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Borse europee in calo, guadagni per Monte dei Paschi e Mediobanca

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Borse oggi in diretta | Il Ftse Mib chiude in calo dell’1,4% a 48.990 punti. Soffrono Stm e Prysmian | IL VIDEO

di Francesca Gerosa e Giulia Venini
12 maggio 2026, 07:40 Ultimo aggiornamento: 17:59

In controtendenza Diasorin e Avio. L’inflazione sale più del previsto negli Stati Uniti. L’aumento pesa su Wall Street, che viaggia in rosso

  • Ore 15:30 Il Ftse Mib accentua il ribasso. Pesano Nexi e Leonardo

  • Ore 14:35 Il Ftse Mib resta sotto 49.300, pesa Nexi. Il dollaro si rafforza: l’inflazione sale in Usa
  • Ore 13:20 Ftse Mib in rosso con Leonardo, petrolio +3%: per Xtb non ha la forza di far salire l’inflazione e far agire la Bce
  • Ore 11:30 Il Ftse Mib resta in calo con Amplifon e Nexi, lo spread sale a 75: nell’asta Bot rendimenti al 2,699%
  • Ore 10:40 Il Ftse Mib riduce le perdite con Mps e Avio, i beni strumentali trainano la produzione industriale in Italia
  • Ore 09:05 Ftse Mib in rosso, Mps (-2%). Spread stabile a 73: attesi rendimenti sopra il 2,6% nell’asta Bot
  • Ore 07:40 Europa attesa in calo con tregua in Iran in bilico. Petrolio +1%, JP Morgan: a 100 dollari anche con l’apertura di Hormuz

Il Ftse Mib ha chiuso in calo dell’1,4% a 48.990 punti. Tra i maggiori ribassi spiccano Stm (-5,3%), Prysmian (-5,2%) e Nexi (-4,8%), mentre si sono mossi in controtendenza Diasorin (+2,4%), Avio (+2,2%) e Tenaris (+2%). Lo spread Btp-Bund si è attestato a 77 punti base, col rendimento del Btp decennale al +3,87%. 

I principali indici europei hanno terminato le contrattazioni in ribasso: il Dax di Francoforte ha ceduto l’1,6%, il Ftse 100 di Londra lo 0,1% e il Cac 40 di Parigi quasi l’1%.

Le borse hanno scontato ancora l’incertezza geopolitica. Nella sua ultima controproposta, l’Iran ha insistito sul risarcimento dei danni di guerra, sulla piena sovranità sullo Stretto di Hormuz, sullo sblocco dei beni iraniani congelati e sulla revoca delle sanzioni. Il petrolio è dunque risalito. I futures sul Brent hanno raggiunto i 107,5 dollari al barile (+3,2%), quelli sul Wti 101,4 $ (+3,4%).

Oltreoceano, i dati sull’inflazione americana al 3,8% hanno spinto Wall Street al ribasso. Come spiegato da Saverio Berlinzani, chief analyst di ActivTrades, «si tratta del dato più alto degli ultimi tre anni, superando le aspettative degli analisti», il che «tende a rafforzare il dollaro nel breve termine, poiché cambia le aspettative sui tassi di interesse, che ora prevedono che la Federal Reserve manterrà i tassi di interesse elevati più a lungo, o addirittura potrebbe tornare ad alzarli, per contrastare la pressione sui prezzi».

Dei tassi americani più alti «andrebbero ad attirare capitali esteri, che cercano rendimenti, aumentando la domanda di dollari rispetto ad altre valute come l’euro. In aggiunta, ricordiamo che in contesti di incertezza globale legata a shock energetici, come le tensioni geopolitiche in Iran, il dollaro funge da porto sicuro per gli investitori, ritornando la valuta safe haven per eccellenza».

Ore 15:30 Il Ftse Mib accentua il ribasso. Pesano Nexi e Leonardo

Wall Street apre le contrattazioni in territorio negativo: a peggiorare il sentiment sui listini americani sono l’aumento dell’inflazione e lo stallo della guerra tra Iran e Stati Uniti. 

Nel frattempo il Ftse Mib accentua le perdite, portandosi a un ribasso dell’1% a 49.138 punti. Pesano ancora Nexi, in calo del 3,65%, Leonardo (-2,3%) e Prysmian (-2,3%). In controtendenza Tenaris (+2%), Mps (+1,9%) e Mediobanca (-1,8%). Spread Btp-Bund a 78 punti. 

Ore 14:35 Il Ftse Mib resta sotto 49.300, pesa Nexi. Il dollaro si rafforza: l’inflazione sale in Usa

I futures Usa sono negativi e a Milano l’indice Ftse Mib scivola dello 0,86% a 49.238 punti alle 14:35 con Nexi -3,3%, Moncler -2% e Amplifon -2% i peggiori. Restano in territorio positivo i titoli oil, Mps e Mediobanca. Il dollaro avanza sia nei confronti dello yen a 157,56 (+0,27%) sia nei confronti dell’euro che vale 1,1743 (-0,32%).

L’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è aumentato dello 0,6% ad aprile dopo l'impennata dello 0,9% di marzo (+3,8% anno su anno) quando i prezzi del petrolio hanno superato quota 100 dollari al barile in seguito alla guerra in Iran. Mentre l’inflazione core, attentamente monitorata dalla Fed, ha registrato un +0,4% mese su mese (+2,8% anno su anno). 

I mercati si aspettano che la banca centrale statunitense mantenga i tassi invariati fino al 2027. Il rendimento del Treasury Usa 10 anni balza al 4,43%, quello del Gilt stessa scadenza al 5,10% e quello del Btp 10 anni al 3,85% con lo spread con il Bund a 75,25 punti base.

Ore 13:20 Ftse Mib in rosso con Leonardo, petrolio +3%: per Xtb non ha la forza di far salire l’inflazione e far agire la Bce

A Milano l’indice Ftse Mib cade dello 0,85% a 49.242 punti alle 13:20 (Amplifon, Nexi e Leonardo i peggiori; di segno opposto Tenaris, Mediobanca, Mps e Avio) in attesa dell’avvio di Wall Street con i futures Usa che non promettono nulla di buono (future sull’S&P500 -0,44%). D’altra parte con le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran il prezzo del petrolio rimane ai livelli del 2022 (future sul Brent +3,10% a 107,44 dollari al barile), dove il massimo venne raggiunto subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina e rimase al massimo per i mesi successivi.

Inoltre, altra caratteristica fondamentale del petrolio nel 2022, furono i ribassi visti dai massimi. «Come nel 2022, abbiamo assistito al raggiungimento del massimo in area 120 dollari, poi un iniziale ribasso del -35% in poco più di 24 ore. Il tutto seguito poi da altri due crolli molto importanti in termini percentuali nel corso del mese di aprile e maggio», ricorda David Pascucci, Market Analyst di Xtb.

Al momento, «ogni qualvolta i prezzi raggiungono i 105 dollari, iniziamo a vedere delle vendite importanti che potrebbero poi portare i prezzi a scendere molto velocemente, così come è successo nel corso delle scorse settimane. In sostanza, dopo i 105 dollari inizia a scarseggiare la domanda e i prezzi tendono a scendere violentemente», continua Pascucci. «Siamo infatti a ridosso dei 100 dollari al barile mentre lo stretto di Hormuz rimane chiuso e la situazione delle scorte risulterebbe critica, anche se i prezzi del petrolio sembrano comunicare altro».

Per il momento, quindi, il petrolio sembrerebbe tutto meno che rialzista, i prezzi potrebbero ritornare a gravitare in area 80-90 dollari nel corso delle prossime settimane. Questo potrebbe avere un effetto importante sull’inflazione, prevede l’esperto di Xtb.

L’inflazione è strettamente legata al petrolio, anzi, l’inflazione ultimamente sale solamente per via dell’aumento del prezzo del petrolio. I consumi non sembrano spingere i prezzi al rialzo (solamente gli aumenti dei carburanti sembrano essere incidenti), «pertanto un eventuale calo del prezzo del petrolio potrebbe non incidere sull’andamento dell’inflazione a lungo termine. Con una situazione tecnica del genere sul petrolio, sarà poco probabile vedere un aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Il petrolio», conclude Pascussi, «non ha la forza di far salire l’inflazione al punto tale da dover richiedere l’intervento di una banca centrale. Per il momento, a questi prezzi, il pericolo è scongiurato».

Ore 11:30 Il Ftse Mib resta in calo con Amplifon e Nexi, lo spread sale a 75: nell’asta Bot rendimenti al 2,699%

Con i futures Usa in calo (-0,34% il future sull’S&P500) a causa della sempre più fragile tregua in Iran, i mercati azionari del Vecchio Continente restano in rosso. Francoforte perde lo 0,89%, Parigi lo 0,55%, Londra lo 0,56% e Milano lo 0,81% a 49.262 punti alle 11:30 con Amplifon, Nexi, Stellantis e Leonardo che perdono oltre due punti percentuali. Sotto pressione pure Unipol e Ferrari. Contro corrente con un guadagno del 3% Mps, Mediobanca, Avio e Tenaris.

Lo spread Btp/Bund sale a 75,6 punti base dopo che il Tesoro ha collocato tutti gli 8,5 miliardi di euro di Bot annuali offerti (con scadenza 14 maggio 2027) a un rendimento del 2,699%, in aumento di 10 punti base rispetto all’asta precedente e livello più alto da ottobre 2024. La domanda è stata pari a 12,28 miliardi. Collocata anche la terza tranche del Bot annuale con scadenza 14 luglio 2026 per 1,5 miliardi di euro con rendimento del 2,116%.

L’euro resta debole a 1,1747 dollari (-0,29%) anche se l'indice Zew tedesco è migliorato a a maggio. L'indice anticipatore è risalito infatti a -10,2 punti dai -17,2 punti di aprile. Il dato è migliore delle attese degli economisti che stimavano un calo fino a -19,2 punti. Ma sono peggiorate le aspettative sulle condizioni attuali a -77,8 punti da -73,7 punti, sotto le attese a -77,5 punti.

Ore 10:40 Il Ftse Mib riduce le perdite con Mps e Avio, i beni strumentali trainano la produzione industriale in Italia

L’indice Ftse Mib riduce leggermente le perdite alle 10:40, perde lo 0,86% a 49.236 punti, grazie a Mps +2,59%, Avio +3,19% e ai titoli oil che beneficiano del rally del prezzo del petrolio (future sul Brent +2,46% a 106,77 dollari al barile) con la tregua in Iran sempre più in bilico. Pesanti Stellantis, Prysmian, Amplifon e Nexi.

L’euro accelera al ribasso (-0,31% a 1,1745 dollari) e lo spread Btp/Bund sale a 76,22 punti base. A marzo l'indice destagionalizzato della produzione industriale in Italia è aumentato dello 0,7% rispetto a febbraio. Nella media del primo trimestre il livello della produzione è diminuito dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. In particolare, l’indice destagionalizzato è aumentato su base mensile per i beni strumentali (+2,1%) e quelli intermedi (+0,3%); mentre si sono registrate flessioni per i beni di consumo (-0,4%) e l'energia (-1,2%). Al netto degli effetti di calendario, a marzo l'indice generale è aumentato in termini tendenziali dell'1,5% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di marzo 2025).

L’Ue ha collocato un’obbligazione dual tranche. Il nuovo 7 anni sarà da 6 miliardi di euro con ordini che hanno superato i 70 miliardi e un rendimento pari a 9 punti base sul rendimento del titolo dicembre 2032 e cedola 2,750%. La riapertura del titolo 12 ottobre 2055 con cedola 4% sarà, invece, da 4 miliardi con ordini che hanno superato i 72 miliardi e il rendimento fissato a tre punti base sul titolo ottobre 2054 e cedola 3,375%.

Ore 09:05 Ftse Mib in rosso, Mps (-2%). Spread stabile a 73: attesi rendimenti sopra il 2,6% nell’asta Bot

Borse europee sotto pressione in avvio di seduta (-1,3% il Dax, -1,12% il Cac40, -1,09% il Ftse100 e -1,4% a 48.971 punti il Ftse Mib) mentre si assottigliano le speranze di un accordo di pace in Medio Oriente: Trump ha definito «in terapia intensiva» il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran dopo che Teheran ha respinto la proposta statunitense per porre fine al conflitto e ha mantenuto una lista di richieste che Trump ha bollato come «spazzatura».

Focus sul viaggio di Trump in Cina

L'Iran ha chiesto, tra le altre cose, la fine della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano, compensazioni per i danni di guerra e la fine del blocco navale Usa e ha ribadito la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz. Con il bisogno di riportare qualche vittoria, Trump partirà per il viaggio in Cina del 13-15 maggio dove incontrerà il presidente Xi. Il prezzo del petrolio Brent resta sopra la soglia dei 100 dollari al barile (+1,5% a 105,79 dollari al barile).

L'inflazione accelera in Germania al 2,9% ad aprile

Lato macro, è stata confermata in accelerazione l'inflazione in Germania ad aprile, al 2,9% su base annua, rispetto al +2,7% rilevato nel mese precedente. Su base mensile ha registrato un +0,6%, uguale alla stima preliminare, contro il +1,1% di febbraio. Riflettori puntati sui prezzi al consumo Usa ad aprile, un dato che arriverà alle 14:30 e che dovrebbe riflettere il balzo dei prezzi dell'energia.

Il consenso Reuters converge su un tasso tendenziale al 3,7% dal 3,3% del mese precedente, con la componente core al 2,7% dal 2,6%. Qualsiasi indizio lasci intendere che la Fed potrebbe dover alzare i tassi quest'anno, anziché tagliarli come ci si aspettava prima del conflitto in Iran o lasciarli fermi come ci si aspetta da quando è iniziata la guerra, potrebbe innervosire i mercati. 

Spread stabile a 73: attesi rendimenti sopra il 2,6% nell’asta Bot


In attesa, il rendimento del Btp 10 anni sale al 3,87% con lo spread con il Bund stabile a quota 73,3 punti base. Il Tesoro offre stamani 10 miliardi di euro di due Bot annuali. I rendimenti, segnala Reuters, sono attesi poco sopra il 2,6% dell'emissione di aprile, già massimo da novembre 2024. Attiva sul primario anche la Germania con 6 miliardi di Schatz giugno 2028. Mentre in un'operazione sindacata, l'Ue dovrebbe lanciare un nuovo titolo con scadenza ottobre 2033 e riaprire l'ottobre 2055.

A Milano giù le banche, anche Mps, Tim e Fincantieri. Bene i titoli oil, doValue e Banca Ifis

Sul listino milanese salgono i titoli petroliferi come Tenaris (+1,39% a 26,28 euro), Saipem (+0,86% a 4,47 euro; riunisce l’assemblea degli azionisti) ed Eni (+0,94% a 23,68 euro), rientrata quest’ultima sul mercato americano prezzando due emissioni obbligazionarie in dollari statunitensi a tasso fisso con durata di 10 e 30 anni per un valore nominale complessivo di 3 miliardi di dollari. L'offerta ha riscontrato un elevato interesse da parte del mercato raggiungendo una domanda complessiva di 15 miliardi provenienti da 240 investitori professionali per ogni tranche.

In particolare, il prestito obbligazionario della durata di 10 anni (scadenza 18 maggio 2036) è stato collocato per un ammontare di 1,5 miliardi a un prezzo di re-offer del 99,172% e pagherà una cedola annua del 5,250%. Il prestito obbligazionario della durata di 30 anni (scadenza 18 maggio 2056) per un ammontare di 1,5 miliardi a un prezzo di re-offer del 98,105% e pagherà una cedola annua del 6%. I proventi saranno utilizzati per finanziare l'ordinario fabbisogno finanziario di Eni.

Tra le banche Mediobanca flette del 2,15% a 20 euro dopo aver registrato un utile operativo di 552 milioni di euro nel primo trimestre 2026, in crescita del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua. L'utile netto si è attestato a 323 milioni di euro, in calo del 3% anno su anno principalmente per la maggior tassazione e componenti non ricorrenti.

Buona trimestrale per Mps (-2,08% a 9,067 euro) che ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con un utile netto pari a 521 milioni. Il dato è superiore alle attese degli analisti. Nello stesso periodo dell'anno precedente il risultato - che non consolidava ancora Mediobanca, ammontava a 413,1 milioni.

Invece, l’Antitrust ha avviato un'istruttoria sull'accordo tra Tim (-0,65% a 0,70 euro) e Fastweb per l'infrastruttura 5G e la condivisione della loro rete mobile, come ha fatto sapere l'autorità nel proprio bollettino. Nel frattempo, Moody's ha alzato il rating di Tim a Ba1 da Ba2 con un outlook stabile. Il miglioramento riflette la solida strategia dell'azienda che sta sostenendo una ripresa duratura degli utili e un miglioramento degli indicatori di credito.

C’è attesa anche per i conti di Recordati (-0,68% a 49,58 euro), Avio (-0,71% a 29,29 euro), De’ Longhi (-0,94% a 33,78 euro) e Inwit (-1,29% a 7,28 euro). Mentre Fincantieri (-1,5% a 11,09 euro) ha detto di vedere nuovi significativi ordini nei prossimi mesi e che lo scenario geopolitico offre opportunità sostanziali nel business della Difesa. Il gruppo guarda a un certo numero di target potenziali per eventuali acquisizioni, secondo quanto ha riferito l'ad, Pierroberto Folgiero nella call con gli analisti di presentazione dei conti trimestrali (ricavi a 2,135 miliardi di euro, -10,1%, ebitda a 159 milioni di euro, +3%). Fincantieri ha anche rivisto verso l'alto la guidance per il 2026: ricavi a 9,3-9,4 miliardi, ebitda tra 700 e 710 milioni e utile netto tra 140 e 180 milioni.

Nuovo passo avanti, inoltre, di doValue (+1,14% a 2,214 euro) nel mercato italiano del credit management e della finanza strutturata. Il gruppo di servizi finanziari ha annunciato l’aggiudicazione di nuovi mandati per un valore complessivo di 430 milioni di euro, rafforzando il proprio posizionamento nei servizi integrati a supporto degli investitori istituzionali.

Acquisti, infine, anche su Banca Ifis (+0,57% a 21,14 euro) che ha perfezionato la cessione del 100% di Abilio Spa a Servizilegali.net Srl, società riconducibile a Claudio Palazzetti, professionista con oltre 25 anni di esperienza nel settore delle vendite giudiziarie. Prima dell'operazione, Abilio era controllata per l'82% da illimity Bank, società del gruppo Banca Ifis, e per il 18% da Coima. L'operazione punta al rilancio di Abilio all'interno di un gruppo focalizzato sul business delle vendite giudiziarie e concorsuali.

Ore 07:40 Europa attesa in calo con tregua in Iran in bilico. Petrolio +1%, JP Morgan: a 100 dollari anche con l’apertura di Hormuz

Borse europee attese in calo (-0,7% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta come i futures Usa (-0,22% quello sull’S&P500) dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che il cessate il fuoco con l’Iran è «in terapia intensiva», smorzando le speranze di una rapida risoluzione del conflitto.

Tregua in Iran in bilico, petrolio +1%

I prezzi del petrolio salgono ancora dopo il +3% nella sessione precedente. Il future sul Brent cresce dello 0,63% a 104,87 dollari al barile, mentre quello sul Wti guadagna lo 0,90% a 98,95 dollari al barile. Il sentiment del mercato è rimasto dominato dai timori che il conflitto, in corso da dieci settimane, possa ulteriormente restringere l’offerta globale di greggio, soprattutto dopo che Trump ha respinto l’ultima risposta di Teheran alla proposta di pace de gli Stati Uniti, definendola «totalmente inaccettabile».

L’Iran ha difeso la propria posizione, affermando che le sue richieste sono legittime e incentrate sulla fine della guerra, sulla revoca del blocco navale statunitense e sul ripristino delle esportazioni petrolifere iraniane. Teheran ha, inoltre, richiesto un risarcimento per i danni, la rimozione delle sanzioni e il riconoscimento della propria sovranità sullo Stretto di Hormuz.

Dichiarazioni che hanno riacceso le preoccupazioni sul futuro del traffico marittimo attraverso lo Stretto, un passaggio strategico fondamentale attraverso il quale transita circa un quinto della fornitura mondiale di petrolio e gas. Il direttore esecutivo di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito che, anche se lo Stretto venisse riaperto immediatamente, potrebbero volerci mesi prima che i flussi petroliferi globali tornino alla normalità. Gli investitori attendono l’incontro programmato a Pechino per il 13 maggio tra Trump e il presidente cinese, Xi Jinping, che includerà discussioni sul conflitto con l’Iran, sul commercio e sulla sicurezza energetica.

JP Morgan: greggio a 100 dollari anche con l’apertura di Hormuz

Intanto JP Morgan ha previsto che il greggio Brent rimarrà intorno alla soglia dei 100 dollari al barile per gran parte del 2026, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse riaprire a giugno, poiché l'accelerazione dell'esaurimento delle scorte e le strozzature logistiche mantengono il mercato petrolifero in una situazione di tensione. 

Per JP Morgan il collo di bottiglia si sposterà probabilmente dallo Stretto alla disponibilità di petroliere, all'aumento della produzione delle raffinerie e a più ampi vincoli logistici, mantenendo il mercato in tensione fino alla seconda metà del 2026. Quindi si attende che il Brent raggiunga una media di 96 dollari al barile nel 2026, con medie trimestrali di 103 dollari nel secondo trimestre, 104 dollari nel terzo trimestre e 98 dollari nel quarto trimestre.

Focus sull’inflazione in Germania e negli Stati Uniti

L’euro cede lo 0,22% a 1,1755 dollari in attesa alle 8 dell’inflazione finale ad aprile della Germania (i trader vedono la Bce alzare i tassi nella prossima riunione dell’11 giugno e ancora una o due volte entro la prossima primavera), alle 10 della produzione industriale a marzo dell’Italia, alle 11 dell’indice Zew (sintetizza l’opinione di 350 esperti sul futuro dell’economia tedesca) a maggio per poi passare negli Stati Uniti con un dato importante in chiave Fed: alle 14:30 l’inflazione ad aprile, per chiudere alle 14:55 con l’indice settimanale Redbook.

Occhio a Tenaris, Saipem, Eni, Mediobanca, Mps, Tim, Fincantieri, Recordati, Avio, De’ Longhi, Inwit, doValue e Banca Ifis

Sul listino milanese attenzione ai titoli petroliferi come Tenaris, Saipem (riunisce l’assemblea degli azionisti) ed Eni, rientrata quest’ultima sul mercato americano prezzando due emissioni obbligazionarie in dollari statunitensi a tasso fisso con durata di 10 e 30 anni per un valore nominale complessivo di 3 miliardi di dollari. L'offerta ha riscontrato un elevato interesse da parte del mercato raggiungendo una domanda complessiva di 15 miliardi provenienti da 240 investitori professionali per ogni tranche.

In particolare, il prestito obbligazionario della durata di 10 anni (scadenza 18 maggio 2036) è stato collocato per un ammontare di 1,5 miliardi a un prezzo di re-offer del 99,172% e pagherà una cedola annua del 5,250%. Il prestito obbligazionario della durata di 30 anni (scadenza 18 maggio 2056) per un ammontare di 1,5 miliardi a un prezzo di re-offer del 98,105% e pagherà una cedola annua del 6%. I proventi saranno utilizzati per finanziare l'ordinario fabbisogno finanziario di Eni.

Tra le banche focus su Mediobanca che ha registrato un utile operativo di 552 milioni di euro nel primo trimestre 2026, in crescita del 14% rispetto al trimestre precedente e del 4% su base annua. L'utile netto si è attestato a 323 milioni di euro, in calo del 3% anno su anno principalmente per la maggior tassazione e componenti non ricorrenti.

Buona trimestrale per Mps che ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con un utile netto pari a 521 milioni. Il dato è superiore alle attese degli analisti. Nello stesso periodo dell'anno precedente il risultato - che non consolidava ancora Mediobanca, ammontava a 413,1 milioni.

Invece, l’Antitrust ha avviato un'istruttoria sull'accordo tra Tim e Fastweb per l'infrastruttura 5G e la condivisione della loro rete mobile, come ha fatto sapere l'autorità nel proprio bollettino. Nel frattempo, Moody's ha alzato il rating di Tim a Ba1 da Ba2 con un outlook stabile. Il miglioramento riflette la solida strategia dell'azienda che sta sostenendo una ripresa duratura degli utili e un miglioramento degli indicatori di credito.

C’è attesa anche per i conti di Recordati, Avio, De’ Longhi e Inwit. Mentre Fincantieri ha detto di vedere nuovi significativi ordini nei prossimi mesi e che lo scenario geopolitico offre opportunità sostanziali nel business della Difesa. Il gruppo guarda a un certo numero di target potenziali per eventuali acquisizioni, secondo quanto ha riferito l'ad, Pierroberto Folgiero nella call con gli analisti di presentazione dei conti trimestrali (ricavi a 2,135 miliardi di euro, -10,1%, ebitda a 159 milioni di euro, +3%). Fincantieri ha anche rivisto verso l'alto la guidance per il 2026: ricavi a 9,3-9,4 miliardi, ebitda tra 700 e 710 milioni e utile netto tra 140 e 180 milioni.

Nuovo passo avanti, inoltre, di doValue nel mercato italiano del credit management e della finanza strutturata. Il gruppo di servizi finanziari ha annunciato l’aggiudicazione di nuovi mandati per un valore complessivo di 430 milioni di euro, rafforzando il proprio posizionamento nei servizi integrati a supporto degli investitori istituzionali.

Infine, Banca Ifis ha perfezionato la cessione del 100% di Abilio Spa a Servizilegali.net Srl, società riconducibile a Claudio Palazzetti, professionista con oltre 25 anni di esperienza nel settore delle vendite giudiziarie. Prima dell'operazione, Abilio era controllata per l'82% da illimity Bank, società del gruppo Banca Ifis, e per il 18% da Coima. L'operazione punta al rilancio di Abilio all'interno di un gruppo focalizzato sul business delle vendite giudiziarie e concorsuali. (riproduzione riservata)



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