diasorin, che guadagna il 4% sulla scia delle novità positive arrivate negli Stati Uniti. In coda al paniere Leonardo che perde il 2,9%, indebolita dal procedere dei colloqui di pace tra Ucraina e Russia.
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari riduce le perdite a un -0,10% a 44.560 punti alle 14:40 in attesa dell’avvio di Wall Street (futures sul Dow Jones -0,26% e sull’S&P500 -0,46%) e grazie alla spinta di Diasorin (+4%), Inwit (+1,10%), Nexi (+2,26%), Amplifon (+1,14%) e Stm (+0,61%). Restano pesanti nel settore della difesa Leonardo (-3,2%) e Fincantieri (-1,8%) con i venti di pace in Ucraina.
Solo un +0,10% per Intesa Sanpaolo. Dal 1° gennaio del 2026 la responsabilità dell'Area di governo Chief compliance officer è stata affidata a Francesca Nieddu, mentre a Mauro Senati è stata affidata l'Area di governo Chief risk officer.
Lo spread Btp/Bund va sotto 68 punti base a 67,9. Nei primi tre mesi del 2026 il Tesoro offrirà i nuovi Btp a 3, 5 e 7 anni, oltre a un nuovo Btp short con scadenza febbraio 2028. L’ammontare minimo sarà di 9 miliardi per il Btp Short Term e per il 3 anni marzo 2029 e di 10 miliardi per gli altri due Btp con scadenza, rispettivamente, giugno 2031 e marzo 2033.
Piazza Affari resta in rosso, anche se perde solo lo 0,15% a 44.540 punti alle 13:10, frenata dai titoli della difesa come Leonardo e Fincantieri, da Moncler nel lusso e da Tim nel settore tlc. Fanno da contraltare Diasorin, Amplifon, Tenaris, Stm e Nexi.
In campo obbligazionario, in un mercato con volumi ancora molto bassi come è tipico del periodo festivo, il rendimento del Btp decennale scende al 3,49% con lo spread con il Bund a quota 68 punti base dai 65 dell'ultima chiusura.
Gli investitori valutano i progressi per una pace in Ucraina e i cambiamenti del sistema pensionistico dei Paesi Bassi, il più grande dell'Ue: i fondi pensione dal 1° gennaio potranno investire in asset più rischiosi, con la possibilità di pressioni aggiuntive sui governativi a lungo termine dell'area, ma possibili benefici per un Paese come l'Italia che, tra l’altro, potrebbe essere tra i primi a lanciare un sindacato nei primissimi giorni del 2026: Ifr segnala la possibilità di un'emissione a 7 o a 15 anni.
Con i futures Usa contrastati (+0,04% quello sul Dow Jones e -0,16% quello sull’S&P500) i mercati azionari europei restano dimessi complice il clima festivo (Dax -0,29%, Cac40 -0,03%, Ftse100 +0,05% e Ftse Mib -0,22% a 44.506 punti alle 11:20 con le banche miste, Leonardo e Fincantieri sempre vendute in scia ai venti di pace in Ucraina, male anche Unipol e Moncler; salgono, viceversa, spedite Diasorin e Nexi).
Il prezzo dell'oro storna (futures -1,37% a 4.490 dollari l’oncia) dopo aver sfiorato il massimo storico di circa 4.550 dollari. «Il metallo prezioso rimane sulla buona strada per registrare un aumento di circa il 70% nel 2025 e, dopo aver toccato un nuovo massimo storico alla fine della scorsa settimana, è naturale assistere a qualche presa di profitto prima della fine dell'anno, con il conseguente calo del prezzo osservato questa mattina», sottolinea Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades.
«Anche un leggero rialzo del dollaro statunitense, insieme al cauto ottimismo della Casa Bianca riguardo alle prospettive di un cessate il fuoco in Ucraina, ha limitato il rialzo del metallo prezioso», ha aggiunto Evangelista. «Tuttavia, le prospettive per l’oro rimangono positive, sostenute dalle aspettative di una politica accomodante da parte della Fed, accentuate dal continuo scrutinio politico da parte dell'amministrazione Trump e dalla continua domanda di beni rifugio guidata dall'incertezza geopolitica ed economica».
Le borse europee restano in calo (Francoforte -0,27%, Londra -0,03%, Parigi -0,02% e Milano -0,23% a 44.503 punti alle 10:20 con Leonardo e Fincantieri sotto pressione, di segno opposto Nexi, Diasorin, Amplifon e Mediobanca), mentre il petrolio sale (futures sul Brent +1,6% a 61,24 dollari al barile) nonostante i venti di pace in Ucraina.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha detto che la bozza di accordo di pace per porre fine alla guerra con la Russia prevede garanzie di sicurezza statunitensi per l'Ucraina della durata di 15 anni. Zelensky ha chiesto al presidente statunitense, Donald Trump, di fornire garanzie fino a 50 anni.
Il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,49% e quello del Treasury Usa di pari scadenza al 4,108%. Rendimenti più bassi non sono solo possibili, ma anche coerenti con i fondamentali. Una delle narrazioni più diffuse sostiene che il Treasury decennale non possa scendere sotto la soglia del 4%. L’analisi comparata dei cicli e dei fondamentali mostra, invece, che un intervallo tra il 3% e il 3,5% è perfettamente compatibile con un contesto di crescita moderata e inflazione in rientro, sottolinea Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel.
Il parallelismo con gli anni ‘90 è spesso citato come motivo per attendersi rendimenti più elevati, ma la logica dietro al ciclo attuale è profondamente diversa. Senza contare che non sono i confronti storici a determinare i rendimenti, ma le aspettative su crescita e inflazione, entrambe orientate a livelli più contenuti. Questo lascia spazio a una curva dei rendimenti relativamente piatta e a un contesto favorevole per il reddito fisso, anche senza un allentamento monetario aggressivo.
«Il quadro che emerge è meno ambiguo di quanto sembri: una crescita che resta resiliente, un mercato del lavoro in via di normalizzazione senza segnali di stress sistemico, un’inflazione in graduale convergenza verso il target, consumi sostenuti dal reddito e politica monetaria con margini di allentamento. Lungi dal complicare le decisioni, questi elementi delineano un percorso chiaro per gli operatori obbligazionari e per gli investitori globali. Date queste premesse, riteniamo che il 2026 rappresenti un’occasione per consolidare esposizioni nel reddito fisso, in un quadro in cui volatilità, rendimenti e fondamentali macro appaiono più allineati rispetto agli ultimi anni», conclude Jeffrey Cleveland.
Borse europee in calo in avvio di seduta. Francoforte arretra dello 0,16%, Parigi dello 0,08% come Londra, Milano dello 0,26% a 44.488 punti dopo la pausa natalizia, con futures statunitensi che indicano un’apertura in leggero calo (-0,08% quello sul Dow Jones e -0,18% quello sull’S&P500). In assenza di dati macro, il dollaro resta debole nei confronti dell’euro (+0,17% a 1,1772) e lo spread Btp/Bund scende a quota 68,63 punti base.
Sul listino milanese con i venti di pace in Ucraina scendono sia Leonardo (-3,86% a 47,50 euro) sia Fincantieri (-3,38% a 16,27 euro) che con Prysmian (+0,12% a 86,04 euro) ha rilevato in joint venture (80% Prysmian e 20% Fincantieri) il gruppo inglese dei cavi Xtera, valorizzato a un enterprise value pari a 65 milioni di dollari.
Tra le banche, Intesa Sanpaolo, che ha definito in accordo con le organizzazioni sindacali le tematiche del contratto di secondo livello del gruppo relative al sistema di welfare integrato, è stabile a quota 5,867 euro. Il contratto prevede l'aumento al 4,50% della contribuzione datoriale e al 6% per il personale under 35, confermando il contributo annuo di 120 euro versato in favore di tutti i figli dei dipendenti sino a 24 anni e l'incremento del buono pasto che arriverà a 10 euro. Di particolare rilievo le misure introdotte in tema di genitorialità per favorire e incoraggiare le giovani famiglie come il bonus nascita figli di 1.200 euro per tutti i nuovi nati.
Invece, Mps, in calo dello 0,24% a 8,854 euro, sarebbe vicina a ottenere il via libera della Bce alle modifiche al proprio statuto, consentendo al consiglio di amministrazione di presentare una lista di candidati per il rinnovo. La lista del board sarà probabilmente l'unica presentata per nominare la maggioranza dei membri del consiglio perché non è previsto che gli azionisti chiave presentino liste concorrenti, nonostante abbiano il potere di farlo.
In tema di M&A, la francese Worldline non ha alcuna intenzione di fondersi con Nexi (+0,80% a 4,152 euro) o di vendere le proprie attività in Italia. Lo ha riferito l'ad di Worldline, Pierre-Antoine Vacheron, in un'intervista pubblicata sabato da la Repubblica.
Viceversa, il Tesoro potrebbe vendere una quota del 15%, di Enav (-0,17% a 4,72 euro) mantenendo, però, il controllo con una partecipazione del 38%. Intanto, la società ha acquisito l’85% del capitale di AIView, società specializzata nei servizi drone e nei sistemi unmanned. Il deal è stato finalizzato con un ev per il 100% di 10,5 milioni e un multiplo ev/ebitda 2025 di 7x.
E se Kme (+3,88% a 0,91 euro) ha raggiunto un accordo con Paragon per il riacquisto del controllo di Cunova, società tedesca di engineering leader nel settore dei materiali critici: il valore totale dell'operazione è di circa 250 milioni di euro (il closing è atteso nel primo trimestre 2026), Maire (+0,61% a 13,12 euro) ha annunciato che la controllata Nextchem ha firmato un accordo vincolante per acquisire l'intero capitale sociale del gruppo Ballestra, tra i principali operatori a livello globale nel licensing, nella progettazione e ingegneria di impianti di trasformazione, nonché nella fornitura di tecnologie e attrezzature proprietarie per l'industria chimica.
Il portafoglio ordini consolidato di Ballestra, pari a 275 milioni a fine settembre, è stato ulteriormente rafforzato nel quarto trimestre e si prevede che supererà i 315 milioni entro la fine dell'anno. I ricavi d'esercizio 2025 sono stimati a 235 milioni. L’accordo stabilisce un valore dell’impresa di 108,3 milioni. Sulla base della posizione di cassa netta consolidata di Ballestra al 31 dicembre del 2024, pari a 18,2 milioni, il prezzo di acquisto risulta pari a circa 126,5 milioni.
Infine, vola del 7,48% a 3,16 euro Eles. Xenon, il fondo di private equity che vuole delistare la società umbra di chip anche per la Difesa e che mira al pacchetto concorrente di Mare Group (-0,75% a 3,98 euro) al 35% dei diritti di voto, d'accordo con la famiglia Zaffarami, fondatrice di Eles, ha rilanciato e offerto 3,2 euro da 2,95 euro per azione. L'esborso massimo sarà di 50,58 milioni di euro. Il periodo di adesione all’opa è confermato fra il 5 gennaio e il 6 febbraio del 2026 mentre l'offerta di Mare termina il 30 dicembre.
Invece l’opa di Mare Group, che ha offerto 2,65 euro per azione, termina il 30 dicembre. In tal senso, i titolari di azioni Eles che hanno già aderito all'opa do Mare Group sono liberi di revocare l'adesione e aderire all'offerta di Xenon a 3,2 euro.
Il cda di Mare Group il 27 dicembre ha deciso di non aderire all’opa promossa da Xenon. E ha ribadito la natura industriale dell’investimento nella società umbra, finalizzato allo sviluppo tecnologico e alla crescita competitiva di entrambe le realtà in un’ottica di lungo periodo. In tale contesto, si legge nel comunicato di Mare Group, «la presenza di entrambe le società su Euronext Growth Milan costituisce un valore potenziale e che, considerata l'attuale composizione dell'azionariato, il delisting di Eles non rientra tra gli obiettivi del proprio progetto strategico».
Borse europee attese positive (0,38% il futures sull’Eurostoxx50) con il presidente russo, Vladimir Putin, e quello ucraino, Volodymyr Zelensky, «forse molto vicini» a un accordo per mettere fine alla guerra, come ha detto il 28 dicembre il presidente americano, Donald Trump, ammettendo, tuttavia, che la questione del Donbass rimane irrisolta.
Prima dell'incontro con il presidente ucraino a Mar-a-Lago, in Florida, il tycoon ha parlato con Putin in una telefonata definita «produttiva» dal leader statunitense e «amichevole» dal Cremlino.
In giornata, invece, l'incontro a Mar-a-Lago tra il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e Trump per discutere della prossima fase del piano per Gaza. Nei colloqui si affronteranno anche le preoccupazioni relative a Hezbollah in Libano e all'Iran.
Mentre l’aspettativa di una politica monetaria più accomodante da parte della Fed nel 2026 continua a sostenere il sentiment, il presidente e ceo di Bank of America, Brian Moynihan, ha dichiarato che, mentre Trump cerca un nuovo presidente per la Federal Reserve, mantenere l’indipendenza del sistema bancario è fondamentale. Il mercato «punirà chiunque se non avremo una Fed indipendente», ha affermato Moynihan nel programma sulla Cbs Face the Nation with Margaret Brennan, registrato il 17 dicembre e trasmesso domenica 28. «E tutti lo sanno», ha aggiunto.
Nella riunione di dicembre, la Fed ha tagliato i tassi di interesse per la terza volta consecutiva, portandoli tra il 3,5% e il 3,75%, i livelli più bassi da novembre del 2022. Quest’anno Trump ha espresso ripetutamente il suo disappunto nei confronti di Jerome Powell, l’attuale presidente della banca centrale americana, il cui mandato scadrà a maggio 2026.
Sebbene il presidente della Fed sia nominato dal presidente degli Stati Uniti e confermato dal Senato, si tratta di un’agenzia indipendente e non esiste alcun precedente legale che permetta a Trump di licenziare il presidente se non per «giusta causa». Moynihan ha detto che Trump ha «grandi candidati» pronti per quando Powell andrà in pensione a maggio. Tuttavia, ha avvertito che ritiene ci sia «troppa ossessione per la Fed» al momento.
«Siamo un Paese guidato dal settore privato, da ciò che fanno le persone, dalle aziende e dalle imprese, piccole, grandi o medie, dagli imprenditori, dai medici e dagli avvocati, tutte queste persone guidano la nostra economia», ha detto Moynihan. «L’idea che siamo, come dire, appesi a un filo perché la Fed muove i tassi di 25 punti base, mi sembra che sia un concetto fuori misura». Moynihan ha aggiunto che, pur ritenendo che la Fed abbia un ruolo importante nel «stabilizzare l’economia», «onestamente, non dovresti nemmeno sapere che esiste».
Dopo la pausa natalizia il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,48%, viceversa lo spread Btp/Bund sale a 69,20 punti base. Non si svolgeranno le aste di Bot e Btp short originariamente in programma il 29 dicembre, cancellate dal Tesoro, come pure il collocamento a medio-lungo termine del 30, in ragione delle attività di gestione di cassa. Nel periodo gennaio-marzo via XX Settembre offrirà i nuovi Btp a 3, 5 e 7 anni, oltre a un nuovo Btp short con scadenza febbraio 2028. Il Tesoro ha ribadito che le emissioni lorde di titoli di Stato a medio-lungo termine l'anno prossimo dovrebbero essere tra 350 e 365 miliardi di euro contro i 380 miliardi del 2025.
Con il dollaro debole (l’euro vale 1,1766 dollari, +0,12%, in assenza di dati macro), l’argento ha superato gli 80 dollari l’oncia raggiungendo un nuovo massimo storico, prolungando il rally di fine anno alimentato da operazioni speculative e da un persistente squilibrio tra domanda e offerta. Il metallo bianco è salito fino al 6% a 84,0075 dollari l’oncia, complice anche il commento di Elon Musk nel fine settimana che ha evidenziato il crescente entusiasmo degli investitori verso i metalli preziosi. Musk ha risposto su X a un tweet sulle restrizioni cinesi alle esportazioni dicendo: «Non è una cosa positiva. L’argento è necessario in molti processi industriali».
Le misure cinesi sono in realtà un proseguimento delle politiche precedenti e sono state annunciate per la prima volta dal Ministero del Commercio il 30 ottobre. Pur essendo tra i primi tre produttori mondiali di argento, Pechino è anche il maggior consumatore mondiale e quindi non un grande esportatore. L’argento ha guadagnato oltre il 40% questo mese e si sta dirigendo verso la sua migliore performance annuale dal record del 1951.
Una corsa alimentata dagli acquisti elevati da parte delle banche centrali, dagli afflussi negli Etf e dai tre tagli consecutivi dei tassi da parte della Fed. Così l’argento sta superando l’oro per diverse ragioni. Innanzitutto, il mercato è più sottile e la liquidità può evaporare rapidamente; mentre il mercato dell’oro a Londra è supportato da circa 700 miliardi di dollari di lingotti disponibili per prestiti in caso di scarsità, non esiste una riserva simile per l’argento. In Cina l’argento conservato nei magazzini collegati alla Shanghai Futures Exchange il mese scorso ha raggiunto i livelli più bassi dal 2015.
A differenza dell’oro, l’argento ha anche molte proprietà utili nel mondo reale, che lo rendono un componente prezioso in prodotti come pannelli solari, data center per l’intelligenza artificiale ed elettronica. Con scorte vicine ai minimi storici, esiste il rischio di carenze di offerta che potrebbero colpire molte industrie. Gli acquirenti stanno ora pagando un sorprendente premio del 7% per la consegna immediata rispetto all’attesa di un anno. Gli indicatori tecnici mostrano che il rally dell’argento potrebbe essere stato troppo rapido e intenso. L’indice di forza relativa a 14 giorni del metallo ha mostrato un valore superiore a 80, ben oltre il 70 considerato come ipercomprato.
Sul listino milanese attenzione a Intesa Sanpaolo che ha definito in accordo con le organizzazioni sindacali le tematiche del contratto di secondo livello del gruppo relative al sistema di welfare integrato. Il contratto prevede l'aumento al 4,50% della contribuzione datoriale e al 6% per il personale under 35, confermando il contributo annuo di 120 euro versato in favore di tutti i figli dei dipendenti sino a 24 anni e l'incremento del buono pasto che arriverà a 10 euro. Di particolare rilievo le misure introdotte in tema di genitorialità per favorire e incoraggiare le giovani famiglie come il bonus nascita figli di 1.200 euro per tutti i nuovi nati.
Invece, Mps sarebbe vicina a ottenere il via libera della Bce alle modifiche al proprio statuto, consentendo al consiglio di amministrazione di presentare una lista di candidati per il rinnovo. La lista del board sarà probabilmente l'unica presentata per nominare la maggioranza dei membri del consiglio perché non è previsto che gli azionisti chiave presentino liste concorrenti, nonostante abbiano il potere di farlo.
In tema di M&A, la francese Worldline non ha alcuna intenzione di fondersi con Nexi o di vendere le proprie attività in Italia. Lo ha riferito l'ad di Worldline, Pierre-Antoine Vacheron, in un'intervista pubblicata sabato da la Repubblica.
Viceversa, il Tesoro potrebbe vendere una quota del 15%, di Enav mantenendo, però, il controllo con una partecipazione del 38%. E se Kme ha raggiunto un accordo con Paragon per il riacquisto del controllo di Cunova, società tedesca di engineering leader nel settore dei materiali critici: il valore totale dell'operazione è di circa 250 milioni di euro (il closing è atteso nel primo trimestre 2026), Maire ha annunciato che la controllata Nextchem ha firmato un accordo vincolante per acquisire l'intero capitale sociale del gruppo Ballestra, tra i principali operatori a livello globale nel licensing, nella progettazione e ingegneria di impianti di trasformazione, nonché nella fornitura di tecnologie e attrezzature proprietarie per l'industria chimica.
Il portafoglio ordini consolidato di Ballestra, pari a 275 milioni a fine settembre, è stato ulteriormente rafforzato nel quarto trimestre e si prevede che supererà i 315 milioni entro la fine dell'anno. I ricavi d'esercizio 2025 sono stimati a 235 milioni. L’accordo stabilisce un valore dell’impresa di 108,3 milioni. Sulla base della posizione di cassa netta consolidata di Ballestra al 31 dicembre del 2024, pari a 18,2 milioni, il prezzo di acquisto risulta pari a circa 126,5 milioni.
Infine, occhio a Eles. Xenon, il fondo di private equity che vuole delistare la società umbra di chip anche per la Difesa e che mira al pacchetto concorrente di Mare Group al 35% dei diritti di voto, d'accordo con la famiglia Zaffarami, fondatrice di Eles, ha rilanciato e offerto 3,2 euro da 2,95 euro per azione. L'esborso massimo sarà di 50,58 milioni di euro. Il periodo di adesione all’opa è confermato fra il 5 gennaio e il 6 febbraio del 2026 mentre l'offerta di Mare termina il 30 dicembre.
Invece l’opa di Mare Group, che ha offerto 2,65 euro per azione, termina il 30 dicembre. In tal senso, i titolari di azioni Eles che hanno già aderito all'opa do Mare Group sono liberi di revocare l'adesione e aderire all'offerta di Xenon a 3,2 euro.
Il cda di Mare Group il 27 dicembre ha deciso di non aderire all’opa promossa da Xenon. E ha ribadito la natura industriale dell’investimento nella società umbra, finalizzato allo sviluppo tecnologico e alla crescita competitiva di entrambe le realtà in un’ottica di lungo periodo. In tale contesto, si legge nel comunicato di Mare Group, «la presenza di entrambe le società su Euronext Growth Milan costituisce un valore potenziale e che, considerata l'attuale composizione dell'azionariato, il delisting di Eles non rientra tra gli obiettivi del proprio progetto strategico». (riproduzione riservata)