Il Ftse Mib azzera i guadagni e chiude a 40.732 punti (+0,01%). Dopo un iniziale ottimismo per l’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, che prevede un’aliquota del 15% dal 1°agosto, il listino milanese perde slancio. In mattinata Piazza Affari aveva guadagnato fino all’1,2%. Tra le blue chip la migliore è Stm (+2,7%), seguita da Bper Banca (+2,1%) e Banco Bpm (+1,7%). In calo Iveco (-3,8%), Leonardo (-2,9%) e Stellantis (-2,7%). Lo spread scende a 84 punti base. E l’euro perde l’1,3% nei confronti del dollaro a 1.16109.
«Sebbene non tutti i dettagli siano stati definiti, dopo settimane di negoziati abbiamo ora una discreta idea di come sarà l'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea», commenta Nicola Mai, economista e analista del Credito sovrano di Pimco. «Prima dell’annuncio, la nostra ipotesi di base prevedeva un aumento complessivo dei dazi sull’Ue di circa 15 punti percentuali. Quanto annunciato sembra molto in linea con le nostre aspettative. Secondo i nostri modelli, riteniamo che ciò indebolirà la crescita dell'Eurozona di quasi un punto percentuale portando probabilmente la crescita quasi a un punto morto nei prossimi due trimestri. Tuttavia, l'impatto dell'incertezza della politica commerciale sul comportamento delle imprese è difficile da stimare e continueremo a monitorare attentamente i dati per valutare l'entità del rallentamento imminente e la probabile risposta politica».
Dopo l’accordo tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi, Wall Street apre in cauto rialzo. Il Dow Jones parte poco mosso, l’S&P 500 guadagna lo 0,1% e il Nasdaq lo 0,3% alle 15:30. Intanto il Ftse Mib riduce i guadagni allo 0,5%, guidato da Stm (+2,7%) e dalle banche. Passa in negativo Stellantis (-2% dopo aver guadagnato anche oltre il 3% nel corso della mattina) e trattano sotto la parità anche Campari (-2,3%) e Amplifon (-1,7%).
Quella che inizia sui mercati statunitensi è una settimana particolarmente intensa, che prevede le trimestrali di alcune big tech, una riunione chiave della Federal Reserve e dati inflazione e occupazione. Stati Uniti e Ue hanno raggiunto un accordo per limitare al 15% i dazi sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Usa. «La tariffa include automobili, prodotti farmaceutici e semiconduttori, prodotti importanti per Bruxelles», sottolinea Robert Schramm-Fuchs, portfolio manager di Janus Henderson. «Sebbene alcuni dettagli rimangano vaghi, l’accordo segnala una chiara intenzione di riequilibrare il commercio, mantenendo l’allineamento strategico, ed elimina un importante fattore di incertezza».
Sul fronte della politica monetaria, il faro è puntato sulla riunione della Federal Reserve del 30 luglio. «Il presidente Jerome Powell sarà senza dubbio sottoposto a numerose domande sul suo mandato e sulle pressioni e critiche che sta ricevendo dalla Casa Bianca», ipotizza Erik Weisman, chief economist, portfolio manager di Mfs Investment Management.
Piazza Affari resta in rialzo (+0,78% a 41.045 punti, sui massimi da ottobre 2007, alle 13:40 con Banco Bpm, Bper e Unicredit tra le banche, Stm nel settore dei chip, Prysmian e Recordati) anche se l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea offre ben poco da festeggiare per l’Europa, a detta di Apolline Menut, economista di Carmignac. Le esportazioni europee verso gli Stati Uniti saranno ora soggette a un’imposta doganale del 15%, dieci volte superiore al livello pre-guerra commerciale, che si aggirava intorno all’1,5%. Tuttavia, quella che appare come una capitolazione dell’Ue merita un’analisi più approfondita, articolata su tre dimensioni fondamentali.
L’accordo scongiura lo scenario peggiore: i dazi al 30% minacciati da Trump, un’escalation caotica di ritorsioni e una guerra commerciale a tutto campo. L’Europa, a differenza della Cina, non possiede un potere di leva economico e tecnologico strategico nei nodi cruciali delle supply chain industriali a livello globale. «È vero che i produttori americani dipendono maggiormente dai fornitori europei di beni intermedi che non il contrario, ma in caso di escalation occhio per occhio, Trump avrebbe potuto estendere lo scontro includendo restrizioni sulla fornitura di materie prime energetiche e servizi digitali all’economia europea, ambiti in cui l’Ue è completamente dipendente dagli Stati Uniti», spiega Menut.
Inoltre, l’Europa è riuscita a proteggere alcuni settori chiave dai dazi settoriali più gravosi (che vanno dal 25 al 50% e oltre): l’accordo riduce i dazi sulle automobili (dal 25% previsto dalla Sezione 232 al 15%) e include i semiconduttori (minacciati da un’indagine del Bis con possibile imposizione di un dazio del 25%) e i prodotti farmaceutici (per i quali Trump aveva evocato tariffe fino al 200%). «L’accordo riduce in modo significativo l’incertezza sulle politiche commerciali che incombeva sulle supply chain europee, anche se il diavolo si nasconde nei dettagli — in particolare sulle ambigue clausole zero per zero relative ai dazi», aggiunge Menut.
Lo spread Btp/Bund cala a 84,84 punti base dopo che il banchiere centrale slovacco, Peter Kazimir, ha detto che la Bce non ha fretta di abbassare nuovamente il costo del denaro e che per giustificare un taglio dei tassi già a settembre servirebbe un cambiamento economico inaspettato. La scorsa settimana la Bce ha mantenuto i tassi invariati, come ampiamente previsto dagli economisti, spingendo gli investitori a ridimensionare le proprie scommesse su un ulteriore allentamento della politica monetaria.
L'accordo commerciale tra Ue e Usa è chiaramente positivo in quanto riduce l'incertezza per le imprese, ma non è ancora chiaro quale sarà l'impatto sui prezzi, principale obiettivo della Bce. «Può contribuire ad alleviare i timori e a far tornare la fiducia», ha detto Kazimir. «Ora le cose sono più chiare, ma avremo bisogno di tempo per vedere in che misura questo nuovo contesto influenzerà l'inflazione».
I mercati azionari europei continuano a salire (Dax +0,40%, Cac40 +0,62%, Ftse100 +0,12% e Ftse Mib +0,90% a 41.092 punti alle 12:05 con le banche e Stm, +3,26%) come il future sull’S&P?500 (+0,28%), anche se l’accordo tra Ue e Usa, apparentemente positivo, rispetto alle minacce di dazi precedenti del 30%, sta iniziando a ricevere molte critiche da parte degli addetti ai lavori, che ritengono sia eccessivamente favorevole per gli Stati Uniti. L’intesa introduce dazi del 15% su quasi tutte le importazioni Ue negli Usa, evitando gli scenari peggiori previsti di dazi al 30-50%.
Il settore auto europeo, particolarmente vulnerabile, beneficia del fatto di aver evitato dazi del 30%; lo stesso vale per semiconduttori e pharma, pur soggetti alla nuova tariffa. Mentre sono stati concordati zero dazi su prodotti come aeromobili, alcuni farmaci, semilavorati, macchinari e cereali, sebbene alcuni dettagli non siano ancora del tutto chiari.
«L’Ue si è impegnata su 600 miliardi di dollari di investimenti negli Usa e sull’acquisto di 750 miliardi di energia americana. Nonostante l’ottimismo ufficiale, alcuni analisti avvertono che Trump potrebbe rivisitare i dazi se l’Ue non rispetta gli impegni, pur mantenendo un margine di modifica unilaterale», afferma Saverio Berlinzani, Chief Analyst di ActivTrades. Intanto sul mercato dei cambi l’euro si è indebolito dello 0,54% contro il dollaro a 1,1653, restando sotto pressione, «il che significa che in questo momento gli operatori vedono negativamente gli effetti di questo accordo», spiega Berlinzani.
Lo spread Btp/Bund scende a 85,16 punti base, sui minimi da dicembre 2025. «I mercati europei del credito hanno reagito positivamente, con spread in calo generalizzato. I mercati prosperano sulla certezza e, sebbene questo accordo sia indubbiamente negativo per gli esportatori europei rispetto alle condizioni di inizio anno, è meno negativo di quanto previsto dai nostri economisti», dichiara Howard Woodward, co-portfolio manager Euro Corporate Bond Strategy di T. Rowe Price. «Pertanto, questo sviluppo offre una certa chiarezza agli emittenti europei, anche se molti dettagli devono ancora essere definiti. Le case automobilistiche europee, in particolare, stanno ancora negoziando e sperano di ottenere ulteriori concessioni tariffarie attraverso investimenti aggiuntivi nelle loro attività produttive negli Stati Uniti. Sebbene finora gli aumenti dei prezzi dei veicoli negli Stati Uniti siano stati limitati, prevediamo che alcune aziende aumenteranno i prezzi per compensare il costo dei dazi, ora che c'è maggior certezza».
Le borse europee salgono nella settimana della Federal Reserve e dopo l'intesa sui dazi tra Ue e Usa, mentre si attendono i dettagli delle trattative commerciali tra la Cina e l'amministrazione Trump. Tra le singole piazze Milano avanza dello 0,97% a 41.122 punti alle 10:25 grazie ai progressi di Stm (+3,08%) e Bper Banca (+2,52%) seguite da Unicredit (+2,20%) e da Banco Bpm (+2,47%), Parigi dello 0,73%, Francoforte dello 0,54%, mentre Londra resta la più cauta con un +0,15%.
Lo spread Btp/Bund scende a quota 85,56 punti base. «Sui tassi Bund tedeschi, consideriamo l’area tra 2,4%-2,5% come punto di neutralità. Come detto il mese precedente, eventuali rialzi dei tassi in area 2,7%-2,8% rappresenterebbero un’opportunità di aumento della duration di portafoglio. Rimaniamo costruttivi sui Btp italiani (il rendimento del 10 anni scende al 3,54%, ndr), anche se non ci attendiamo movimenti significativi al ribasso nello spread Btp-Bund nel breve termine, considerando la discesa degli ultimi mesi: siamo ormai stabilmente sotto i 100 punti base», afferma Filippo Casagrande, chief of investments di Generali Investments.
Sui tassi americani, prosegue l’esperto, l’atteggiamento è neutrale ma con una nota più prudente. «Se l’area 4,3%-4,5% (il rendimento del Treasury Usa 10 anni cala al 4,37%, ndr) può essere considerata come un’area di equilibrio, rimangono molte incertezze sulla politica fiscale Usa, al momento su una traiettoria di debito non sostenibile che sta pesando sul dollaro», spiega Casagrande.
Di conseguenza, eventuali rialzi dei tassi dei Treasury vanno valutati attentamente prima di tornare ad aumentare l’esposizione. Nel comparto del credito, «rimaniamo moderatamente costruttivi. Gli spread hanno continuato a scendere nelle ultime settimane, ma seppur a livelli storicamente bassi vediamo valore in ragione della solidità dei profitti aziendali. Continuiamo a preferire titoli di qualità con duration medio-bassa e spread interessanti, preferendo i titoli governativi europei: Bund o Btp per esposizioni duration più lunghe. Il mercato high yield europeo rimane una fonte interessante di rendimento con una bassa esposizione duration, pur consapevoli dei rischi in caso di deterioramento del quadro macroeconomico», conclude Casagrande.
Borse europee (Dax +0,95%, Cac40 +1,11%, Ftse100 +0,50% e Ftse Mib +0,75% a 41.033 punti) e futures sull'S&P 500 in rialzo dello 0,41%, sostenuti dall'accordo Usa-Ue che ha scongiurato l'avvio di una guerra commerciale con l'imposizione di dazi del 15% su gran parte delle esportazioni europee.
Gli investitori guardano con favore all'accordo commerciale transatlantico, ma lascia ancora aperta la questione delle tariffe sui farmaci, acciaio e alluminio, soggetta a ulteriori negoziazioni e all'approvazione del Parlamento Europeo e dei parlamenti nazionali.
Il rendimento del Treasury Usa a 10 anni scende al 4,37% e quello del Btp a 10 anni al 3,55% (spread con il Bund stabile a 86,35 punti base), mentre l'euro resta poco mosso a 1,1718 dollari (-0,07%). Gli investitori si preparano a una settimana ricca di eventi: riunioni di Fed e BoJ, report Pce e non-farm payrolls, e le trimestrali di Apple, Amazon, Microsoft e Meta.
Sul listino milanese nel settore automotive dopo i dazi al 15% rispetto al livello precedente del 27,5% (2,5% originario più l’aumento del 25% introdotto lo scorso aprile) salgono Stellantis (+3,64%), Ferrari (+0,93%), Iveco (+0,45%), Pirelli (+0,79%) e Brembo (+2,09%), ma anche nel settore del lusso si registrano acquisti su Moncler (+0,43%) e Brunello Cucinelli (+1,08%). Molto gettonata anche Stm, seguita da Buzzi (+1,18%) e Interpump (+1,18%).
Tra le banche spunta un +0,53% Mediobanca visto che il governo ha deciso di non esercitare il golden power sull'ops su Banca Generali (+0,17%).
Nel frattempo Mps (+0,63%), che ha lanciato un’ops su Mediobanca, ha siglato con i sindacati due accordi per un premio aziendale di 1.500 euro e per un miglioramento del contratto integrativo dei dipendenti della banca.
Quanto a Bper Banca (+1,12%) ha raggiunto l'80,62% della Popolare di Sondrio (-0,54%) nell'ultimo giorno di offerta. Mentre Davide Leone ha aumentato la sua quota in Banco Bpm (+1,02%) all'8,17% dal 5,3% precedente. Il ceo Alessandro Papa, intervistato da Il Corriere Economia, ha sottolineato che la fusione sarà deliberata tra settembre e ottobre e porterà alla nascita di un istituto da oltre 2 miliardi di euro di utile previsto al 2027, con Cet1 superiore al 15% e forte penetrazione nel Nord Italia.
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E se Iveco è in colloqui avanzati per vendere la divisione difesa a Leonardo (-2% a 46,6 euro): l'accordo potrebbe valorizzare IDV tra 1,6 e 1,7 miliardi di euro (le attività verrebbero suddivise tra Rheinmetall, logistica e trasporto truppe, e Leonardo, veicoli corazzati e carri armati), Tim (-0,22% a 0,4063 euro) è in trattative con Warner Bros. Discovery per includere il servizio di streaming Hbo Max nell'offerta di TimVision.
Infine, Mfe-Mediaforeurope (-3,26% a 2,72 euro) ha aumentato il il corrispettivo dell'offerta pubblica di acquisto volontaria sulla tedesca Prosiebensat.1 (+10,15% a 7,75 euro a Francoforte). Il prezzo da 4,48 euro in denaro e una componente in natura pari a 0,4 azioni ordinarie Mfe di categoria A è stato alzato a 4,48 euro in denaro (immutato) e una componente in natura pari a 1,3 azioni Mfe A. Il periodo di adesione termina il 13 agosto, salvo ulteriori proroghe.
Infine, Ems, azionista di maggioranza di EuroGroup Laminations (sospesa con un teorico +56%), e Ferrum Investment, veicolo d'investimento di nuova costituzione posseduto da fondi gestiti da FountainVest, hanno sottoscritto un contratto di compravendita di azioni per il trasferimento di una partecipazione pari al 45,7% del capitale sociale di EuroGroup Laminations che, escluse le 5.030.800 azioni proprie detenute dalla società, corrisponde al 47,1% del capitale sociale con diritto di voto di Egla.
Ems reinvestirà indirettamente in Egla il 50% dei proventi della vendita. Il contratto di compravendita prevede che Ferrum Investment acquisti da Ems 2.992.431 azioni ordinarie e 73.677.026 azioni a voto multiplo di Egla. Il prezzo di ciascuna azione acquistata è pari a 3,85 euro e, pertanto, il prezzo complessivo della vendita è pari a circa 295 milioni. Un valore che rappresenta un premio del 63,8% rispetto al prezzo ufficiale di venerdì 25 luglio 2025 (l'ultimo giorno prima dell'annuncio). A seguito del closing, Ems e Ferrum Investment saranno tenuti a lanciare un’opa su tutte le restanti azioni di Egla a un prezzo corrispondente al prezzo di vendita, ovvero 3,85 euro per azione (o il prezzo diverso che sarà pagato a Ems qualora fossero distribuiti dividendi agli azionisti di Egla prima del Closing), con l'obiettivo di delistare le azioni di Egla dal listino milanese.
Borse europee attese in netto rialzo (+1,30% il futures sull’Eurostoxx50) dopo che Washington e Bruxelles hanno concluso un accordo che prevede dazi del 15% sulla maggior parte delle merci Ue importate e include investimenti negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari, compresi più acquisti in energia (150 miliardi, pari al doppio di quanto ha comprato nel 2024) e difesa.
I dazi su acciaio e alluminio saranno al 50%, ma potrebbero venire ridotti in un secondo tempo. «Penso sia il più grande accordo mai fatto», ha commentato il presidente statunitense, Donald Trump, annunciando il 27 luglio dalla Scozia insieme alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen l'accordo, sicuramente più favorevole agli Stati Uniti, ma comunque lontano dai dazi al 30% minacciati da Trump. Anche i futures statunitensi salgono (+0,50% quello sul Dow Jones e +0,53% quello sull’S&P500).
Un livello dei dazi al 15% provocherà effetti, comunque, molto pesanti sull'export italiano che vanno a sommarsi all'apprezzamento degli ultimi mesi dell'euro sul dollaro di quasi il 15%. Secondo la Cna (Confederazione per l’artigianato), l’accordo è giudicando non soddisfacente. L'Italia è uno dei principali esportatori negli Stati Uniti e quindi qualsiasi innalzamento dei dazi avrà riflessi molto negativi, in particolare sul sistema delle piccole imprese.
Ai 67 miliardi di euro di vendite dirette, occorre sommare circa 40 miliardi di flussi indiretti che in larga parte sono beni intermedi nei settori della meccanica e della moda dove è prevalente la presenza delle piccole imprese. Di fatto il 15% di dazi più il 15% di svalutazione del dollaro significa il 30%, che avrà riflessi negativi non solo sull’economia italiano, ma anche sull'economia americana. Il governo Italiano avrebbe assicurato sostegni e compensazioni al sistema delle imprese per 25 miliardi.
Per il governo italiano l'accordo garantisce stabilità ed è sostenibile, secondo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Mentre i vicepremier, Antonio Tajani, e Matteo Salvini, hanno assicurato «misure di sostegno a livello nazionale».
Intanto oggi, 28 luglio, funzionari di alto livello statunitensi e cinesi riprendono i colloqui a Stoccolma per cercare di appianare questioni economiche al centro della guerra commerciale tra i due Paesi, con l'intento di estendere di tre mesi la tregua e facilitare un potenziale incontro fra Trump e Xi Jinping a fine ottobre o inizio novembre.
L’euro sale dello 0,08% a 1,1735 dollari in assenza di dati macro. Questa è anche la settimana della Fed. Secondo il FedWatch Tool il 98% dei trader non si aspetta nessun taglio nella riunione del 30 luglio, mentre il 63% si aspetta un taglio di 25 punti base nel meeting del 17 settembre. «È probabile che nel corso della conferenza stampa Powell ribadisca il wait and see degli scorsi meeting, al fine di meglio capire quale possa essere l’impatto sulla crescita economica, sul mercato del lavoro e sull’inflazione dei dazi», afferma Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim.
«È innegabile che l'economia degli Stati Uniti si trovi nel mezzo di una complessa combinazione di shock tariffari, incertezza politica destabilizzante e tensioni geopolitiche elevate, con una crescita economica in rallentamento e una ripresa dell'inflazione per alcuni beni di consumo più esposti ai dazi. Infatti, sebbene il mercato del lavoro rimanga bilanciato, lo slancio della crescita economica si è affievolito», conclude Tognoli.
Il rendimento del Btp decennale scende al 3,57% con lo spread con il Bund a 86,5 punti base. Entra nel vivo la tornata d'aste di fine mese: il 29 luglio il Tesoro mette a disposizione 6,5 miliardi di euro di Bot a 6 mesi, mentre mercoledì 30 luglio sarà la giornata del collocamento a medio-lungo termine, con un importo massimo di 9 miliardi offerto nelle riaperture di quattro titoli.
Il collocamento dovrebbe, nelle attese, riscuotere l'interesse degli investitori considerato anche - come annunciato contestualmente dal Mef - che l'asta a medio-lungo in calendario a metà agosto non avrà luogo, come spesso accaduto anche in passato, sottolinea Reuters. Attiva in mattinata la Francia che offre i seguenti Btf: 2,6-3 miliardi scadenza 29/10/2025; 1,4-1,8 miliardi scadenza 11/2/2026; 200-600 milioni scadenza 22/4/2026; 1,5-1,9 miliardi scadenza 15/7/2026.
I prezzi del petrolio risalgono dai minimi delle ultime tre settimane grazie all'accordo commerciale Usa-Ue che attenua le preoccupazioni sui dazi e rafforza le aspettative di una futura domanda di energia. I future sul Brent salgono dello 0,65% a 68,17 dollari al barile, mentre i future sul greggio Wti guadagnano anch’essi lo 0,81% a 65,69 dollari. Ora l’attenzione si concentrerà sulla politica di produzione dell’Opec+ da settembre in poi, secondo gli analisti di Ing. L’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati dovrebbero aumentare moderatamente la produzione ad agosto, mentre il greggio venezuelano potrebbe rientrare nel mercato in caso di un potenziale allentamento delle sanzioni statunitensi.
Un comitato dell’Opec+ si riunirà più tardi oggi, 28 luglio, per esaminare il mercato petrolifero in vista della riunione del 3 agosto, durante la quale sarà decisa la politica di produzione per settembre. Secondo i media, è previsto un nuovo aumento della produzione da parte del cartello. «Ci aspettiamo che l’Opec+ completi almeno il ritorno totale dei 2,2 milioni di barili al giorno dei tagli volontari aggiuntivi entro la fine di settembre», hanno dichiarato gli analisti di Ing. «Questo comporterebbe un aumento dell’offerta a settembre di almeno 280.000 barili al giorno. Tuttavia, c’è chiaramente margine per un incremento più aggressivo», hanno aggiunto.
Sul listino milanese occhio al settore automotive dopo i dazi al 15% rispetto al livello precedente del 27,5% (2,5% originario più l’aumento del 25% introdotto lo scorso aprile), quindi a Stellantis, Ferarri, Iveco, Pirelli e Brembo, ma anche al settore del lusso, Moncler e Brunello Cucinelli in primis.
Tra le banche attenzione a Mediobanca visto che il governo ha deciso di non esercitare il golden power sull'ops su Banca Generali.
Nel frattempo Mps, che ha lanciato un’ops su Mediobanca, ha siglato con i sindacati due accordi per un premio aziendale di 1.500 euro e per un miglioramento del contratto integrativo dei dipendenti della banca.
Quanto a Bper ha raggiunto l'80,62% della Popolare di Sondrio nell'ultimo giorno di offerta. Mentre Davide Leone ha aumentato la sua quota in Banco Bpm all'8,17% dal 5,3% precedente. Il ceo Alessandro Papa, intervistato da Il Corriere Economia, ha sottolineato che la fusione sarà deliberata tra settembre e ottobre e porterà alla nascita di un istituto da oltre 2 miliardi di euro di utile previsto al 2027, con Cet1 superiore al 15% e forte penetrazione nel Nord Italia.
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E se Iveco è in colloqui avanzati per vendere la divisione difesa a Leonardo: l'accordo potrebbe valorizzare IDV tra 1,6 e 1,7 miliardi di euro (le attività verrebbero suddivise tra Rheinmetall, logistica e trasporto truppe, e Leonardo, veicoli corazzati e carri armati), Tim è in trattative con Warner Bros. Discovery per includere il servizio di streaming Hbo Max nell'offerta di TimVision.
Infine, Mfe-Mediaforeurope ha aumentato il il corrispettivo dell'offerta pubblica di acquisto volontaria sulla tedesca Prosiebensat.1. Il prezzo da 4,48 euro in denaro e una componente in natura pari a 0,4 azioni ordinarie Mfe di categoria A è stato alzato a 4,48 euro in denaro (immutato) e una componente in natura pari a 1,3 azioni Mfe A. Il periodo di adesione termina il 13 agosto, salvo ulteriori proroghe.
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