Il Ftse Mib chiude a 32.730 punti, in calo del 2,75%. Tra le blue chip tiene solo Iveco, sostanzialmente invariata. Le perdite più pesanti sono di Saipem, che cede il 7,4%, Recordati (-5,5%), Eni (-5,5%) e Tenaris (-5,5%). Lo spread Btp/Bund chiude a 129,6 punti dopo aver superato quota 130 nel corso della giornata.
Terminano le contrattazioni sotto la parità anche le altre borse europee, con Parigi che accusa il ribasso più pesante (-3,3%) insieme a Francoforte (-3%). Ancora mista e molto volatile Wall Street.
Sul fronte delle materie prime crolla il prezzo del petrolio con il Brent che scende a 60 dollari al barile e il Wti intorno a 56 dollari, un livello che non si vedeva da inizio 2021. Il tracollo delle quotazioni si è accentuato dopo che le tensioni commerciali sono degenerate in una guerra di dazi e controdazi tra Stati Uniti e Cina che pesa anche sulle aspettative della domanda globale di greggio. Altri fattori che hanno contribuito al raffreddamento dei prezzi sono un aumento della produzione deciso dai paesi dell’Opec+ e l’ultimo dato sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti, in aumento di 2,6 milioni di barili nella settimana finita il 4 aprile.
Wall Street apre senza una direzione con il Dow Jones che cede lo 0,3%, mentre S&P 500 e Nasdaq salgono dello 0,7% e dell’1,4%. Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha minimizzato le perdite subite dagli indici nelle ultime settimane, affermando che la politica del governo statunitense è quella di dare priorità all’«economia reale». Wall Street «è diventata più ricca che mai e può continuare a crescere e a fare bene. Ma per i prossimi quattro anni l’obiettivo del presidente Trump è quello di concentrarsi sull’economia reale», ha detto Bessent.
All’avvio dei mercati americani il Ftse Mib riduce le perdite, portandosi a 32.880 punti, in calo del 2,3% dopo aver perso fino al 4% nel corso della giornata. Tra le blue chip l’unica a resistere alle vendite è Iveco (+0,9%), mentre la peggiore rimane Saipem (-7,1%). Spread Btp/Bund a 130 punti.
Piazza Affari resta nella morsa delle vendite, perde il 3,47% a 32.490 punti alle 14:50 con Saipem in calo del 7%, la performance peggiore sul liatino milanese di riflesso ai prezzi del petrolio sui minimi da 4 anni, lo stesso motivo per cui anche Eni lascia sul terreno il 5,35%. Male pure Recordati (-6,46%) con Donald Trump pronto ad annunciare dazi anche sul settore farmaceutico. Lo spread Btp/Bund si amplia a 131 punti base.
Si assiste ancora a vendite sui Treasury statunitensi (il rendimento del 10 anni sale al 4,45%; quello del Btp 10 anni al 3,91%) su livelli che storicamente hanno innescato una qualche forma di intervento da parte della Fed. «Questo tipo di pressione sul mercato obbligazionario non è comune e quando si è verificata in passato, la Fed è spesso intervenuta per garantire la stabilità del mercato», afferma Lale Akoner, Global markets analyst di eToro, ricordando nel 2023, durante la crisi della SVB, quando la Fed ha rapidamente lanciato il Bank Term Funding Program per rafforzare la fiducia nel sistema bancario, o nel marzo 2020, quando lo shock pandemico ha colpito i mercati e la Fed ha tagliato i tassi due volte e lanciato un Qe illimitato insieme a una gamma completa di strumenti di liquidità di emergenza.
Ci sarà, quindi, una reazione pronta dalla banca centrale statunitense? «Questa volta, la situazione è diversa e molto di ciò è legato all'inflazione, che rimane un ospite scomodo al tavolo della Fed e che potrebbe portarla ad essere più lenta a rispondere», precisa Akoner. «Non significa che l'opzione non sia contemplata. La Fed ha un doppio mandato, sull'inflazione e sulla crescita, cosa che porta incertezza su quali saranno le prossime decisioni di politica monetaria. L'approccio è ancora attendista, ma è pur vero che Fed dispone di una vasta gamma di strumenti per intervenire, oltre i tassi».
Le borse europee accelerano al ribasso in scia alla notizia che la Cina imporrà dazi di ritorsione dell'84% sui beni statunitensi (dal 34% precedente). Entreranno in vigore il 10 aprile. Una vera e propria escalation della guerra commerciale. Francoforte perde il 3,97%, Parigi il 3,69%, Londra il 3,33% e Milano il 3,61% a 32.440 punti alle 13:25.
Pechino aveva avvertito l’amministrazione Trump che di fronte ai dazi americani al 104% sulle importazioni dei beni made in China avrebbe adottato misure «ferme e incisive» per proteggere i propri interessi, rivendicando «il legittimo diritto del popolo cinese allo sviluppo» che «è inalienabile». Il rendimento del Treasury Usa 10 anni resta elevato al 4,4% con gli investitori che non considerano più i titoli di Stato Usa asset sicuri. Il cambio dollaro/yuan testa i minimi di giornata a 7,3496. L’euro sale dello 0,95% a 1,103 dollari.
I futures statunitensi accelerano al ribasso (-0,80% e -0,44%, rispettivamente, quelli sul Dow Jones e sull’S&P500). Così Francoforte resta in calo del 3%, Parigi del 2,89%, Londra del 2,85% e Milano del 2,91% a 32.677 punti con tutte le blue chip in rosso: Saipem, Eni, Recordati e Leonardo le più vendute. Le tariffe reciproche dell’amministrazione Trump su decine di Paesi sono entrate in vigore, compresi i maxi dazi del 104% sulle merci cinesi, mentre l'Unione Europea prepara misure di ritorsione, intensificando la guerra commerciale globale e i timori di recessione. Lo spread Btp/Bund scende dal picco intraday a 130 e si attesta a 127,8 punti base (il Btp 10 anni rende il 3,90%).
La linea della Commissione Europea resta quella di voler negoziare. «Non vogliamo una guerra commerciale. Pensiamo che nessuno ne tragga vantaggio», ha detto la vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen. Detto questo, quando necessario, «dobbiamo anche proteggere la nostra industria e i nostri cittadini», ha aggiunto Virkkunen, annunciando che l'Ue colpirà anche le Big Tech americane: «Al momento stiamo preparando anche queste misure».
L’indice Ftse Mib si conferma in forte calo (-2,47% a 32.826 punti, Eni e Saipme restano i peggiori alle 11:35), con tutte le blue chip in rosso tranne Stellantis e Iveco che hanno virato al rialzo, nonostante i futures Usa in lieve contrazione (-0,34% quello sul Dow Jones e -0,10% quello sull’S&P500). Lo spread Btp/Bund scende a 128,6 punti base dopo che il banchiere centrale finlandese e consigliere della Bce, Olli Rehn, ha detto che a partire da marzo si sono materializzati rischi al ribasso a sostegno dell'ipotesi di un taglio dei tassi di interesse ad aprile.
Inoltre, a causa dell'impatto dei dazi Usa alcune fonti hanno detto a Reuters che la crescita economica della zona euro potrebbe subire un calo molto più marcato rispetto a quanto stimato dalla Bce. Francoforte aveva previsto che la guerra commerciale avrebbe ridotto di 0,5 punti percentuali la crescita economica nel primo anno e che, in caso di ritorsione da parte dell'Unione Europea, i prezzi sarebbero aumentati in modo analogo.
Le borse europee accentuano il ribasso. Francoforte perde il 2,88%, Parigi il 3%, Londra il 3,02% e Milano il 3,10% a 32.613 punti alle 10:40 con Eni e Saipem sotto una pioggia di vendite (oltre -6% con il petrolio crollato sui minimi da quattro anni) a causa dei dazi Usa e dello scontro con Pechino che ha promesso di adottare tutte le misure «ferme e incisive» per proteggere i propri interessi in risposta all'entrata in vigore dei dazi americani al 104% sulle importazioni dei beni made in China. Per l’esponente della Bce, Klaas Knot, i dazi Usa avranno probabilmente un impatto stagflattivo nel lungo periodo, con un rialzo dell'inflazione combinato a una frenata della crescita economica: «è uno shock stagflattivo», ha detto Knot.
I titoli di Stato Usa ampliano le perdite, segno che gli investitori stanno vendendo anche gli asset considerati finora più sicuri. Il rendimento del Treasuries Usa a 10 anni sale al 4,37%, mentre quello del Bund 10 anni scende al 2,6% e quello del Btp 10 anni aumenta al 3,90% (spread a 130,4 punti base). I dazi statunitensi sono entrati in vigore e gli strategist ritengono che sia in corso un dibattito più ampio sul futuro dei Treasury come centro dell'universo finanziario globale. «Il sell-off dei Treasuries potrebbe anticipare un cambiamento di passo per cui i titoli di Stato Usa non sono più considerati il bene rifugio del reddito fisso globale», ha detto a Reuters Ben Wiltshire, esperto di Citi.
Le emissioni di Treasury, prevede il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management, aumenteranno se la politica fiscale diventa netta espansiva, spingendo al rialzo i rendimenti a lungo termine. Le recenti aste di titoli decennali e trentennali hanno già mostrato segni di una domanda finale più debole. A marzo, l’offerta di credito investment grade ha raggiunto 190 miliardi di dollari, trainata dai settori finanziario e industriale di società a elevata capitalizzazione. «Nonostante le scorte degli intermediari rimangano gestibili, gli investitori chiedono maggiori sconti per duration e titoli di qualità inferiore», aggiunge il team di J.P. Morgan Asset Management. «Continuiamo a privilegiare i titoli di stato statunitensi in quanto le probabilità di crescita statunitense al di sopra del trend sono sensibilmente calate, mentre sono aumentate le prospettive di crescita inferiori al trend e di contrazione congiunturale».
Shock dazi sui mercati azionari europei. Le tariffe reciproche imposte dal presidente statunitense, Donald Trump, per dozzine di Stati sono entrate in vigore oggi, 9 aprile, tra cui anche quelle del 104% sui beni cinesi, intensificando la sua guerra commerciale globale e alimentando nuove vendite: Dax -3%, Cac40 -2,67%, Ftse100 -2% e Ftse Mib -2,33% a 32.873 punti. Tuttavia, Trump ha detto di essere disposto a negoziare con alcune nazioni.
Lo spread Btp/Bund balza a quota 130 punti base e il rendimento del Btp decennale si porta al 3,96%. Sul primario, in vista delle aste di fine mese, il Tesoro ha detto che offrirà fino a 9 miliardi di euro nel collocamento a medio lungo dell'11 aprile. A sottolineare le condizioni di tensione sui mercati finanziari, alcune fonti l’8 aprile hanno detto a Reuters che la Bce ha aumentato il monitoraggio delle banche e dei mercati obbligazionari. Inoltre, le politiche commerciali di Trump hanno spinto gli economisti a rivedere al ribasso le proiezioni per la crescita globale e i mercati monetari a rafforzare le scommesse sui tagli dei tassi nella zona euro. Nomura ha modificato le sue aspettative sui tassi di interesse della Bce prevedendo ora un taglio ad aprile e uno a giugno con un tasso sui depositi al 2% entro metà anno.
Sul listino milanese tutte le blue chip scambiano in rosso. Tra le peggiori c’è Stm (-5,83% a 16,25 euro) mentre resta elevata la tensione interna alla governance dopo che il Consiglio di Sorveglianza ha respinto la candidatura di Marcello Sala al cda. La nomina, proposta da ST Holding, controllata congiuntamente da Francia e Italia, è ostacolata dai consiglieri espressi dal mercato, che avrebbero motivato la decisione con le critiche di Sala verso l’attuale ceo Chery. Il contesto si inserisce in un quadro già complicato dalle tensioni geopolitiche e dalle incertezze regolatorie internazionali sul fronte dei semiconduttori.
Pesante anche Stellantis (-5,7% a 7,75 euro) che ha interrotto la produzione della city car elettrica T03 della casa automobilistica cinese Leapmotor in Polonia e sta valutando opzioni di produzione alternative.
Mentre la filiale rumena di Unicredit (-2,79% a 42,38 euro) ha strutturato una cartolarizzazione sintetica con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) su un portafoglio di prestiti alle piccole e medie imprese da 775 milioni di euro.
In tilt anche Recordati (-2,78% a 46,08 euro), DiaSorin (-1,60% a 92,22 euro) e Amplifon (-3,36% a 17,23 euro) perché gli Usa «annunceranno presto dazi sul settore farmaceutico», come ha detto Trump, lamentandosi del fatto che gli Stati Uniti non producono più i propri farmaci. Inoltre, il tycoon ha parlato delle disparità nei prezzi che gli altri Paesi pagano per i farmaci.
«Annunceremo a breve un'importante dazio sui prodotti farmaceutici», ha detto, sostenendo che la mossa riporterà la produzione farmaceutica negli Stati Uniti. Tali dazi avrebbero conseguenze anche per l'Italia, che ha un importante settore farmaceutico ed esporta molto negli States. Infine, si segnala che Hsbc ha alzato il target price su Terna (-1,75% a 7,83 euro) da 9,1 a 10 euro (rating buy), viceversa ha tagliato il target price su Moncler (-3,72% a 49,49 euro) da 71 a 66 euro (rating buy).
Le borse europee sono attese in profondo rosso (-4,6% il future sull’Eurostoxx50) dopo l'entrata in vigore dei dazi del 104% imposti dal presidente statunitense, Donald Trump, alla Cina e di quelli reciproci a circa 60 Paesi con cui Washington ha rapporti commerciali: si tratta di tariffe doganali personalizzate che sostituiscono quelle base entrate in vigore sabato. I nuovi livelli variano dall'11% al 50%. Il crollo dei Treasury (il 10 anni rende il 4,44%) fa temere una fuga dei fondi esteri dagli asset statunitensi. I futures Usa fanno presagire un’altra tempesta a Wall Street (-2,33% quello sul Dow Jones e -2,51% quello sull’S&P500).
Nessun passo indietro. «So quello che sto facendo», ha affermato Donald Trump, affermando che gli altri Paesi vogliono fare accordi. «Non vogliamo necessariamente fare un accordo con loro. Siamo contenti di stare così, prendendo i nostri 2 miliardi di dollari al giorno, ma loro vogliono fare un accordo con noi», ha detto, sostenendo che le aziende stanno tornando negli Usa e investendo migliaia di miliardi. «Stanno arrivando i produttori di chip, stanno arrivando tutti. Non abbiamo mai avuto niente del genere».
Il dollaro scende nei confronti dell’euro, che vale 1,104 (+1,02%), mentre lo yuan cede nei confronti del biglietto verde, scivolando nei valori onshore a 7,3485, ai minimi di settembre 2023, nel mezzo delle accuse alla Cina di Trump di manipolazione del renmimbi per compensare i dazi americani. La Banca centrale cinese (PBoC) ha definito questa mattina il fixing sul biglietto verde a 7,2066, al punto più basso dall'11 settembre del 2023, a fronte della chiusura di martedì di 7,3390.
Lo spettro di una guerra commerciale prolungata tra le due maggiori economie mondiali ha innescato una forte volatilità con l’indice Vix della paura balzato a 52,33 (+11,39%). Gli analisti di JP Morgan ritengono che la rapida escalation dei dazi statunitensi sulla Cina sia abbastanza dirompente da spingere l'economia globale in recessione. «Considerando la fattura delle importazioni dalla Cina, le tariffe cinesi da sole equivalgono a un'enorme imposizione fiscale di 400 miliardi di dollari per le famiglie e le imprese statunitensi», hanno detto gli analisti di JP Morgan. «La valuta è probabilmente una valvola di sfogo per i politici cinesi».
Per Goldman Sachs i mercati potrebbero ancora sottovalutare il rischio di una recessione piena negli Stati Uniti. Con l’annuncio delle tariffe, i mercati statunitensi hanno registrato uno dei maggiori declassamenti delle previsioni di crescita in due giorni degli ultimi decenni, con una riduzione delle aspettative implicite di crescita del pil di 130 punti base, un calo paragonabile agli shock osservati durante il Covid, la crisi finanziaria globale e il Black Monday del 1987, ha osservato Goldman Sachs. «Tra gli indicatori comuni di recessione, solo il Vix si trova su livelli associati ai picchi recessivi passati: la volatilità azionaria a lunga scadenza, gli spread creditizi e la curva dei rendimenti non lo sono», ha precisato Goldman Sachs, ritenendo che ci sia un’elevata probabilità che si continui a procedere verso una piena valutazione della recessione, il che implicherebbe azioni più deboli, spread creditizi più ampi, un ciclo di tagli dei tassi da parte della Fed più profondo e una maggiore volatilità azionaria a lungo termine.
L'oro ha ripreso a correre, sale dello 0,7% a 3.005 dollari l'oncia. I prezzi del petrolio crollano. I futures del Brent scendono del 3,82% a 60,41 dollari al barile, mentre i futures del Wti del 4,2% a 57,08 dollari al barile, sul livello più basso da oltre quattro anni per le preoccupazioni sulla domanda, alimentate dalla guerra dei dazi tra le due maggiori economie mondiali, e per le previsioni di aumento dell’offerta. «La dura reazione della Cina riduce le possibilità di un accordo rapido tra le due principali economie mondiali, innescando crescenti timori di recessione economica globale», ha affermato Ye Lin, esperto di Rystad Energy.
La prevista crescita della domanda di petrolio della Cina, pari a 100.000 barili al giorno, «è a rischio se la guerra commerciale dovesse protrarsi, tuttavia uno stimolo interno più forte per sostenere i consumi potrebbe mitigare le perdite», ha aggiunto. Il petrolio ha perso circa un quinto del suo valore da quando Trump ha annunciato dazi più alti contro i partner commerciali il 2 aprile, segnando il maggior calo in cinque giorni dal marzo 2022. Alle 16:30 è in agenda il dato sulle scorte settimanali di petrolio negli Stati Uniti (precedente: +6,4 milioni di barili), prima alle 13 l’indice settimanale richieste mutui sempre in Usa (precedente: -1,6%). Altrove, la Reserve Bank of New Zealand ha tagliato i tassi di interesse di 25 punti base al 3,5%, aprendo la porta ad altri tagli a causa dei rischi negativi per l'economia derivanti dalla guerra commerciale. Alle 20 vengono pubblicati i verbali dell’ultima riunione del Fomc.
Sul listino milanese attenzione a Stellantis che ha interrotto la produzione della city car elettrica T03 della casa automobilistica cinese Leapmotor in Polonia e sta valutando opzioni di produzione alternative.
Mentre la filiale rumena di Unicredit ha strutturato una cartolarizzazione sintetica con la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) su un portafoglio di prestiti alle piccole e medie imprese da 775 milioni di euro.
Da monitorare anche Recordati, DiaSorin e Amplifon perché gli Usa «annunceranno presto dazi sul settore farmaceutico», come ha detto Trump, lamentandosi del fatto che gli Stati Uniti non producono più i propri farmaci. Inoltre, il tycoon ha parlato delle disparità nei prezzi che gli altri Paesi pagano per i farmaci.
«Annunceremo a breve un'importante dazio sui prodotti farmaceutici», ha detto, sostenendo che la mossa riporterà la produzione farmaceutica negli Stati Uniti. Tali dazi avrebbero conseguenze anche per l'Italia, che ha un importante settore farmaceutico ed esporta molto negli States. Infine, si segnala che Hsbc ha alzato il target price su Terna da 9,1 a 10 euro (rating buy), viceversa ha tagliato il target price su Moncler da 71 a 66 euro (rating buy). (riproduzione riservata)