Il Ftse Mib chiude in netto calo l’ultima seduta della settimana, depresso dal deteriorarsi della situazione geopolitica globale con l’attacco di Israele all’Iran. Il listino milanese termina le contrattazioni a 39.438 punti (-1,3%), con diverse blue chip che registrano flessioni pesanti: Nexi (-4,9%), Campari (-3,4%), Stellantis (-3,4%). Tengono i titoli legati all’energia (il peggioramento delle tensioni in Medio Oriente spinge al rialzo i prezzi del petrolio) e della difesa: il quartetto di testa del Ftse Mib è composto da Italgas (+1,1%), Eni (+1%), A2a (+0,9%) e Leonardo (+0,4%). Lo spread Btp/Bund chiude in aumento a 98 punti base.
Il segno meno accomuna tutte le borse europee e Wall Street, che viaggia sotto la parità (anche se con ribassi più contenuti) a due ore dall’apertura. Oltre Oceano le borse beneficiano di un dato sulla fiducia dei consumatori che è migliorato per la prima volta in sei mesi. L’indice dell’Università del Michigan salito a 60,5 punti a giugno dai 52,2 di maggio, anche se resta inferiore di circa il 20% rispetto ai livelli di dicembre 2024, quando si era registrato un picco in scia alle elezioni presidenziali.
Anche Wall Street va in rosso dopo che Israele ha lanciato una serie di attacchi contro l’Iran. Il Dow Jones perde l’1,01%, l'S&P 500 cede lo 0,66% e il Nasdaq arretra dello 0,74% alle 15:30. Balzo dell’indice Vix, che misura la paura sui mercati, che scatta verso i 21 punti, con un aumento di quasi il 15%. «I mercati finanziari globali sono stati fortemente condizionati dall’attacco di Israele ai siti nucleari iraniani», affermano gli strategist di Mps, sottolineando che Israele ha promesso che l’azione durerà diversi giorni e la risposta iraniana, finora limitata a lanci di droni, probabilmente coinvolgerà l’utilizzo di missili balistici. Alle 21 (ora italiana) si terrà la riunione del consiglio di sicurezza dell’Onu d’emergenza chiesta dall’Iran.
All’avvio dei mercati americani il Ftse Mib rimane in netto ribasso, a quota 39.398 punti (-1,4%). La peggiore è Nexi che perde il 5,1%, ma scendono anche i titoli dell’auto con Stellantis (-2,9%) e Iveco (-2,8%). Tengono i settori dell’energia e della difesa con A2a (+1,3%), Eni (+1,2%), Tenaris (+0,9%) e Leonardo (+0,6%) a guidare il paniere delle blue chip. Sale lo spread Btp/Bund che supera i 97 punti.
Con i futures statunitensi che preannunciano un avvio di Wall Street in netto calo (-0,95% quello sul Dow Jones e -0,91% quello sull’S&P500), a Milano l’indice Ftse Mib resta in profondo rosso. Alle 14:50 perde l’1,23% a 39.456 punti alle 14:50 con solo Eni, Saipem, Tenaris e A2A in rialzo, anche Leonardo si è arreso alle vendite (-0,27%). Nexi è la peggiore con un -4,2%. Il presidente statunitense, Donald Trump, parlerà con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, mentre Israele ha chiuso le sue ambasciate in tutto il mondo dopo gli attacchi militari all'Iran. Su richiesta di Teheran, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà in giornata. Il dollaro rimbalza con l’euro che vale 1,1513 (-0,50%) in attesa alle 16 dell’unico dato macro americano della giornata: l’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan preliminare a giugno (precedente 52,2 punti).
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari accelera al ribasso (-1,44% a 39.373 punti) con solo A2A, Saipem, Tenaris ed Eni in rialzo, queste ultime tre in scia al rally del prezzo del petrolio (+8,15% a 75 dollari al barile il futures sul Brent) a causa dell’escalation in Medio Oriente tra Israele e l’Iran. Il presidente statunitense, Donald Trump, ha chiesto a Teheran di raggiungere un accordo sul nucleare «prima che non rimanga più nulla», ha detto, avvertendo che i prossimi attacchi di Israele saranno «più brutali».
In tensione anche i titoli di Stato con il rendimento del Treasury Usa 10 anni in aumento al 4,37% e quello del Btp 10 anni al 3,46% (spread con il Bund a 98,05 punti base). Molto dipenderà da quanto sarà marcato l’aumento dei prezzi dell’energia. Infatti, secondo Daiwa Capital Markets, un ulteriore rialzo dei prezzi del petrolio potrebbe smorzare le aspettative di tagli dei tassi da parte delle banche centrali.
Con i futures statunitensi pesanti (-1,15% quello sul Dow Jones e -1,18% quello sull’S&P500), a causa delle tensioni tra Israele e l’Iran, le borse europee restano sotto pressione. Francoforte perde l’1,37%, Parigi l’1,09%, Londra lo 0,42% e Milano l’1,34% a 39.411 punti alle 11:40 con tutte le blue chip in rosso, tranne i titoli petroliferi, come Tenaris ed Eni, che beneficiano del rally dei prezzi del petrolio, e Leonardo nel settore della difesa.
Lo spread Btp/Bund sale a 98,06 punti base e l’euro si conferma in ribasso dello 0,42% a 1,1521 dollari dopo che la produzione industriale è diminuita del 2,4% nell'Eurozona e dell'1,8% nell'Ue ad aprile, secondo le prime stime di Eurostat. La lettura si confronta con una crescita del 2,4% nell'area dell'euro e dell'1,9% nell'Ue nel mese di marzo. Su base annua, la produzione industriale è aumentata dello 0,8% nell'area dell'euro e dello 0,6% nell'Ue.
Le tensioni in Medio Oriente mettono alla prova l’attrattività del dollaro Usa come bene rifugio. La decisione di Israele di lanciare una serie di attacchi aerei contro il programma nucleare e i siti di missili balistici dell’Iran «rappresenta un’importante escalation del rischio geopolitico nella regione», afferma Lee Hardman, Senior Currency Analyst di MUFG Bank. La fuga verso i beni rifugio ha favorito anche il franco svizzero e lo yen.
«Questi sviluppi potrebbero fornire un banco di prova tempestivo per l’attrattività tradizionale del dollaro Usa come valuta rifugio, dopo che il 12 giugno ha toccato nuovi minimi annuali prima degli attacchi militari israeliani», ha detto Hardman, ricordando che l’ultima volta che l’indice del dollaro si era indebolito di quasi il 10% in un periodo simile risale al periodo tra settembre 2022 e aprile 2023, che aveva segnato l’inizio del trend ribassista. Da allora, l’indice è sceso complessivamente di quasi il 15% dal picco di fine settembre 2022.
I mercati azionari europei, eccetto Londra, restano in profondo rosso (Dax -1,19, Cac40 -0,89%, Ftse100 -0,42% e Ftse Mib -1,71% a 39.266 punti alle 10:40 con Popolare di Sondrio, Finecobank, Nexi e Stellantis che perdono oltre tre punti percentuali; si salvano dalle vendite solo i titoli oil in scia al rally del greggio e nel settore della difesa Leonardo), mentre aumenta il pressing per una de-escalation tra Israele e l’Iran.
«È fondamentale che molti alleati, compresi gli Stati Uniti, si impegnino in questo momento per ridurre l'escalation. So che lo stanno facendo. E credo che questa sia la priorità assoluta», ha detto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, il quale non crede che l'attacco di Israele all'Iran avvicini una guerra nucleare o mondiale: «non ci siamo vicini».
Anche la Cina si è detta «fortemente preoccupata» per l'attacco di Israele all'Iran, opponendosi «alla violazione della sovranità» di Teheran. Intanto la missione iraniana presso le Nazioni Unite ha chiesto che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si riunisca con urgenza. I futures statunitensi cadono (-1,29% quello sull’S&P500) e il dollaro si rafforza (l’euro vale 1,1529 dollari, -0,35%).
Lo spread Btp/Bund sale a 97,6 punti base. Ad aprile 2025 l'Istat ha stimato una flessione congiunturale delle esportazioni (-2,8%) e un aumento modesto delle importazioni (+0,3%). La diminuzione su base mensile dell'export si deve all'ampia riduzione delle vendite verso l'area extra Ue (-7%), mentre le esportazioni verso l'area Ue sono cresciute dell'1,5%.
Sell-off sulle borse europee in avvio di seduta a seguito dell'escalation militare tra Israele e Iran. Il Dax perde l’1,34%, il Cac40 l’1,22%, il Ftse100 lo 0,58% e il Ftse Mib l’1,42% a 39.381 punti. L'attacco israeliano contro i siti nucleari iraniani ha sollevato preoccupazioni su una possibile destabilizzazione dell’area del Golfo Persico, con effetti immediati su materie prime e settori sensibili. L'escalation delle ostilità in Medio Oriente, una delle principali regioni produttrici di greggio, aggiunge un ulteriore livello di incertezza per i mercati finanziari in un momento di forte pressione sull'economia globale a causa delle politiche commerciali di Donald Trump.
Washington ha preso le distanze dall'operazione israeliana, sostenendo che si tratta di un'azione unilaterale dopo che poche ore prima Trump aveva invitato a una soluzione diplomatica. Il rally del petrolio acuisce i timori inflazionistici: il Brent sale del 6,69% a 73,90 dollari al barile, il Wti guadagna il 7,40% a 73 dollari. L’oro si riporta a 3.423 dollari l’oncia, in aumento dell’1,1%.
Intanto, il tasso d'inflazione della Spagna a livello armonizzato è sceso al 2% a maggio rispetto alla lettura di aprile dal 2,2%. Il dato finale è superiore di 0,1 punti percentuali rispetto alla lettura flash pubblicata due settimane fa e alla stima media degli economisti. L'inflazione core, che esclude i prezzi dei prodotti alimentari freschi e dell'energia, è scesa al 2,2% a maggio dal 2,4% di aprile. Il dato è inoltre superiore di 0,1 punti percentuali rispetto alla lettura flash.
In questo quadro delicato lo spread Btp/Bund sale a quota 97,2 punti base e il rendimento del Btp 10 anni al 3,42%, restando comunque a ridosso dei minimi da metà dicembre. Il tasso del Treasury Usa 10 anni, invece, scende al 4,34% mentre scema anche l'ottimismo sull'intesa commerciale tra Washington e Pechino.
Sul listino milanese si registrano vendite su tutte le banche anche sulla Banca Popolare di Sondrio (-2,79% a 11,51 euro) dopo che il cda ha approvato il comunicato relativo all'offerta pubblica di scambio promossa da Bper Banca (-2,51% a 7,45 euro). Tuttavia, ha ribadito che l'operazione non riconosce pienamente il valore dell'istituto valtellinese.
L'annuncio dell'offerta, è stato spiegato, è avvenuto prima della presentazione del piano industriale 2025-2027 e, quindi, l'analisi valutativa di Bper ai fini della determinazione del corrispettivo non ne tiene conto. Inoltre, si basa sulle stime di un numero limitato di analisti di ricerca (il consenso) e dalla limitata valenza informativa, in quanto il consenso ha tradizionalmente sottostimato i risultati raggiunti della Sondrio. Alla luce di questo, il premio che l'ops di Bper include nell’offerta «è molto contenuto».
Invece Generali (-1,79% a 30,72 euro) ha confermato di aver avviato il processo di esame dell'ops lanciata da Mediobanca (-2,36% a 19 euro) sulla controllata Banca Generali (-1,96% a 49,56 euro) e le ipotesi di partnership con Piazzetta Cuccia nel settore del wealth management.
Nel comparto industriale soffre Stellantis, in calo del 2,86% a 8,53 euro, dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha avvertito che potrebbe presto aumentare i dazi sulle auto, sostenendo che ciò spingerebbe le case automobilistiche ad accelerare gli investimenti negli Stati Uniti.
Stessa sorte per Pirelli (-1,17% a 6,088 euro) all’indomani dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio 2024 con il solo voto contrario della cinese Sinochem, principale azionista.
E se Eni (+1,43% a 14,056 euro di riflesso al rally del petrolio) sta monitorando attentamente la situazione in Iraq in termini di sicurezza dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di evacuare la propria ambasciata nel Paese in seguito all’escalation in Iran, per Italgas (-1% a 6,81 euro) termina la negoziazione dei diritti dell’aumento di capitale.
Aumento di capitale che Geox (-2,54% a 0,307 euro) ha chiuso con sottoscrizioni per circa il 97,38% delle nuove azioni offerte, per un ammontare complessivo pari a circa 29,16 milioni di euro. I diritti di opzione non esercitati saranno offerti in borsa nelle sedute del 16 e del 17 giugno.
Le borse europee sono attese in netto calo in avvio di seduta (-1,44% il futures sull’Eurostoxx50) in scia ai futures di Wall Street (-1,30% quello sul Dow Jones e -1,47% quello sull’S&P500 con il rendimento del Treasury Usa 10 anni che scende al 4,23%, il minimo da un mese), mentre i prezzi del petrolio si impennano (Brent +7,35% a 74,41 dollari al barile ma nell’intraday ha toccato 78,5 dollari al barile) dopo che Israele ha condotto un attacco militare contro l'Iran, facendo scappare gli investitori verso beni rifugio come l'oro (+1,30% a 3.446 dollari l’oncia il futures) e il franco svizzero (+0,4% a 0,8072 per dollaro).
L'escalation delle ostilità in Medio Oriente, una delle principali regioni produttrici di greggio, aggiunge un nuovo livello di incertezza in un momento di maggior pressione sull'economia globale a causa delle politiche commerciali aggressive del presidente statunitense, Donald Trump. Israele ha dichiarato lo stato di emergenza con l'Iran che ha lanciato oltre 100 droni verso Tel Aviv dopo quello che ha definito un «attacco preventivo» al programma nucleare iraniano. L'esercito israeliano ha previsto che i droni arriveranno tra circa tre-cinque ore. L’Aeronautica militare si sta preparando anche per un possibile lancio di missili contemporaneamente dall'Iran.
Mentre è stata confermata l'uccisione del comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Hossein Salami, nell'attacco israeliano. Lato Usa, il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha definito gli attacchi di Israele contro l'Iran «un’azione unilaterale» e ha detto che Washington non è coinvolta. Le tensioni sono aumentate mentre gli sforzi di Trump per raggiungere un accordo nucleare con l'Iran sembrano essere in una fase di stallo. Difficile ora che domenica si tenga in Oman il sesto round di colloqui sul programma di arricchimento dell'uranio di Teheran. Per Saxo Markets il prezzo del petrolio può arrivare a 80 dollari se le tensioni in Medio Oriente si aggravano, ma un aumento della produzione da parte dell’Opec+ potrebbe frenare i rialzi. Uno scenario estremo, come la chiusura dello Stretto di Hormuz o l’interruzione dei 2,1 milioni di barili al giorno esportati dall’Iran, potrebbe avere gravi conseguenze.
L’euro scende dello 0,31% a 1,1534 dollari dopo che l’inflazione armonizzata finale a maggio della Germania ha registrato un +0,1% mese su mese, in linea con le stime degli economisti, e un +2,1% anno su anno (il dato preliminare: +0,2% mese su mese, +2,1% anno su anno). Alle 9 è in agenda quella della Spagna finale a maggio (preliminare: +1,9% anno su anno), mentre alle 10 è prevista la bilancia commerciale Ue ad aprile dell’Italia (precedente: -2,5 miliardi di euro). Alle 11 tocca alla produzione industriale ad aprile dell’Eurozona (precedente +2,6% mese su mese) per chiudere alle 16 con l’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan preliminare a giugno (precedente: 52,2 punti). A mercati chiusi, infine, S&P si pronuncia sul debito sovrano della Germania e Fitch sul debito sovrano del Belgio.
Sul listino milanese attenzione alla Banca Popolare di Sondrio dopo che il cda ha approvato il comunicato relativo all'offerta pubblica di scambio promossa da Bper. Tuttavia, ha ribadito che l'operazione non riconosce pienamente il valore dell'istituto valtellinese. L'annuncio dell'offerta, è stato spiegato, è avvenuto prima della presentazione del piano industriale 2025-2027 e, quindi, l'analisi valutativa di Bper ai fini della determinazione del corrispettivo non ne tiene conto. Inoltre, si basa sulle stime di un numero limitato di analisti di ricerca (il consenso) e dalla limitata valenza informativa, in quanto il consenso ha tradizionalmente sottostimato i risultati raggiunti della Sondrio. Alla luce di questo, il premio che l'ops di Bper include nell’offerta «è molto contenuto».
Invece Generali ha confermato di aver avviato il processo di esame dell'ops lanciata da Mediobanca sulla controllata Banca Generali e le ipotesi di partnership con Piazzetta Cuccia nel settore del wealth management.
Nel comparto industriale occhio a Stellantis dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha avvertito che potrebbe presto aumentare i dazi sulle auto, sostenendo che ciò spingerebbe le case automobilistiche ad accelerare gli investimenti negli Stati Uniti.
Quanto a Pirelli l’assemblea ha approvato il bilancio 2024 con il solo voto contrario della cinese Sinochem, principale azionista.
E se Eni sta monitorando attentamente la situazione in Iraq in termini di sicurezza dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di evacuare la propria ambasciata nel Paese in seguito all’escalation in Iran, per Italgas termina la negoziazione dei diritti dell’aumento di capitale.
Aumento di capitale che Geox ha chiuso con sottoscrizioni per circa il 97,38% delle nuove azioni offerte, per un ammontare complessivo pari a circa 29,16 milioni di euro. I diritti di opzione non esercitati saranno offerti in borsa nelle sedute del 16 e del 17 giugno. (riproduzione riservata)