Il Ftse Mib termina la seduta in rialzo del 2,3% a 48.555 punti, confermandosi maglia rosa d’Europa. Ad aver trainato l’indice è stato il comparto bancario, spinto dai conti di Unicredit (+5,9%). Tra le banche bene Mps (+3,6%), Mediobanca (+3%), Bper (+2,6%) e Intesa Sanpaolo (+2,4%). Ma la migliore di giornata è Prysmian, che termina le contrattazioni con un guadagno del 10,5% dopo che l’ad Massimo Battaini ha affermato a Bloomberg Tv che «nei prossimi 12 mesi riteniamo di poter tornare a comunicare al mercato buone opportunità nel percorso di m&a» soprattutto negli Stati Uniti, senza però trascurare «altre opportunità in Europa o in America Latina». In termini di dimensioni dell’operazione, «stiamo pensando a qualcosa di scala simile a Encore Wire, acquisizione da 4 miliardi di dollari».
Chiudono in negativo Ferrari (-4% dopo i conti), Inwit (-2,8%) e Nexi (-1,7%). Spread Btp/Bund in calo a 81 punti.
Alle 15:30 il Ftse Mib sale al 2%, spinto dal comparto bancario con Unicredit che guadagna quasi il 6%, Mps il 3,8%, Mediobanca il 3,7% e Bper il 2,7%. Ma il titolo migliore è Prysmian, che mette a segno quasi il 7%. In rosso Ferrari (-3,6%) dopo i conti, tuttavia leggermente sopra le attese, Inwit (-2,4%) e Nexi (-2,2%). Spread Btp/Bund a 82 punti.
Il Brent prosegue sopra i 111 dollari al barile. Sull’energia«lo status quo è chiaramente insostenibile. L’Europa importa circa il 60% della sua energia, praticamente tutti i suoi combustibili fossili e oggi i crescenti prezzi sono un promemoria del costo di questa dipendenza». Lo ha affermato la presidente della Bce, Christine Lagarde intervenendo ad una conferenza sul clima e ambiente organizzata assieme alla Frankfurt School e al Cetex.
«Le fonti alternative di energia offrono il percorso più evidente per minimizzare gli attriti sugli obiettivi di sicurezza, sostenibilità e accessibilità sull’energia».
Wall Street apre in rialzo. Le vendite negli Stati Uniti, misurate dal Redbook, sono cresciute del 7,8% su base annua nella settimana terminata il 2 maggio, rispetto all’incremento del 7,7% dell’ottava precedente.
I futures Usa ampliano i guadagni (+0,42% quello sull’S&P500) e a Milano l’indice Ftse Mib sale dell’1,92% a 48.391 punti alle 14:40 nonostante le note stonate di Nexi (-1,8%), Ferrari (-1,25%) e Inwit (-2,92%). Andamenti controbilanciati dalle banche, in particolare da Unicredit (+6,2%), Mps (+4%), Bper (+3,25%), Mediobanca (+3,85%) e tra gli industriali da Prysmian (+6,25%).
Il dollaro è poco mosso con l’euro che passa di mano a 1,1690 (+0,01%). Il deficit commerciale degli Stati Uniti è aumentato a 60,31 miliardi di dollari a marzo, rispetto al disavanzo di 57,78 miliardi di febbraio, contro una previsione degli economisti di 61 miliardi. Le importazioni sono aumentate più delle esportazioni, ampliando il deficit. Più tardi verranno diffusi anche i dati sul Pmi non manifatturiero a cura dell'Ism e relativi ad aprile. Le attese sono per una lettura a 53,7 che, se confermata, segnalerebbe un'ulteriore ripresa dopo il dato di marzo a 52,7.
Con i futures Usa positivi (+0,26% quello sul Dow Jones e +0,35% quello sull’S&P500), i mercati azionari europei consolidano il rialzo tranne Londra (-1,25%). A Piazza Affari, dove l’indice Ftse Mib guadagna l’1,92% a 48.391 punti alle 13:25 grazie alla corsa delle banche, Unicredit in primis con un +5,5% post trimestrale, di Prysmian (+5,5%) e di Diasorin (+3,7%), Ferrari perde il 2,42% dopo aver chiuso il primo trimestre dell'anno con un utile netto di 413 milioni di euro, pressoché stabile rispetto ai 412 milioni dello stesso periodo di un anno fa. I ricavi sono migliorati del 3% a 1,848 miliardi (+6% a cambi costanti) e l’ebitda del 4% a 722 milioni con un margine al 39,1% (dal 38,7%). Nota positiva anche il free cash flow da attività industriali è stato pari a 653 milioni, in aumento del 5%.
I prezzi del petrolio restano in calo (future sul Wti -2% a 104,21 dollari al barile). Donald Trump ritiene improbabile che gli alleati della Nato aiutino gli Stati Uniti qualora questi fossero costretti a impegnarsi in un conflitto globale con una grande potenza. «Quando avevamo bisogno della Nato, non c'erano per noi. Ma se mai dovessimo affrontare un conflitto importante o uno ancora più grave, non credo che ci sarebbero per noi», ha detto Trump all’emittente Salem News Hugh Hewitt.
Piazza Affari regina d’Europa. Grazie alle banche l’indice Ftse Mib alle 12:10 balza del 2% a 48.455 punti. Unicredit, che si trova in un’ottima posizione per valutare opportunità di M&A in Italia, pur senza pressioni a intervenire, cone ha chiarito il ceo, Andrea Orcel, nel corso della conference call con gli analisti sui risultati trimestrali, sale del 5,14% a 67,35 euro.
Orcel ha osservato che il mercato bancario italiano, pur non essendo frammentato come quello tedesco, presenta elementi di dispersione che lo rendono destinato a un processo di consolidamento nel tempo. In questo contesto, il gruppo ha chiarito di monitorare il settore e di essere attento alle opportunità, pur precisando che non intraprenderà operazioni né procederà fino in fondo a meno che non vi sia una creazione di valore superiore al costo del capitale con un adeguato margine.
In ascesa (oltre +3%) anche Bper, Mps, Prysmian e Diasorin. Lo spread Btp/Bund scende a quota 81,5 punti base (il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,9%) con la Bce vista atgliare i tassi di interesse a giugno (qualche dettaglio in più potrebbe giungere nel pomeriggio dagli interventi della presidente, Christine Lagarde, e del capo economista Philip Lane).
Mentre il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in video-collegamento al Salone del Risparmio, ha detto che il suo primo obiettivo «resta tenere l'Italia in avanzo primario. È un impegno morale prima ancora che finanziario. I miglioramento di questi anni in termini di rating sovrano non sono merito di un governo ma di un Paese».
Intanto la Germania ha collocato 480 milioni di euro nell'asta di Bund green a 10 anni, cedola 2,5%, con un aumento dei rendimenti al 3% dal 2,93% della precedente asta. Il rapporto bid-to-cover è migliorato, attestandosi a 2,6 da 1,5.
Le borse europee, eccetto Londra, si rafforzano con Milano in testa (Dax +0,99%, Cac40 +0,6%, Ftse100 -0,93% e Ftse Mib +1,79% a 48.328 punti alle 11 con Unicredit +4,5%, Prysmian +5,66%, questa grazie a Intesa Sanpaolo che ha alzato il prezzo obiettivo da 115,5 a 142 euro (buy), e Diasorin +3,8% i migliori; spiccano comunque tutte le banche con guadagni oltre due punti percentuali) nonostante la fragile tregua in Iran. Il dollaro statunitense guadagna terreno nei confronti dello yen, non dell’euro, mentre i trader valutano gli ultimi sviluppi della guerra in Medio Oriente.
Il cessate il fuoco è stato nuovamente messo in dubbio dopo che gli Stati Uniti e l'Iran hanno sferrato nuovi attacchi per il controllo dello Stretto di Hormuz. Lo yen scambia a 157,399 per dollaro statunitense, comunque non lontano dal livello più alto degli ultimi due mesi dopo diversi episodi di forti rialzi a partire da giovedì scorso, quando fonti hanno riferito a Reuters che le autorità erano intervenute sul mercato valutario per arrestare una forte ondata di vendite.
Borse europee contrastate in avvio di seduta (Dax -0,12%, Cac40 -0,19%, Ftse100 -0,94% e Ftse Mib +0,52% a 47.724 punti) con il cessate il fuoco a rischio in Medio Oriente. Nonostante il Project Freedom di Donald Trump, l'iniziativa per consentire di nuovo il transito delle navi nello Stretto di Hormuz e di cui si conoscono pochi dettagli, Usa e Iran hanno lanciato il 4 maggio nuovi attacchi nel Golfo con diverse navi mercantili che hanno segnalato esplosioni e incendi.
Gli Usa hanno detto di aver distrutto sei piccole imbarcazioni militari iraniane mentre un porto petrolifero negli Emirati Arabi Uniti, che ospitano una grande base militare statunitense, è stato attaccano da Teheran. I futures statunitensi sono positivi (+0,19% quello sul Dow Jones e +0,24% quello sull’S&P500).
Il prezzo dell’oro spot sale dello 0,97% a 4.554,34 dollari l’oncia, invece i prezzi del petrolio flettono, ma restano oltre la soglia di 100 dollari il barile. La numero uno del Fmi Georgieva ha avvertito che l'economia globale potrebbe dover affrontare uno scenario peggiore se la guerra in Medio Oriente dovesse protrarsi fino al 2027 e i prezzi del petrolio salissero intorno a 125 dollari al barile.
In questo contesto lo spread Btp/Bund scambia poco mosso a 82,8 punti base con il rendimento del Btp 10 anni in calo al 3,92%. Il 4 maggio i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono saliti in scia alle scommesse dei trader di un irrigidimento della politica monetaria targata Bce. Attraverso aste regolari la Germania offre 500 milioni di Bund green con scadenza febbraio 2035 e un miliardo di quelli con scadenza aprile 2029 mentre la Spagna si attiva sul segmento a sei e 12 mesi.
Sul listino milanese Unicredit che ha battuto le attese nel primo trimestre (profitti per 3,2 miliardi, +16,1% su base annua) e alzato l’obiettivo di utile a 11 miliardi per fine 2026 segna un +2,7% a 65,8 euro.
Citi ha confermato il rating buy e il target price a 84 euro: «l’utile ante imposte di Unicredit pari a 4,3 miliardi è superiore del 16% rispetto al consenso, con ricavi del 7% oltre le attese e costi migliori dell’1%. Anche il coefficiente Cet1 del 14,2% è superiore di 10 punti base rispetto al consenso», ha sottolineato Citi. «Nel complesso, risultati molto solidi, che dovrebbero portare a revisioni al rialzo dell’utile per azione stimato dal consenso nell’ordine di pochi punti percentuali (low-to-mid single digit)».
Il mercato guarda anche alla possibilità che Unicredit ottenga il via libera dell’Ivass a salire nel capitale delle Generali (-0,19% a 37,33 euro) oltre il 10%. Questo dopo che la banca ha stretto la presa sulla compagnia assicurativa, anche per effetto del recente annullamento di azioni proprie, a oltre il 9,2%. Al test dei conti trimestrali anche Banco Bpm (-0,12% a 12,13 euro), Amplifon (+0,17% a 9,55 euro), Lottomatica (+0,16% a 24,7 euro), Italgas (+0,70% a 10,14 euro) e Ferrari (-0,70% a 289 euro).
Mentre Eni (+0,46% a 24 euro) ha reso noto di avere ripreso ad aprile il prelievo di greggio venezuelano come pagamento in natura per il gas prodotto nel Paese. Questo consentirà alla società di recuperare i crediti di lunga data nei confronti di Caracas. Inoltre, il colosso oil ha avviato la vendita della propria partecipazione del 5% nella joint venture Renaissance in Nigeria.
Le vendite del gruppo Stellantis (-0,25% a 6,10 euro) in Italia il mese scorso sono aumentate del 14,4% su anno con una quota di mercato pari al 31,25%, a fronte di un mercato automobilistico in crescita dell'11,6%.
Invece, Stm (+0,29% a 47,10 euro) punta a superare abbondantemente i 3 miliardi di dollari di ricavi complessivi per il business dei semiconduttori nel settore spaziale nel periodo dal 2026 al 2028, grazie alla forte crescita della domanda di chip utilizzati nelle reti satellitari in orbita terrestre bassa (Leo).
Infine, doValue (+1,27% a 2,238 euro) ha annunciato il completamento della prima vendita in assoluto di crediti ritornati in bonis in Grecia a investitori istituzionali specializzati nel credito. Il portafoglio, composto da circa 3.400 prestiti relativi a circa 1.800 debitori principali, con un valore lordo di 230 milioni di euro, era originariamente incluso nella cartolarizzazione Cairo e ha raggiunto lo status di re-performing grazie alla gestione attiva svolta da doValue Greece in qualità di servicer.
Borse europee attese in calo (-0,21% in avvio di seduta) mentre i futures Usa salgono (+0,16% quello sul Dow Jones e +0,21% quello sull’S&P500). Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica secondo il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
Poiché i colloqui stanno facendo progressi, gli Stati Uniti, ha scritto su X Araghchi, «dovrebbero guardarsi dall'essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti». Poi l’ultima stoccata: «Project Freedom è un progetto morto», ha concluso il ministro, riferendosi all'operazione americana per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto che di solito trasporta ogni giorno forniture di petrolio e gas pari al 20% della domanda globale.
I prezzi del petrolio scendono dopo essere saliti fino al 6% nella seduta precedente, sulla scia dei segnali che indicano che la Marina degli Stati Uniti sta allentando la morsa dell'Iran sullo Stretto, aprendo potenzialmente le vie di approvvigionamento dal Medio Oriente.
Lunedì 4 maggio gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova operazione volta a riaprire lo stretto alla navigazione. La Alliance Fairfax, una nave per il trasporto di veicoli battente bandiera statunitense, ha lasciato il Golfo attraverso lo stretto, scortata dalle forze armate statunitensi, alleviando in parte i timori di interruzioni dell'approvvigionamento.
Il future sul petrolio Brent cala dello 0,85%, a 113,47 dollari al barile e quello sul Wti dell'1,8% a 104,5 dollari. Ciononostante l'Iran ha sferrato attacchi nel Golfo in risposta alla mossa degli Stati Uniti, anche un importante porto petrolifero negli Emirati Arabi Uniti è stato colpito. Il recente calo dei prezzi sembra più una presa di profitto piuttosto che un cambiamento strutturale del contesto, ha detto a Reuters Priyanka Sachdeva, analista di Phillip Nova. «Il premio di rischio geopolitico legato allo Stretto di Hormuz rimane saldamente in atto, quindi il ribasso dovrebbe rimanere limitato».
L’euro scende dello 0,08% a 1,1679 dollari in attesa degli interventi di alcune esponenti della Bce: alle 10 Panetta, alle 14:30 Lagarde e alle 17 Lane, mentre de Guindos partecipa alla riunione dell’Ecofin. Lato macro, alle 14:30 esce la bilancia commerciale a marzo degli Stati Uniti, alle 14:55 l’indice settimanale Redbook, alle 15:45 il Pmi Servizi finale ad aprile, alle 16 le vendite di nuove case a marzo e l’indice Ism non manifatturiero ad aprile.
Il 4 maggio Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della Bce e presidente della Bundesbank, ha spiegato che un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea a giugno resta sul tavolo se le prospettive sull'inflazione non mostreranno miglioramenti significativi. Per Nagel la decisione della scorsa settimana di mantenere invariato il costo del denaro è stata una scelta prudente per valutare meglio le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, ma ha chiarito che questo approccio attendista non deve essere interpretato come esitazione.
Sul listino milanese attenzione a Unicredit che ha battuto le attese nel primo trimestre (profitti per 3,2 miliardi, +16,1% su base annua) e alzato l’obiettivo di utile a 11 miliardi per fine 2026.
Citi ha confermato il rating buy e il target price a 84 euro: «l’utile ante imposte di Unicredit pari a 4,3 miliardi è superiore del 16% rispetto al consenso, con ricavi del 7% oltre le attese e costi migliori dell’1%. Anche il coefficiente Cet1 del 14,2% è superiore di 10 punti base rispetto al consenso», ha sottolineato Citi. «Nel complesso, risultati molto solidi, che dovrebbero portare a revisioni al rialzo dell’utile per azione stimato dal consenso nell’ordine di pochi punti percentuali (low-to-mid single digit)».
Il mercato guarda anche alla possibilità che Unicredit ottenga il via libera dell’Ivass a salire nel capitale delle Generali oltre il 10%. Questo dopo che la banca ha stretto la presa sulla compagnia assicurativa, anche per effetto del recente annullamento di azioni proprie, a oltre il 9,2%. Al test dei conti trimestrali anche Banco Bpm, Amplifon, Lottomatica, Italgas e Ferrari.
Mentre Eni ha reso noto di avere ripreso ad aprile il prelievo di greggio venezuelano come pagamento in natura per il gas prodotto nel Paese. Questo consentirà alla società di recuperare i crediti di lunga data nei confronti di Caracas. Inoltre, il colosso oil ha avviato la vendita della propria partecipazione del 5% nella joint venture Renaissance in Nigeria.
Le vendite del gruppo Stellantis in Italia il mese scorso sono aumentate del 14,4% su anno con una quota di mercato pari al 31,25%, a fronte di un mercato automobilistico in crescita dell'11,6%.
Invece, Stm punta a superare abbondantemente i 3 miliardi di dollari di ricavi complessivi per il business dei semiconduttori nel settore spaziale nel periodo dal 2026 al 2028, grazie alla forte crescita della domanda di chip utilizzati nelle reti satellitari in orbita terrestre bassa (Leo).
Infine, doValue ha annunciato il completamento della prima vendita in assoluto di crediti ritornati in bonis in Grecia a investitori istituzionali specializzati nel credito. Il portafoglio, composto da circa 3.400 prestiti relativi a circa 1.800 debitori principali, con un valore lordo di 230 milioni di euro, era originariamente incluso nella cartolarizzazione Cairo e ha raggiunto lo status di re-performing grazie alla gestione attiva svolta da doValue Greece in qualità di servicer. (riproduzione riservata)