Ore 15:30 Milano in rosso con Buzzi e Lottomatica. Bene Nexi e i titoli petroliferi
Ore 14:40 Ftse Mib pesante con le banche, Stellantis e Buzzi. Lo spread va sotto 74
Ore 13:10 Il Ftse Mib cade sotto 48.200, si salvano Eni (+3%) e Nexi (+2%). L’euro accelera al rialzo sul dollaro
Ore 11:50 Il Ftse Mib cade con gli industriali, il rendimento del Treasury Usa 10 anni balza al 4,2%
Ore 10:30 Il Ftse Mib accelera al ribasso con Fincantieri, lo stacco cedole pesa meno dell’1%
Ore 09:05 Ftse Mib in rosso con Stellantis e Buzzi. A Piazza Affari lo stacco cedole pesa meno dell’1%
Ore 07:30 Europa attesa in rosso con le tensioni Usa-Iran, il petrolio si impenna. A Piazza Affari lo stacco cedole pesa meno dell’1%
Il Ftse Mib chiude la seduta a 48.202, in ribasso dell’1,36%. Milano viene trascinata giù da Lottomatica, che perde il 4,7%, Unicredit (-3%), Buzzi (-2,9%) e Fincantieri (-2,3%).
Ottima seduta per Nexi, che sale del 3,8%. Accompagnato in cima al listino, in una giornata segnata da un raffreddamento della possibilità di negoziati tra Usa e Iran, dai titolo legati al petrolio. Tenaris, Saipem ed Eni guadagnano rispettivamente il 3,9%, il 3,2% e il 2,5%.
Lo spread Btp-Bund sale a 74 punti base. L’euro scambia il dollaro a 1,18.
In rosso anche le altre borse europee. Francoforte perde l’1,14%, Parigi l’1,1% e Londra lo 0,6%.
A due ore dall’apertura, le borse americane continuano a viaggiare in territorio negativo. La più pesante è il Nasdaq (-0,6%), seguita da S6P 500 (-0,4%) e Dow Jones (-0,1%).
Le tensioni internazionali tornano a far lievitare le quotazioni del petrolio. Il Wti arriva a 87 dollari al barile mentre il prezzo del Brent cresce oltre i 95 dollari.
Il Ftse Mib prosegue la seduta con andamento negativo (-1,9%) a 48.339 punti alle 15:30. I peggiori titoli, giù del 3%, sono Lottomatica e Buzzi, mentre perdono rispettivamente il 2,2% e il 2% Stellantis e Amplifon. I migliori titoli solo invece quelli del settore oil&gas: crescono Eni (+2,7%), Tenaris (+2,3%) e Italgas (+1,9%). Nessuno però guadagna valore come Nexi, le cui azioni sono in rialzo del 3,5%.
Nel frattempo Wall Street apre in rosso con il Nasdaq che perde lo 0,4% e l’S&P 500 lo 0,2%, mentre il Dow Jones è piatto.
L’attacco Usa a una nave cargo iraniana rappresenta un nuovo passo indietro nella strada verso i negoziati. Dopo gli sviluppi positivi di venerdì con la riapertura di Hormuz, l’azione degli Stati Uniti verso l’imbarcazione iraniana ha provocato la reazione del ministro degli Esteri di Teheran, che ha dichiarato che il Paese non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui.
Il petrolio torna così a crescere, in particolare il Wti, arrivato a 86 dollari al barile, mentre il Brent viaggia attorno ai 93,5 dollari.
Con i futures Usa che perdono lo 0,4% e i prezzi del petrolio che continuano a volare (future sul Brent +5,29% a 95,16 dollari al barile) a Milano l’indice Ftse Mib resta in roso (-1,39% a 48,188 punti alle 14:40 con le banche, Stellantis, Buzzi, Fincantieri e Lottomatica i titoli più venduti) anche se Pakistan e Iran hanno avviato i preparativi per la seconda tornata di negoziati tra Teheran e Washington, che dovrebbe tenersi nella capitale pakistana.
Il ministro dell'Interno pakistano Mohsin Naqvi ha incontrato oggi, 20 aprile, l'ambasciatore iraniano a Islamabad, Reza Amiri, per discutere le misure organizzative in vista del nuovo round di colloqui di pace tra Iran e Stati Uniti.
I due funzionari hanno esaminato anche le possibili vie per raggiungere soluzioni durature e ridurre le tensioni regionali attraverso canali diplomatici. Naqvi ha confermato che tutti i preparativi necessari sono stati completati e che sono state adottate misure di sicurezza rafforzate per tutelare le delegazioni partecipanti.
Lo spread Btp/Bund va sotto 74 a 73,77 punti base (al 3,71% il rendimento del Btp 10 anni). Per il Fmi la Bce dovrebbe aumentare due volte quest’anno il tasso di riferimento per contrastare una fiammata dei prezzi legata all’energia, per poi invertire la rotta nel 2027.
Prosegue in netto calo la seduta delle borse europee (-1,45% il Dax, -1,09% il Cac40, -0,71% il Ftse100 e -1,44% a 48.168 punti il Ftse Mib alle 13:10, anche se non mancano i segni positivi come Eni, +3%, Tenaris, +1,16%, e Saipem, +0,9% nel settore oil; bene anche Nexi, +2,19%, e nel settore delle utility Snam, +1,13%, e Italgas, +1,5%), in linea con i futures Usa (-0,52% il futures sul Dow Jones e -0,53% quello sull’S&P500) perché le speranze di un accordo di pace in Medio Oriente sono sempre più flebili.
Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha spiegato che i colloqui con Israele sono separati da qualsiasi altro negoziato, riferendosi ai negoziati per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, e ha specificato che nutre «la piena speranza che riusciremo a salvare il Libano». Secondo Aoun, il Libano si trova di fronte a due opzioni: la continuazione della guerra con tutte le sue ripercussioni umanitarie, sociali, economiche e di sovranità oppure i negoziati per porre fine a questa guerra e raggiungere una stabilità duratura.
L’euro accelera al rialzo nei confronti del dollaro, ma resta sotto 1,18. Nella zona euro a febbraio la produzione nel settore delle costruzioni è scesa dello 0,2% su base mensile dopo il -1,3% di gennaio. Rispetto a un anno prima, è calata dell'1,9%.
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib cade dell’1,36% a quota 48.206 punti alle 11:50 (Stellantis, Ferrari, Buzzi, Lottomatica e Fincantieri i più venduti; restano in netto rialzo le utility, Eni, Saipem e Nexi) in scia alle rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran e alle speranze sempre più flebili di un accordo di pace in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave da carico iraniana che tentava di violare il blocco, mentre l'Iran ha affermato che reagirà, alimentando i timori di una ripresa delle ostilità. Anche perché Teheran ha detto che non parteciperà a un secondo round di negoziati per la pace.
L'euro sale dello 0,14% a 1,1764 dollari. E tra i titoli di Stato il rendimento del Treasury Usa 10 anni balza al 4,26% e quello del Btp 10 anni al 3,73% con lo spread con il Bund a 74,3 punti base. Le quotazioni del petrolio salgono (a un soffio da 95 dollari al barile il future sul Brent), alimentando di nuovo le preoccupazioni sul fronte inflazione che potrebbero costringere le banche centrali ad alzare i tassi di interesse.
Borse europee sotto pressione (-1,63% il Dax, -1,1% il Cac40, -0,63% il Ftse100 e -1,47% a 48.149 punti il Ftse Mib alle 10:30: lo stacco cedole pesa per lo 0,77% sull’indice; Fincantieri, Stellantis, Buzzo, Intesa Sanpaolo e Unicredit perdono oltre due punti percentuali, contro corrente grazie alla corsa del petrolio Eni, +3,22%, e Saipem, +1,27%) con l’Iran che non sta prendendo in considerazione il trasferimento del suo uranio arricchito agli Stati Uniti o a qualsiasi altro Paese, come ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. «In nessuna fase delle attuali o precedenti negoziazioni è stata sollevata la questione del trasferimento dell'uranio arricchito iraniano agli Stati Uniti o a qualsiasi altro Paese. In generale, questa opzione non è all'ordine del giorno della Repubblica Islamica dell'Iran», ha affermato Baghaei, citato dall'agenzia di stampa Tasnim.
L’euro sale dello 0,10% a 1,1760 dollari dopo che i prezzi alla produzione in Germania sono scesi dello 0,2% su base annua a marzo (-3,3% nel mese precedente). Su base mensile, sono aumentati del 2,5%, contro una crescita attesa dell'1,4%. L'ultima rilevazione rappresenta l'incremento mensile più consistente dall'agosto del 2022. Intanto le imprese in Germania hanno rivisto al rialzo i propri piani di investimento per l'anno in corso. Le aspettative sugli investimenti calcolate dall'istituto Ifo sono salite a +0,2 punti a marzo rispetto ai -3,1 di dicembre.
Borse europee in netto calo in avvio di seduta (Dax -1,44%, Cac40 -1,1%, Ftse100 -0,36% e Ftse Mib -1,10% a 48.331 punti ) con le tensioni tra Iran e Usa. Gli Stati Uniti hanno ufficializzato che la delegazione statunitense, guidata dal vicepresidente JD Vance, incaricata di partecipare a un secondo round di colloqui con l'Iran in Pakistan arriverà questa sera, lunedì 20 aprile, a Islamamad, pur continuando a minacciare di colpire infrastrutture civili nella regione e annunciando il sequestro della nave mercantile Touska, battente bandiera iraniana, che avrebbe cercato di aggirare il blocco navale statunitense.
Intanto, le spedizioni restano bloccate nello Stretto di Hormuz, cosa che ha innescato un nuovo balzo dei prezzi del petrolio, crollati del 13% sotto i 90 dollari al barile venerdì 17 aprile quando il passaggio era stato momentaneamente riaperto. Il future sul Brent balza del 5% a 94,90 dollari al barile e quello sul Wti del 5,5% a 87,16 dollari al barile. Pure il prezzo del gas si impenna, è scambiato sul Ttf di Amsterdam a 41 euro a megawattora (+5,6%).
Sette settimane di guerra non sono riuscite a rovesciare i vertici iraniani né a costringerli a soddisfare le richieste della Casa bianca, mentre emerge sempre più chiaramente, dicono gli analisti, che il tallone d'Achille di Washington è la pressione economica.
Dall’inizio del conflitto, quasi 50 giorni fa, riporta Reuters, il mondo ha perso oltre 50 miliardi di dollari in termini di mancata produzione di greggio e gli effetti di ritorno della crisi si faranno sentire per mesi se non per anni.
In questo contesto, il rendimento del Btp 10 anni sale al 3,75% con lo spread con il Bund in aumento a 74,8 punti base in quella che si preannuncia come una seduta all'insegna della volatilità. La presidente della Bce, Christine Lagarde, che riprenderà la parola in un evento pubblico nel tardo pomeriggio, ha ribadito recentemente che la guerra contro l’Iran potrebbe frenare la crescita dell’area euro e spingere l’inflazione oltre le proiezioni, già alzate, costringendo Francoforte a restare particolarmente vigile.
L’offerta programmata di titoli di Stato dell’area euro è destinata a ridursi nettamente questa settimana, sia per il minor volume dei collocamenti in calendario sia a confronto delle ingenti emissioni, oltre 70 miliardi di euro, registrate la scorsa. In arrivo ci sono solo circa 12 miliardi di euro da Germania, Finlandia e Italia.
Sul fronte delle aste, infatti, il 21 aprile la Germania offrirà un nuovo Schatz giugno 2028 per 6 miliardi e il 22 tornerà sul mercato con 1 miliardo ciascuno dei Bund 2041 e 2047, prima che l’Italia chiuda la settimana venerdì con un’asta di Btp a due anni.
A Piazza Affari lo stacco delle cedole di otto blue chip avrà un impatto sull'indice Ftse Mib intorno allo 0,77%. Si tratta di Banca Mediolanum (saldo di 0,65 euro per azione), Banco Bpm (saldo di 0,54 euro per azione), Campari (0,1 euro per azione), Ferrari (3,615 euro per azione), Iveco (dividendo straordinario di 5,8216), Mediobanca (0,63 euro sul su bilancio di sei mesi), Prysmian (0,9 euro per azione) e Unicredit (saldo di 1,7208 euro per azione). Tra le mid cap Anima (0,5 euro per azione) e Maire (0,585 euro per azione) e nel segmento Star Fine Foods (0,16 uro per azione) e GeneralFinance (1,36 euro per azione).
Sul listino milanese le vendite si accaniscono su alcuni titoli industriali come Stellantis (-2,42% a 7,26 euro), Buzzi (-2% a 49,29 euro) e Prysmian (-1,12% a 119,4 euro). Pesanti pure Lottomatica (-1,44% a 27,37 euro) e Poste Italiane (-0,62% a 22,33 euro) di cui Barclays ha limato il target price da 22 a 21,6 euro (rating equal weight).
Vendite tra le banche su Unicredit (-1,36% a 69,14 euro). Con la fusione di Commerzbank, la banca guidata da Andrea Orcel stima al 2030 un utile netto di circa 21 miliardi e ricavi netti a circa 45 miliardi, secondo quanto si legge nella presentazione del gruppo.
Viceversa, sale ancora Mps (+0,36% a 9,194 euro) con i consiglieri eletti nella lista del consiglio uscente pronti ad appoggiare il rinnovo del mandato di Luigi Lovaglio come amministratore delegato. In cambio, vorrebbero che venisse eletto alla presidenza il loro candidato Nicola Maione, secondo Il Messaggero.
Ma il fronte pro Lovaglio, orientato a occupare anche la presidenza con Cesare Bisoni, potrebbe offrire al fronte rivale una vicepresidenza. Il cda con all'ordine del giorno la nomina del presidente e l'attribuzione delle deleghe all'ad dovrebbe svolgersi giovedì 23 aprile.
Mentre il membro del cda di Terna (+0,62% a 10 euro) Stefano Cappiello si è dimesso, con effetto dal 5 maggio, dopo essere stato designato come membro del cda di Eni (+2,64% a 22,33 euro). Giuseppina Di Foggia, indicata dal governo alla presidenza di Eni, non vuole rinunciare alla buonuscita da 7,3 milioni di euro come ad di Terna, emolumento che sarebbe incompatibile con il suo nuovo incarico. Se lo stallo non sarà risolto, alla presidenza di Eni potrebbe andare Emma Marcegaglia, sostenuta dalla lista di minoranza.
Nel settore oil Eni ha annunciato una nuova importante scoperta a gas effettuata dal pozzo esplorativo Geliga-1, perforato nel blocco Ganal nel bacino del Kutei, a 70 km dalla costa del Kalimantan Orientale, nell’offshore indonesiano. Le stime preliminari indicano volumi in posto pari a circa 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati nell'intervallo incontrato. È previsto un test di produzione per valutare la produttività del giacimento.
Meglio Saipem con un +2,14% a 3,956 euro dopo aver firmato proprio con Eni Industrial Evolution il contratto per la realizzazione della nuova bioraffineria di Priolo, in Sicilia, progetto annunciato il 3 febbraio scorso da Eni e Q8 Italia. Il contratto, il cui valore al suo completamento ammonta a circa 700 milioni di euro, prevede come termine dei lavori la fine del 2028 e comprende le attività di engineering, procurement and construction.
Il contratto, che rafforza la collaborazione avviata tra Eni e Saipem per lo sviluppo della bioraffinazione in Italia con l’accordo firmato nel 2023 e successivamente esteso nel 2025, riguarda le attività di ingegneria di dettaglio, approvvigionamento dei materiali e costruzione delle unità principali della nuova bioraffineria di Priolo. Il nuovo impianto avrà una capacità di 500 mila tonnellate/anno con un’ampia flessibilità operativa per la produzione di saf-biojet e hvo-diesel.
Si prospetta un lunedì nero per le borse europee (-1,33% il future sull’Eurostoxx50), in linea con i futures statunitensi (-0,64% quello sul Dow Jones e -0,60% quello sull’S&P500), a causa dell’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran che ha respinto nuovi colloqui di pace con gli Stati Uniti poche ore dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha annunciato che invierà emissari per i negoziati in Pakistan, ma precisato di essere pronto a lanciare nuovi attacchi se Teheran non accetterà le sue condizioni.
A Piazza Affari lo stacco delle cedole di otto blue chip avrà un impatto sull'indice Ftse Mib intorno allo 0,77%. Si tratta di Banca Mediolanum (saldo di 0,65 euro per azione), Banco Bpm (saldo di 0,54 euro per azione), Campari (0,1 euro per azione), Ferrari (3,615 euro per azione), Iveco (dividendo straordinario di 5,8216), Mediobanca (0,63 euro sul su bilancio di sei mesi), Prysmian (0,9 euro per azione) e Unicredit (saldo di 1,7208 euro per azione). Tra le mid cap Anima (0,5 euro per azione) e Maire (0,585 euro per azione) e nel segmento Star Fine Foods (0,16 uro per azione) e GeneralFinance (1,36 euro per azione).
Il cessate il fuoco in Iran, previsto fino a martedì 21 aprile, è stato messo in dubbio dopo che gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave cargo iraniana, che stava tentando di forzare il blocco navale statunitense dei porti iraniani, e Teheran ha promesso una rapida rappresaglia. «Le forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto di pirateria armata e contro l'esercito americano», ha scritto il portavoce dello Stato Maggiore iraniano su Telegram, accusando gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco di due settimane in vigore dall'8 aprile.
Le rinnovate tensioni tra i due Paesi e la chiusura dello Stretto di Hormuz contribuiscono a un’impennata dei prezzi del petrolio: il future sul Wti balza del 6,24% a 87,74 dollari al barile e quello sul Brent del 5,6% a 95,51 dollari al barile. D’altra parte, l’Iran ha richiuso lo Stretto di Hormuz, anche se più di 20 navi che trasportavano prodotti petroliferi, metalli, gas e fertilizzanti sono transitate sabato 18 aprile.
Damien Boey, strategist di Wilson Asset Management a Sydney, pensa che, alla fine, entrambe le parti vogliano arrivare a un accordo: «è anche per questo che il mercato resta ottimista e non sta vendendo in modo massiccio».
Un segnale di maggior cautela è arrivato dal principale istituto di credito alle imprese australiano, National Australia Bank, che ha segnalato una svalutazione di 500 milioni di dollari, prevedendo che la guerra farà aumentare i crediti deteriorati. «Il nostro scenario di base resta, comunque, una risoluzione del conflitto. Trump è concentrato sulle elezioni di metà mandato di novembre», afferma Paul Chew, analista di Phillip Securities di Singapore.
Nel frattempo, la Banca Popolare Cinese ha mantenuto invariati i tassi di riferimento sui prestiti (loan prime rate) per l’undicesimo mese consecutivo. Il tasso lpr a un anno è rimasto al 3%, mentre quello a cinque anni al 3,50%, in linea con le aspettative, segnalando un orientamento prudente della politica monetaria. L’aumento dei prezzi dell’energia ha riacceso i timori legati all’inflazione. Alle 18:40 parla la presidente della Bce, Christine Lagarde. Prima alle 8 esce l’unico dato macro della giornata: i prezzi alla produzione a marzo della Germania. In attesa, l’euro passa di mano a 1,1756 dollari (+0,07%).
Sul listino milanese è da monitorare Unicredit che illustrerà oggi, 20 aprile, i dettagli di un approccio volto alla creazione di valore per Commerzbank. Unicredit intravede per la banca tedesca n significativo potenziale di crescita e di riduzione dei rischi, addizionale rispetto all'attuale strategia momentum, in grado di generare ulteriore valore.
«Le nostre valutazioni si basano su informazioni di dominio pubblico e derivano dall'applicazione della comprovata esperienza di UniCredit Unlocked, che ha prodotto risultati eccellenti e un modello sostenibile di lungo periodo altamente convincente, sia a livello di gruppo che in Germania, realizzato con un basso rischio di esecuzione», si legge nel comunicato stampa della banca.
In qualità di azionista rilevante (poco meno del 30% del capitale), Unicredit ritiene che Commerzbank non sia adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future e sia eccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine. In più è convinta che debba riposizionarsi per essere pronta per il futuro, accelerando la crescita dei ricavi e ponendo maggiore enfasi sugli investimenti e sul processo di trasformazione. L'amministratore delegato, Andrea Orcel, terrà una teleconferenza alle ore 09 del 20 aprile.
Focus ancora su Mps con i consiglieri eletti nella lista del consiglio uscente pronti ad appoggiare il rinnovo del mandato di Luigi Lovaglio come amministratore delegato. In cambio, vorrebbero che venisse eletto alla presidenza il loro candidato Nicola Maione, secondo Il Messaggero.
Ma il fronte pro Lovaglio, orientato a occupare anche la presidenza con Cesare Bisoni, potrebbe offrire al fronte rivale una vicepresidenza. Il cda con all'ordine del giorno la nomina del presidente e l'attribuzione delle deleghe all'ad dovrebbe svolgersi giovedì 23 aprile.
Mentre il membro del cda di Terna Stefano Cappiello si è dimesso, con effetto dal 5 maggio, dopo essere stato designato come membro del cda di Eni. Giuseppina Di Foggia, indicata dal governo alla presidenza di Eni, non vuole rinunciare alla buonuscita da 7,3 milioni di euro come ad di Terna, emolumento che sarebbe incompatibile con il suo nuovo incarico. Se lo stallo non sarà risolto, alla presidenza di Eni potrebbe andare Emma Marcegaglia, sostenuta dalla lista di minoranza.
Nel settore oil Eni ha annunciato una nuova importante scoperta a gas effettuata dal pozzo esplorativo Geliga-1, perforato nel blocco Ganal nel bacino del Kutei, a 70 km dalla costa del Kalimantan Orientale, nell’offshore indonesiano. Le stime preliminari indicano volumi in posto pari a circa 140 miliardi di metri cubi di gas e 300 milioni di barili di condensati nell'intervallo incontrato. È previsto un test di produzione per valutare la produttività del giacimento.
Infine, Saipem ha firmato proprio con Eni Industrial Evolution il contratto per la realizzazione della nuova bioraffineria di Priolo, in Sicilia, progetto annunciato il 3 febbraio scorso da Eni e Q8 Italia. Il contratto, il cui valore al suo completamento ammonta a circa 700 milioni di euro, prevede come termine dei lavori la fine del 2028 e comprende le attività di engineering, procurement and construction.
Il contratto, che rafforza la collaborazione avviata tra Eni e Saipem per lo sviluppo della bioraffinazione in Italia con l’accordo firmato nel 2023 e successivamente esteso nel 2025, riguarda le attività di ingegneria di dettaglio, approvvigionamento dei materiali e costruzione delle unità principali della nuova bioraffineria di Priolo. Il nuovo impianto avrà una capacità di 500 mila tonnellate/anno con un’ampia flessibilità operativa per la produzione di saf-biojet e hvo-diesel. (riproduzione riservata)