Il Ftse Mib archivia il mese di febbraio – dove ha visto una crescita del 4% – con un calo dello 0,4% a 47.209 punti. A pesare sul principale listino milanese è ancora una volta l’affaire Mediobanca-Mps (i due istituti cedono rispettivamente del 6,7% e del 6,2%): il board di Rocca Salimbeni ha approvato il piano industriale 2026-2030 che mira a un utile netto adjusted di 3,7 miliardi di euro al 2030 e alla distribuzione complessiva di circa 16 miliardi agli azionisti lungo l’arco di piano. L’operazione che ha come postulato l’integrazione con Mediobanca. Ad accentuare i ribassi le parole della premier Giorgia Meloni, che hanno confermato lo svincolamento del Governo da Monte dei Paschi.
Su questa scia perdono anche Banco Bpm (-3%) e Bper (-2,4%), mentre guadagnano terreno Saipem (+2,6%), Stellantis (+2,4%) e Prysmian (+2,3%).
Nel giorno del collocamento del nuovo Btp Valore lo spread Btp/Bund sale a 63 punti, col rendimento del bond decennale italiano a 3,28%. L’euro scambia a 1,1820 dollari.
I principali listini europei chiudono misti, con Dax e Cac 40 in ribasso dello 0,04% e dello 0,4%, mentre il Ftse 100 segna +0,6%.
Wall Street si muove in territorio negativo mentre sconta gli ultimi dati sull’indice dei prezzi alla produzione (più alti del previsto) e i timori legati all’AI. Perdono i titoli legati ai software (Salesforce -3%, Microsoft -1%).
Sul fronte metalli preziosi da segnalare la rimonta dell’argento spot che scambia a 93,5 dollari l’oncia (+6%). Oro spot a 5.233 dollari (+0,9%).
Il Ftse Mib cala dello 0,5% zavorrato dalle banche, con Mps titolo peggiore (-6%) dopo che la premier Giorgia Meloni ha detto che «il ruolo del Governo» nell’istituto senese è terminato. Segue in scia Mediobanca, che cede il 6%. Bene invece Saipem (+3,3%), Prysmian (+2,4%) e Diasorin (+2,3%).
Spread a 63 punti.
Alle 15:35 il Ftse Mib cede dello 0,2%. Sul principale listino milanese pesano le banche, con Mps e Mediobanca che perdono rispettivamente il 5,3% e il 5% dopo la presentazione del nuovo piano. In calo anche Banco Bpm (-2%). Guadagnano terreno Saipem (+2,6%), Nexi (+2,2%) ed Eni (+2%). Lo spread sale a 63 punti nel giorno di collocamento del nuovo Btp Valore.
Wall Street apre in ribasso nell’ultimo giorno di contrattazioni del mese.
I prezzi alla produzione statunitensi sono aumentati più del previsto a gennaio, probabilmente a seguito del trasferimento da parte delle aziende dei costi più elevati derivanti dai dazi sulle importazioni, il che indica che l’inflazione potrebbe aumentare nei prossimi mesi.
L’indice dei prezzi alla produzione per la domanda finale è aumentato dello 0,5% a gennaio, dopo un aumento rivisto al ribasso dello 0,4% a dicembre.
Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che l’economia statunitense si rafforzerà quest’anno, con un tasso di disoccupazione intorno al 4% «e una crescita fenomenale di nuove aziende che genereranno nuovi posti di lavoro» ha detto il direttore generale Kristalina Georgieva in un'intervista a Fox Business.
L’indice Dax è stabile a quota 25.309 punti alle 14:20 dopo che a sorpresa l'inflazione tedesca a febbraio ha registrato un aumento dello 0,2% su base mensile, rispetto al +0,5% indicato dal consenso e al +0,1% del mese precedente. Su base annua, la variazione dei prezzi al consumo è stata del +1,9%, dopo il +2,1% del mese precedente, sotto la stima degli economisti a +2%. I dati definitivi di febbraio saranno pubblicati l'11 marzo.
Invece l’indice Ftse Mib di Piazza Affari arretra dello 0,21% a 47.326 punti, falciato sempre da Mps (-5,6%) e Mediobanca (-4,7%). Sotto pressione pure Stm e Unicredit, in calo entrambe dell’1,5%. Salgono contro corrente Buzzi, Eni, Saipem, Nexi e Prysmian.
Euro e spread Btp/Bund viaggiano, rispettivamente, a 1,18 e a 62 punti base. Il Tesoro ha comunicato al mercato i tassi minimi del nuovo Btp Valore a 6 anni che prevede un meccanismo di doppio step-up crescente: avrà un tasso minimo garantito del 2,5% i primi due anni, per poi passare al 2,8% nel biennio successivo e al 3,5% per gli ultimi due. È previsto, inoltre, un premio fedeltà dello 0,8% per chi comprerà il titolo in fase di collocamento e lo terrà fino alla scadenza. Il titolo retail sarà offerto ai piccoli risparmiatori dal 2 al 6 marzo.
Con i futures Usa in calo (-0,65% quello sul Dow Jones e -0,43% quello sull’S&P500 alle 13:20), i mercati azionari europei sono contrastati (+0,14% il Dax, -0,18% il Cac40, +0,45% il Ftse100 e +0,06% a 47.454 punti il Ftse Mib con Mps e Mediobanca che accelerano al ribasso dopo la presentazione del nuovo piano, -4,4% e -3,7% rispettivamente, controbilanciate da Prysmian, Buzzi e Saipem, in rialzo di oltre due punti percentuali).
Lo spread Btp/Bund sale a 62,2 punti. Il Tesoro comunica i tassi cedolari minimi del nuovo Btp Valore, titolo retail a 6 anni che sarà offerto ai piccoli risparmiatori dal 2 al 6 marzo. Il titolo prevede un meccanismo di step-up della cedola ogni due anni.
Tra le materie prime i prezzi del rame salgono e si avviano verso il settimo mese consecutivo di guadagni, grazie all'ottimismo della domanda che ha superato i timori per l'accumulo di scorte nei magazzini registrati presso le principali borse. Al London Metal Exchange il rame sale dell'1,7% a 13.484 dollari per tonnellata dopo aver toccato quota 13.500 dollari, il massimo dal 4 febbraio (a 14.527,50 dollari il massimo storico a fine gennaio).
I dati rilasciati dopo la fine dei nove giorni di vacanza cinese per il Capodanno Lunare hanno segnalato che le scorte di rame nei magazzini registrati presso lo Shanghai Futures Exchange hanno raggiunto il massimo da quasi 10 anni a 391.529 tonnellate metriche con un aumento del 44% rispetto a due settimane fa.
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib annulla i guadagni alle 11:35 (+0,02% a 47.437 punti), frenato da Mps e Mediobanca, in calo di oltre il 3% dopo la presentazione del nuovo piano.
Invece, Erg balza del 5,85% a 25,34 euro dopo che A2A (-0,7%) ha confermato che «ad oggi diverse opzioni strategiche sono oggetto di riflessioni preliminari ed esplorative», ma nessuna decisione in merito è stata presa. Un articolo de Il Giornale d’Italia è tornato sull’ipotesi di interesse di A2A per Erg, oltre che di altri operatori del settore quali Axpo ed alcune principali utility italiane (Enel, Hera, Acea e Iren).
L’articolo si spinge a ipotizzare uno scenario di acquisizione di Erg (market cap di 3,6 miliardi) da parte di A2A (market cap di 7,6 miliardi) attraverso un’ops o opa, con un concambio indicativo di 10 azioni A2A per ogni azione Erg (10:1), al quale potrebbero aggiungersi un premio di 1 o 2 azioni e una possibile componente cash.
«In termini valutativi, un concambio pari a 10:1 risulterebbe sostanzialmente in linea con i rapporti di mercato, mentre concambi più elevati a 11:1-12:1 implicherebbero un premio compreso tra il 12% e il 20% sui prezzi attuali di Erg, al netto di eventuali componenti cash», ha valutato Equita secondo cui un eventuale operazione con un operatore integrato come A2A avrebbe un forte senso industriale. La Sim ha un rating hold su entrambe le azioni (target price a 2,7 euro su A2A e a 25,60 euro su Erg).
Lato macro, a gennaio l'avanzo commerciale con i Paesi extra Ue è risultato pari a +2.124 milioni, in aumento rispetto ai 370 milioni dello stesso mese del 2025. L’Istat ha spiegato che il deficit energetico (-3.194 milioni) è inferiore rispetto a un anno prima (-4.577 milioni). L'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici è salito da 4.947 milioni di gennaio 2025 a 5.318 milioni di gennaio 2026.
A gennaio l’Istat ha stimato una flessione congiunturale per entrambi i flussi: per le importazioni -3,9% e per le esportazioni -1,9%. L'export è sceso su base annua del 6% (+5,1% a dicembre 2025), soprattutto a causa delle minori vendite di energia (-38%) e beni strumentali (-15,1%); sono aumentate solo le esportazioni di beni intermedi (+5,3%). L'import ha registrato un calo del 14%, che riguarda tutti i raggruppamenti, per l'energia -31,4%.
Le borse europee si rafforzano. Dopo un’apertura blanda alle 10:15 il Dax guadagna lo 0,37%, il Cac40 lo 0,17%, il Ftse100 lo 0,52% e il Ftse Mib lo 0,36% a 47.596 punti con Buzzi, Prysmian e Tim in evidenza. Non sono da meno Eni e Saipem fresche di conti 2025 e con i prezzi del petrolio in aumento.
L’euro consolida sopra 1,18 dollari. In Spagna i prezzi al consumo a febbraio su base annuale hanno registrato un +2,3%, dato invariato rispetto al precedente (la previsione degli economisti era per un +2,2%). Invece, in Germania il numero di disoccupati è aumentato a febbraio di 1.000 unità, raggiungendo quota 2,977 milioni rispetto ai 2,976 milioni del mese precedente. Gli economisti si aspettavano un incremento di 2.000 unità. Il tasso di disoccupazione destagionalizzato è rimasto invariato al 6,3% rispetto al mese precedente, in linea con le previsioni.
Quanto all’Italia nel 2025, ha reso noto l’Istat, la dinamica del fatturato ha registrato, rispetto all'anno precedente, un leggero recupero nell'industria (+0,6%) rispetto alla marcata flessione registrata nel 2024 (-4,3%), mentre è confermata la crescita nei servizi: +1,9%. Anche i volumi hanno mostrato, nella media dell'anno, una moderata crescita in entrambi i comparti (+0,8%).
Borse europee poco mosse in avvio di seduta. Francoforte segna un +0,10%, Parigi un -0,10%, Londra un +0,18% e Milano un +0,07% a 47.457 punti. L'attenzione degli investitori si concentra sui dati preliminari dell'inflazione di febbraio di diversi Paesi della zona euro. A livello di tendenziale armonizzato, le attese convergono su un leggero rallentamento in Spagna al 2,3% dal 2,4% del mese precedente, mentre in Francia l'indice dovrebbe accelerare allo 0,7% dallo 0,4% e in Germania rimanere stabile al 2,1%. Diffusa mercoledì, la lettura definitiva dell'indice dei prezzi al consumo della zona euro ha confermato la stima flash all'1,7%.
La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha detto che Francoforte si aspetta che l'inflazione si stabilizzi sul target del 2% nel medio termine. I mercati monetari continuano a prezzare una probabilità del 30% di un taglio dei tassi di interesse entro dicembre. Intanto in Germania i prezzi import a gennaio hanno registrato una variazione positiva dell’1,1% su mese dopo il -0,1% del mese precedente e oltre il +0,6% stimato dagli economisti.
Su base annuale, invece, hanno evidenziato un calo del 2,3% come nel mese precedente. Stabile, invece, la crescita dell'economia francese nel quarto trimestre del 2025. Il dato definitivo del pil ha mostrato un incremento dello 0,2% su base trimestrale, in linea con la stima preliminare e il trimestre precedente. Su base annua +1,1% come indicato nella prima lettura e rispetto al +0,9% del trimestre precedente.
Il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,30%, minimo da dicembre 2024 con lo spread con il Bund stabile a 61,1 punti base, mentre l'appetito per il rischio continua a deteriorarsi complici l'acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, la guerra tra Pakistan e Afghanistan e i timori legati alle incertezze sui dazi Usa. Il Tesoro comunica i tassi cedolari minimi del nuovo Btp Valore, titolo retail a 6 anni che sarà offerto ai piccoli risparmiatori dal 2 al 6 marzo. Il titolo prevede un meccanismo di step-up della cedola ogni due anni.
I futures sull’S&P 500 arretrano (-0,20% quello sull’S&P500), mentre i rendimenti dei Treasury scendono al 4%. La debolezza del comparto tecnologico statunitense, con l’indice dei semiconduttori in calo del 3% nella seduta precedente, continua a influenzare il sentiment globale. Sul mercato valutario il dollaro perde lo 0,05% contro lo yen a 156,023, mentre l’euro sale dello 0,18% a 1,1818.
Sul listino milanese Mps si limita a un +0,52% a 8,94 euro e Mediobanca a un +0,41% a 19,78 euro. Il piano dell’ad Luigi Lovaglio promette 16 miliardi di dividendi. I ricavi sono previsti in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030 grazie a un mix più diversificato. L’utile netto adjusted è atteso a 3,7 miliardi con un rote al 18%. Sul fronte dell’efficienza, il cost/income è indicato in miglioramento dal 46% al 38%.
E se il cda uscente di Banco Bpm (-0,50% a 12,86 euro) presenterà una propria lista di candidati in vista del prossimo rinnovo del board ad aprile, con la lista che sarà formalizzata la prossima settimana, Dovalue (+8% a 2,468 euro) ha chiuso il 2025 con un utile netto esclusi elementi non ricorrenti più che triplicato raggiungendo i 25 milioni di euro, nonostante i maggiori oneri finanziari, sostenuto dall'ebitda pari a 217 milioni, aumentato del 32% rispetto al 2024.
Leggi anche:
Tra le utility, Terna (+0,10% a 10,11 euro) ha raggiunto un accordo per la cessione del 100% delle attività di trasmissione di energia elettrica in Perù. Il valore dell’operazione è pari a circa 15 milioni di dollari.
Mentre il Venezuela può pagare il gas ricevuto da Eni (+0,02% a 19,36 euro) utilizzando greggio, grazie al recente allentamento delle sanzioni statunitensi che sblocca una situazione che aveva lasciato il paese sudamericano con un forte debito verso la major italiana, come ha detto l'ad, Claudio Descalzi.
Post conti 2025 Hsbc ha alzato il target price su Eni da 16,5 a 17,5 euro (rating hold). Si segna, inoltre, che Deutsche Bank ha tagliato il target price su Fincantieri (-1% a 14,48 euro) da 23 a 18,5 euro, ma ha mantenuto il rating buy.
Inoltre, dall'annual Report di Stellantis (-0,34% a 6,75 euro) pubblicato nella tarda serata del 26 febbraio sono emerse le retribuzioni 2025 del top management. All'amministratore delegato Antonio Filosa, in carica da maggio, sono andati compensi per complessivi 5,42 milioni: 1,42 milioni rappresentano la base fissa di stipendio, 1,5 sono incentivi di lungo periodo, 1,92 sono inseriti alla voce altri compensi, circa 374 mila euro di fringe benefit e 192 mila di post retirement benefit.
Ma è costata molto di più la chiusura del rapporto con l'ex ad, Carlos Tavares, che già nel 2024 aveva portato a casa 23 milioni, 20 milionidei quali legati all'incasso di larga parte degli incentivi di lungo periodo. Nel 2025 Tavares, già fuori da Stellantis, si è comunque assicurato quasi 10 milioni di ulteriori incentivi di lungo termine oltre a 2 milioni di altri compensi per un totale di poco inferiore ai 12 milioni. Al presidente John Elkann, infine, Stellantis ha corrisposto una retribuzione complessiva di 2,45 milioni, frutto di 960 mila euro di base fissa, 396 mila euro di fringe benefit e poco più di 1 milione di incentivi di lungo periodo.
Meglio Prysmian, fresca di conti 2025, con un +4,59% a 104,75 euro e Buzzi con un +1,87% a 49,14 euro, quest’ultima dopo aver annunciato l’avvio di un buyback da massimi 200 milioni di euro, pari a circa il 2,3% del capitale, su un totale di 400 milioni di euro autorizzati dall’assemblea. Il buyback è finalizzato a riconoscere agli azionisti una remunerazione aggiuntiva rispetto alla distribuzione dei dividendi.
Borse europee attese poco mosse in avvio di seduta (+0,02% il futures sull’Eurostoxx50). Il sentiment è dimesso come in Asia con i titoli tecnologici che hanno seguito la debolezza registrata da Wall Street poiché gli utili superiori alle attese del colosso dei chip Nvidia non sono riusciti a sostenere il settore tecnologico. L’azione è scesa del 5,5%. I futures sul Nasdaq 100 calano dello 0,20%.
Nel mondo delle cripto il bitcoin interrompe il rimbalzo dai minimi e si avvia verso il quinto mese consecutivo di forti ribassi. Il re delle criptovalute, in calo di quasi il 14% a febbraio e del 50% dal massimo storico di ottobre, scende dello 0,86% a 67.596 dollari. Le tensioni geopolitiche globali in aumento, l’incertezza sulle principali economie mondiali, oltre ai timori di ulteriori interruzioni dovute ai dazi commerciali statunitensi, hanno mantenuto gli investitori ampiamente avversi verso asset speculativi come le criptovalute. Inoltre, Strategy ha rallentato il ritmo degli acquisti di bitcoin negli ultimi mesi per le preoccupazioni che il calo dei prezzi possa costringere la società a vendere parte delle proprie partecipazioni per far fronte agli obblighi di debito.
Tra le materie prime, il prezzo dell’oro sale dello 0,54% a 5.196 dollari l’oncia e va verso forti guadagni a febbraio, poiché la domanda di beni rifugio resta sostenuta dall’aumento delle tensioni geopolitiche e dall’incertezza economica. Anche lo scoppio di una guerra tra Pakistan e Afghanistan ha alimentato parte della domanda di beni rifugio, sebbene il conflitto sia finora rimasto confinato tra i due Paesi dell’Asia meridionale.
Mentre i colloqui tra Iran e Stati Uniti si sono conclusi questa settimana senza un accordo. Tuttavia, entrambe le parti si sono impegnate a proseguire le discussioni nelle prossime settimane, alimentando un certo ottimismo su un eventuale accordo sul nucleare. Comunque, i prezzi del petrolio salgono: il futures sul Brent guadagna lo 0,58% a 71,25 dollari al barile e quello sul Wti lo 0,72% a 65,67 dollari al barile.
L’euro sale dello 0,06% a 1,18035 dollari in attesa di una raffica di dati macro: alle 8 dei prezzi import a gennaio della Germania, alle 8:45 delle spese per consumi a gennaio e del pil finale del quarto trimestrale del 2025 della Francia, alle 9 dell’inflazione armonizzata preliminare a febbraio della Spagna, alle 9:55 del tasso di disoccupazione a febbraio della Germania, alle 10 del fatturato industriale a dicembre dell’Italia, alle 11 della bilancia commerciale extra-Ue di gennaio, alle 14 dell’inflazione preliminare a febbraio della Germania per poi passare negli Stati Uniti con alle 14:30 i prezzi alla produzione a gennaio, alle 15:45 l’indice Napm Chicago di febbraio e alle 16 la spesa in costruzioni a dicembre.
Sul listino milanese attenzione a Mps e Mediobanca. Il piano dell’ad Luigi Lovaglio promette 16 miliardi di dividendi. I ricavi sono previsti in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030 grazie a un mix più diversificato. L’utile netto adjusted è atteso a 3,7 miliardi con un rote al 18%. Sul fronte dell’efficienza, il cost/income è indicato in miglioramento dal 46% al 38%.
E se il cda uscente di Banco Bpm presenterà una propria lista di candidati in vista del prossimo rinnovo del board ad aprile, con la lista che sarà formalizzata la prossima settimana, Dovalue ha chiuso il 2025 con un utile netto esclusi elementi non ricorrenti più che triplicato raggiungendo i 25 milioni di euro, nonostante i maggiori oneri finanziari, sostenuto dall'ebitda pari a 217 milioni, aumentato del 32% rispetto al 2024.
Leggi anche:
Tra le utility, Terna ha raggiunto un accordo per la cessione del 100% delle attività di trasmissione di energia elettrica in Perù. Il valore dell’operazione è pari a circa 15 milioni di dollari.
Mentre il Venezuela può pagare il gas ricevuto da Eni utilizzando greggio, grazie al recente allentamento delle sanzioni statunitensi che sblocca una situazione che aveva lasciato il paese sudamericano con un forte debito verso la major italiana, come ha detto l'ad, Claudio Descalzi. Post conti 2025 Hsbc ha alzato il target price su Eni da 16,5 a 17,5 euro (rating hold). Si segna, inoltre, che Deutsche Bank ha tagliato il target price su Fincantieri da 23 a 18,5 euro, ma ha mantenuto il rating buy.
Inoltre, dall'annual Report di Stellantis pubblicato nella tarda serata del 26 febbraio sono emerse le retribuzioni 2025 del top management. All'amministratore delegato Antonio Filosa, in carica da maggio, sono andati compensi per complessivi 5,42 milioni: 1,42 milioni rappresentano la base fissa di stipendio, 1,5 sono incentivi di lungo periodo, 1,92 sono inseriti alla voce altri compensi, circa 374 mila euro di fringe benefit e 192 mila di post retirement benefit.
Ma è costata molto di più la chiusura del rapporto con l'ex ad, Carlos Tavares, che già nel 2024 aveva portato a casa 23 milioni, 20 milionidei quali legati all'incasso di larga parte degli incentivi di lungo periodo. Nel 2025 Tavares, già fuori da Stellantis, si è comunque assicurato quasi 10 milioni di ulteriori incentivi di lungo termine oltre a 2 milioni di altri compensi per un totale di poco inferiore ai 12 milioni. Al presidente John Elkann, infine, Stellantis ha corrisposto una retribuzione complessiva di 2,45 milioni, frutto di 960 mila euro di base fissa, 396 mila euro di fringe benefit e poco più di 1 milione di incentivi di lungo periodo.
Infine, Buzzi ha annunciato l’avvio di un buyback da massimi 200 milioni di euro, pari a circa il 2,3% del capitale, su un totale di 400 milioni di euro autorizzati dall’assemblea. Il buyback è finalizzato a riconoscere agli azionisti una remunerazione aggiuntiva rispetto alla distribuzione dei dividendi. (riproduzione riservata)