Il Ftse Mib chiude a 46.280, in ribasso del 2%. A Milano i migliori titoli sono nei settori energia e difesa, spinti dai venti di guerra che soffiano da Medio Oriente. Eni (+3,6%), Leonardo (+2,5%), Italgas (+1,55%) e A2a (+0,9%) primeggiano in un listino per lo più in rosso. Il ribasso di Milano è trainato da Stellantis (-7,2%), Cucinelli (-4,6%), Unipol (-4,25%) e Bper (-4,1%).
Lo spread Btp/Bund si attesta a 65 punti.
Per quanto riguarda l’emissione del Btp Valore, la risposta del pubblico di risparmiatori individuali appare già forte alle prime battute, tanto che alle ore 17:20 di lunedì 2 marzo è già stato superato il tetto dei 6 miliardi di euro di ordini per oltre 175 mila contratti totali.
Anche gli altri principali listini europei chiudono una giornata negativa: Francoforte, Parigi e Londra perdono rispettivamente il 2,66%, il 2,17% e l’1,24%.
La guerra in Medio Oriente ha fatto schizzare il prezzo del petrolio Wti a 71,15 dollari al barile (+6,1%) mentre il Brent è arrivato a quota 77,9 (+7%).
Cambio euro/dollaro a 1,17, con la valuta americana in recupero rispetto ai giorni precedenti.
Gli effetti del raid americano e israeliano e della risposta iraniana avranno lunghi strascichi sulle borse nei prossimi giorni e le tensioni non sembrano essere ancora concluse.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti detto oggi alla Cnn che la «grande ondata» deve ancora arrivare nella guerra con l'Iran, aggiungendo che gli Usa non sanno chi sarà il nuovo leader del Paese dopo l'uccisione della Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei.
Alle 16:40 il Ftse Mib perde il 2,3%. Lo spread si mantiene a 65 punti base.
I migliori titoli sono Eni (+3,6%) e Leonardo (+3%). Continua il crollo di Stellantis che perde il 6,5%. Male anche Bper (-4,4%), Cucinelli (-4,35%) e Unipol (-4,25%).
Negli Usa a febbraio scende a 52,4 punti l’Ism manifatturiero, ma migliora le stime, che indicavano 51,7. Il dato di gennaio era 52,6.
Il dollaro si rafforza rispetto all’euro: il cambio è 1,17 da 1,18 di due giorni fa. Ciò avviene in coerenza con quanto spiegato dal team di Ebury: «Il dollaro sembra destinato a beneficiare di un aumento della domanda all'inizio della settimana, con l'attacco statunitense all'Iran nel fine settimana che probabilmente fornirà supporto alle valute rifugio». Che poi continua; «Il rischio geopolitico potrebbe pesare sull'euro nel breve termine, dato che l'Eurozona è un importatore netto di petrolio, sebbene notiamo che la maggior parte del traffico di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz è diretto verso l'Asia piuttosto che l'Europa, il che dovrebbe offrire un certo sollievo».
Il petrolio risente della crisi in Medio Oriente: il Brent sale del 7,85% in un giorno, il Wti del 6,7%. Commenta così Valentin Bissat, Chief Economist and Strategist Senior di Mirabaud Asset Management: «Oltre ai rischi marittimi, l'acuirsi delle tensioni potrebbe aumentare la probabilità di attacchi contro le infrastrutture petrolifere e del gas in tutto il Golfo da parte dell'Iran o di attori non statali alleati. Tali interruzioni potrebbero avere effetti immediati sulla capacità produttiva, sulle rotte di transito e sul sentiment del mercato. Un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio potrebbe alla fine alimentare l'inflazione globale, limitando potenzialmente il margine di manovra per l'allentamento della politica monetaria». Da monitorare con attenzione la potenziale interruzione dello stretto di Hormuz: «il 30% dell'approvvigionamento mondiale di petrolio via mare e circa il 20% del Gnl transitano attraverso questo punto critico. Una chiusura prolungata comporterebbe sfide significative per le catene di approvvigionamento energetico globali».
Alle ore 15:35 il Ftse Mib continua a muoversi in ribasso del 2,3% a 46.142 punti. Lo spread Btp/Bund resta in aumento a quota 65 punti.
A Milano i tonfi più fragorosi sono quelli di Stellantis, in rosso del 6%, Bper (-4,75%), Intesa Sanpaolo (-4,5%) e Popolare di Sondrio (-4,1%).
I migliori titoli riguardano difesa ed energia. Primeggia Leonardo (+3,8%), seguita da Eni (+3,7%). Bene anche Italgas (+1,2%) e Fincantieri (+1%).
Anche gli altri listini europei soffrono le tensioni in Medio Oriente, con Francoforte che perde il 2,5%, Londra l’1,5% e Parigi il 2,2%.
Wall Street apre in rosso con Dow Jones e Nasdaq giù rispettivamente dell’1% e dello 0,6%. Il Vix, il cosiddetto indice della paura, sale del 12%, segno dell’incertezza dovuta al conflitto tra Usa, Israele e Iran.
A Milano l’indice Ftse Mib cade del 2,46% a 46.047 punti alle 14:40 con lo spread Btp/Bund in aumento a 65,19 punti base (Stellantis, Banco Bpm, Popolare di Sondrio, Bper, Unipol, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Brunello Cucinelli perdono oltre quattro punti percentuali), non se la passano meglio il Dax (-2,55%), il Cac40 (-2,15%) e il Ftse100 (-1,47%). I futures Usa sono pesanti (-1,04% quello sull’S&P500) dopo che il conflitto militare in corso tra Stati Uniti/Israele e Iran ha provocato forti ripercussioni sui mercati energetici globali, con implicazioni significative per i flussi di petrolio e gas, in particolare attraverso lo stretto di Hormuz. Man mano che la situazione si evolve, la durata e l'intensità del conflitto saranno fattori chiave che determineranno lo scenario energetico nel breve termine.
Lo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il commercio energetico globale, ha di fatto cessato le operazioni a causa del conflitto. Questa via navigabile strategica, attraverso la quale vengono esportati circa 14 milioni di barili al giorno di petrolio greggio, 5-6 mbpd di prodotti petroliferi raffinati e 115 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto, è ora in stallo. Sebbene l'Iran abbia preso di mira le navi in transito nello Stretto, non sono ancora stati intrapresi sforzi su larga scala per minare o bloccare completamente il passaggio. Inoltre, finora nessuna infrastruttura o impianto energetico di rilievo ha subito danni significativi.
«Ciononostante, l'incertezza che circonda il conflitto ha portato a un approccio cauto e attendista da parte di spedizionieri, produttori di petrolio e compagnie assicurative. Le notizie di navi danneggiate e di tensioni crescenti hanno accentuato le preoccupazioni e i mercati energetici si stanno preparando a potenziali interruzioni», sostiene Kerstin Hottner, Head of Commodities di Vontobel. «Sebbene la durata del conflitto rimanga incerta, riteniamo che vi sia un'alta probabilità di una campagna militare breve ma intensa. Prevediamo che gli Stati Uniti cercheranno di concludere rapidamente la loro campagna militare. Washington ha forti incentivi a porre fine al conflitto in tempi brevi, poiché le scorte regionali sono limitate e altre priorità urgenti di politica estera e interna richiedono attenzione.
Con i futures Usa in netto calo (-1,10% quello sull’S&P500) i mercati del Vecchio continente restano in profondo rosso, anche Milano, la peggiore in Ue (-2% a 46.260 punti l’indice Ftse Mib alle 13:30 con le vendite che si accaniscono su tutte le banche e alcuni industriali come Stellantis di riflesso a tutto il settore auto europeo, -3,44%, e sulle società del comparto del lusso: Moncler, Brunello Cucinelli e Salvatore Ferragamo) a causa dell’apertura di un nuovo fronte in Medio Oriente dopo gli attacchi di Usa e Israele ai danni dell'Iran.
Lo spread Italia-Germania a dieci anni si allarga a quota 64,8 punti base e il rendimento del Btp 10 anni sale al 3,32% con il dato sul deficit italiano peggiore delle attese al 3,1% nel 2025. Una delusione per il governo che si aspettava di vedere Roma uscire anticipatamente della procedura Ue per deficit eccessivo avviata nel 2024.
Le ostilità fanno volare il prezzo del Brent dell'8% il che riaccende i timori che l'inflazione possa salire di nuovo costringendo le banche centrali ad alzare i tassi per tenerla a bada. Il rendimento del Btp a due anni, più sensibile alle previsioni sui tassi di interesse, sale al 2,18% dal 2,13% della precedente chiusura di venerdì. Il tutto mentre è in corso il collocamento del nuovo Btp Valore marzo 2026, con ordini già superiori ai 3,5 miliardi di euro.
Per gli analisti di Ing se il conflitto durasse non più di sette giorni si assisterebbe a un balzo iniziale del petrolio senza ripercussioni macro di lunga durata. Se, invece, si protraesse oltre, le conseguenze vedrebbero il greggio oltre i 100 dollari, le borse in calo, una corsa verso le obbligazioni e problemi alle catene di fornitura per Cina ed Europa.
Borse europee sotto pressione (Dax -1,83%, Cac40 -1,66%, Ftse100 -0,89% e Ftse Mib -1,6% a 46.444 punti) con l’escalation militare tra Usa-Israele e Iran, iniziata sabato 28 febbraio che ha innescato una reazione di risk-off sui mercati globali (futures Usa in calo dell’1%, Brent +8% a 78,69 dollari al barile, oro sopra 5.400 dollari l’oncia).
Il contesto favorisce chiaramente i settori difesa (Leonardo +4,33%, Fincantieri +3,19%) ed energy (Eni +2% e Tenaris +0,39%), mentre penalizza i comparti industriali (Stellantis -4,87% e Stm -1,8%) e consumer (Moncler -3% e Brunello Cucinelli -3,33%), sia per l’aumento dei costi energetici/logistici e l’impatto sul reddito disponibile, sia per le potenziali ripercussioni macro.
«Molto dipenderà dalla durata, dall’ampiezza e dall’intensità del conflitto, dai rischi aumentati di interruzioni dell’approvvigionamento energetico attraverso lo Stretto di Hormuz, dai possibili effetti economici più ampi del conflitto e dalle incertezze sulla successione nella leadership iraniana», afferma Luigi de Bellis, co-responsabile dell'ufficio studi di Equita Sim secondo il quale le prime reazioni suggeriscono un repricing selettivo del rischio piuttosto che una fuga indiscriminata dagli asset rischiosi.
«La nostra view sui mercati azionari resta moderatamente positiva, sostenuta da un contesto macro complessivamente favorevole e da fondamentali in miglioramento, trainati sia dalle politiche monetarie che fiscali», precisa de Bellis.
I mercati europei stanno beneficiando di afflussi record, «che ci aspettiamo continuino, di segnali di ripresa economica e di una rotazione globale lontano dalle asset class più care. Restano sotto la superficie alcuni elementi di rischio. cambi, Giappone, geopolitica che vanno monitorati nel breve termine considerando l’ottima performance dei mercati, e questo ci porta a mantenere un buffer di liquidità per cogliere eventuali correzioni», aggiunge de Bellis.
Nel portafoglio azionario raccomandato dalla sim, il peso dell’investito è pari al 96% dal 93,5% del mese precedente e rispetto a un peso neutro del 90%. «All’interno del nostro portafoglio segnaliamo che Fineco il 4 marzo e Leonardo il 12 marzo terranno i rispettivi Capital Markets Day, eventi che a nostro avviso possono rappresentare catalyst positivi per i titoli, anche alla luce della recente sottoperformance», conclude de Bellis.
Prosegue il sell-off sui mercati azionari europei (Dax -1,75%, Cac40 -1,64%, Ftse100 -0,93% e Ftse Mib -2% a 46.265 punti alle 10:50 con tutte le banche in calo di oltre il 3% e Stellantis in flessione del 4%; tra le blue chip si salvano alcune utility come A2A e Terna, i titoli petroliferi come Eni di riflesso alla corsa del greggio e le azioni della difesa come Leonardo) dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, l’ayatollah che ha guidato il Paese per oltre 37 anni, e di oltre 50 personalità ai vertici iraniani. La risposta dell’Iran è stata molto forte e, a differenza del passato, ha esteso gli attacchi anche ai Paesi del Golfo come Arabia Saudita, Bahrain, Dubai e Kuwait.
«In caso di uno shock prolungato nel settore oil&gas, potrebbe verificarsi un impatto negativo sull’intera economia italiana, fortemente dipendente, oltre il 70%, dalle importazioni energetiche. In particolare, in caso di stagflazione, i settori maggiormente colpiti sarebbero automotive, industriali, lusso e retail, mentre l’impatto sulle banche dipenderà dall’effetto combinato della variazione del pil rispetto alla politica monetaria», spiega il team di Banca Akros. «Le aziende energetiche, in particolare E&P, oil services e utilities, sarebbero i principali beneficiari».
Il tema centrale per i mercati, e quello da monitorare per tutta la settimana, è quindi lo Stretto di Hormuz. «Non risulta ufficialmente chiuso, ma di fatto le navi non stanno passando dopo che le autorità iraniane hanno comunicato che al momento non è consentito il transito. Ricordiamo che da lì passa tra il 20% e il 30% del petrolio globale. È evidente quindi che il greggio abbia reagito con forza», commenta Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.
Sul grafico dell’US Crude si è assistito a un gap rialzista molto importante. Dalla chiusura di venerdì in area 65–67 dollari è salito fino a 72,78–72,80 dollari. Nel weekend si era arrivati anche a 78 dollari. «È una dinamica che abbiamo già visto in passato: quando si verificano shock geopolitici di questa portata, la risposta iniziale del mercato è molto violenta. Adesso la variabile decisiva è la durata del conflitto. Se dovesse essere breve e si trovasse rapidamente un armistizio, il prezzo potrebbe anche recuperare al ribasso rispetto ai livelli attuali, tornando vicino a quelli precedenti, pur senza necessariamente rivederli completamente. Se invece il conflitto dovesse protrarsi e soprattutto lo Stretto di Hormuz restasse bloccato a lungo, gli obiettivi diventerebbero molto più ambiziosi. Si parla di area 90 dollari e crediamo che l'obiettivo 100 dollari sia possibile nel caso in cui il conflitto durasse più di un mese», aggiunge Diodovich.
Un petrolio su questi livelli rappresenta il principale problema macroeconomico. Se si arrivasse davvero a 90 o 100 dollari, con alcune proiezioni che parlano addirittura di 130 o 150 dollari, l’impatto su economia e inflazione sarebbe significativo, con inevitabili conseguenze sulle scelte delle banche centrali.
Per quanto riguarda il Brent, il rialzo è simile, intorno all’8,5%. È stato segnato un picco a 82 dollari e un minimo intraday a 76 dollari. La volatilità è molto elevata e lo scenario di breve-medio periodo resta rialzista, anche se dopo lo spike iniziale si è assistito a una fase di ritracciamento e poi a un nuovo tentativo di salita. «Un conflitto di questa portata aumenta i rischi inflazionistici e può costringere le banche centrali a rivedere le proprie scelte, riaccendendo il timore di uno shock petrolifero simile a quelli di fine anni ’70», avverte l’esperto di IG Italia.
Anche l’oro balza del 2,99% a 5.391,8 dollari l’oncia e il dollaro sale nei confronti dell’euro che vale 1,1733 (-0,57%). Il settore manifatturiero dell'Eurozona ha registrato a febbraio la performance più forte da quasi quattro anni, con un nuovo aumento dei nuovi ordini che ha favorito una vigorosa espansione della produzione industriale. L’indice Pmi manifatturiero dell'Eurozona è salito dai 49,5 punti di gennaio ai 50,8 di febbraio, con l'indice principale che ha segnalato l'espansione maggiore delle condizioni operative delle aziende manifatturiere dell'area euro dal giugno del 2022.
Sei degli otto Paesi monitorati hanno, infatti, registrato a febbraio valori del Pmi manifatturiero in salita, il massimo dal novembre scorso. Tale dato include la Germania, che ha riportato il miglioramento più netto delle condizioni operative delle aziende manifatturiere da quasi quattro anni. Proprio in Germania le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,9% su base mensile a gennaio, dopo un aumento rivisto dell'1,2% nel mese precedente. La lettura ha deluso il consenso degli economisti che si aspettavano un dato invariato. Su base annua, invece, le vendite al dettaglio tedesche sono aumentate dell'1,2%, rispetto alla crescita rivista del 2,5% registrata nel mese precedente.
Borse europee in netto calo in avvio di seduta (Dax -2,43%, Cac40 -2,38%, Ftse100 -0,93% e Ftse Mib -1,51% a 46.497 punti) dopo che nel fine settimana si è aperto un nuovo fronte bellico in Medioriente: negli attacchi di Usa e Israele contro Teheran è stato ucciso il leader supremo iraniano, Ayatollah Khamenei.
Israele anche il 2 marzo ha lanciato nuovi attacchi aerei contro Teheran includendo anche i militanti di Hezbollah in Libano tra i proprio obiettivi, mentre il presidente Usa, Donald Trump, ha detto che l'attacco militare contro obiettivi iraniani potrebbe continuare per settimane. Il portavoce dell'esercito israeliano ha precisato che un'invasione di terra non è nei piani.
I prezzi del petrolio continuano a salire con i futures sul Brent a 79,85 dollari (+9,50%) dopo che l’Opec+ ha acconsentito a un modesto incremento della produzione di 206.000 barili al giorno per il mese di aprile, mentre avanza lo spettro di un aumento dei costi dell'energia e di strozzature nei commerci con il Golfo, crocevia di scambi mondiali. In rialzo anche l’oro (+1,6% a 5.360 dollari l'oncia).
In un contesto di avversione al rischio, l'euro perde terreno, mentre il dollaro sale e il franco svizzero balza al massimo da oltre un decennio. La Banca centrale svizzera non ha commentato il rialzo della divisa. Il cross euro/dollaro vale 1,1714 (-0,72%). Nel mondo delle criptovalute il bitcoin scende dell’1,8% a 65.900 dollari.
Poco mossi i rendimenti dei Treasury Usa che si mantengono, nel caso del decennale, poco lontano dai minimi di 11 mesi, al 3,96%. Il rendimento del Btp 10 anni sale al 3,307% con lo spread con il Bund in aumento a 65,9 punti base. Si apre questa mattina alle 9 la raccolta degli ordini per il nuovo titolo retail, il Btp Valore 10 marzo 2032. Fissate venerdì 27 febbraio le cedole minime garantite: 2,5% per i primi due anni, 2,8% il terzo e quarto anno e 3,5% per gli ultimi due anni. Salvo chiusura anticipata, il collocamento procede fino alle 13 di venerdì e al termine dell'offerta il Tesoro confermerà o eventualmente rivedrà al rialzo le cedole.
Sul listino milanese salgono i titoli della difesa come Fincantieri (+2,84% a 14,84 euro) e Leonardo (+5,67% a 60 euro). In quest’ultimo caso anche perché la ministra delle Finanze britannica, Rachel Reeves, a quanto pare è pronta ad assegnare al gruppo guidato da Roberto Cingolani un contratto per la costruzione di una nuova flotta di elicotteri militari.
Ma anche ai titoli petroliferi come Saipem (+1,32% a 3,61 euro), Tenaris (+1,99% a 23,58 euro) ed Eni (+5,49% a 20,73 euro) di riflesso alla corsa del petrolio. Intanto, post conti 2025, Citigroup ha alzato il target price su Eni da 15 a 20,5 euro (rating neutral confermato) e JP Morgan il rating da underweight a overweight e il target price da 17,5 a 22 euro.
Invece, il governo italiano sta valutando alcune misure per limitare l'influenza di Sinochem in Pirelli (-1,98% a 6,24 euro), tra cui la sterilizzazione dei diritti di voto, il trasferimento della partecipazione cinese a un veicolo italiano o il ricorso a un blind trust, secondo fonti di stampa. Nei prossimi giorni è prevista una serie di incontri a Roma, ai quali parteciperà il top management di Pirelli.
Quanto a Stellantis (-5,91% a 6,53 euro), Il ministero dei Trasporti diffonde il dato sulle immatricolazioni di febbraio in Italia. Restando in casa Agnelli/Elkann Berenberg ha confermato il rating buy e il target price a 381 euro su Ferrari (-3,17% a 311,2 euro): «le nostre verifiche presso la rete dei concessionari delineano un quadro articolato ma costruttivo: i prossimi modelli speciali e a produzione limitata di Ferrari risultano completamente prenotati, con una forte dinamica degli ordini per i modelli 849 e 12Cilindri e un mix di personalizzazione resiliente, che compensa i segnali di domanda più deboli riportati dai concessionari per i modelli Amalfi e Luce. Nel complesso, questi dati e i riscontri raccolti rafforzano la nostra fiducia nella raccomandazione di acquisto».
Vendite su tutte le banche, anche su Unicredit (-3,94% a 69,56 euro) che ha ritirato a gennaio il ricorso presentato al Tribunale Ue contro la richiesta della Bce di uscire dalla Russia. Nel frattempo, la retribuzione massima dell'amministratore delegato Andrea Orcel per il 2026 rimarrà in linea con quella del 2025, pari a 16,4 milioni di euro, compreso uno stipendio base di 4,15 milioni di euro e fino a 11,8 milioni di compenso variabile pagabile interamente in azioni nell'arco di otto anni.
Mentre nel nuovo piano di FinecoBank (-2,83% a 19,42 euro), che sarà presentato il 4 marzo, ci saranno indicazioni sui benefici di un più accentuato utilizzo dell'intelligenza artificiale.
Nel settore delle utility ancora da tenere d’occhio Edison (-1,57% a 2,2 euro l’azione di risparmio, unica quotata) con la francese Edf che sta portando avanti l'ipotesi di una quotazione in borsa o della vendita di una quota della controllata italiana nonostante l'incertezza regolatoria causata dal decreto bollette. Invece, Iren (-1,62% a 2,79 euro) ha incaricato Rothschild e Imi di Intesa Sanpaolo di gestire la vendita del proprio portafoglio di impianti solari ed eolici, secondo quanto riportato da Mergermarket. Plenitude di Eni, A2A (-1,21% a 2,44 euro), Dolomiti Energia e la utility toscana Plures potrebbero essere in lizza. Gli asset hanno una capacità totale di oltre 200 megawatt e il processo di vendita dovrebbe iniziare a marzo.
Regge Italgas (+0,09% a 10,95 euro) che ha perfezionato la cessione all’ATI formata da Plures, Estra e Centria del 100% delle attività di distribuzione del gas negli Atem Bari 2, Barletta-Andria-Trani, Pisa e Teramo. Nel complesso sono stati ceduti 120.000 punti di riconsegna attivi (contatori), le reti, gli impianti, il relativo personale e gli attivi netti funzionali alla gestione del servizio, precedentemente conferiti in una società di nuova costituzione, per un corrispettivo di 108,5 milioni di euro.
E se Lottomatica (-1,66% a 20,2 euro) riunisce il cda sui conti 2025, il consiglio di amministrazione di Tessellis (-1,24% a 0,07 euro) ha deliberato di accettare un’offerta vincolante pervenuta da Canarbino (operatore nel settore energetico italiano) avente ad oggetto la valorizzazione del ramo d’azienda B2C di Tiscali Italia e i marchi Tiscali e Linkem, da realizzarsi mediante un contratto di affitto funzionale al successivo acquisto del ramo d’azienda e dei marchi.
Infine, il Tribunale di Perugia ha disposto un provvedimento cautelare con cui vieta in via provvisoria l'esercizio del diritto di voto di Mare (+2,31% a 3,55 euro) su un milione di azioni Eles (+0,63% a 3,21 euro), pari al 4,98% del capitale (4,71% diritti di voto), in occasione dell'assemblea dei soci del 2-3 marzo.
Si preannuncia un lunedì nero per le borse europee con il futures sull’Eurostoxx50 in calo dell’1,82%. Giù anche i futures statunitensi (-1,10% quello sul Dow Jones e -1,09% quello sull’S&P500) dopo che gli attacchi statunitensi e israeliani del fine settimana contro l'Iran e le rappresaglie di Teheran nella regione hanno fatto salire i prezzi del petrolio e hanno scatenato una corsa ai beni rifugio come il dollaro statunitense e l'oro.
Nel fine settimana Stati Uniti e Israele hanno lanciato una serie di attacchi contro l’Iran, causando centinaia di vittime, tra cui la Guida Suprema Ayatollah Khamenei e diversi alti funzionari del Paese. L’Iran ha reagito lanciando attacchi missilistici contro Israele e diversi altri Paesi del Medio Oriente con legami con gli Stati Uniti, tra cui Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Inoltre, ha attaccato diverse navi in transito nello Stretto di Hormuz.
Gli attacchi rappresentano la seconda grande operazione statunitense contro l’Iran dalla metà del 2025, con le attività di arricchimento nucleare di Teheran al centro delle tensioni con Washington. La mossa giunge pochi giorni dopo la conclusione senza un accordo dei negoziati tra Teheran e Washington. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha detto che il conflitto potrebbe durare circa quattro settimane.
Così i prezzi del petrolio balzano del 7% circa per i timori di interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, un corridoio marittimo fondamentale per l’industria petrolifera: circa il 20% del consumo mondiale di petrolio transita attraverso questa via d’acqua. Tuttavia, le quotazioni hanno ridotto i guadagni iniziali (+13% per il Brent) poiché l’aumento della produzione deciso nel fine settimana dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati (Opec+) potrebbe potenzialmente limitare le carenze complessive di offerta. I future sul Brent salgono del 7,45% a 78,30 dollari al barile e quelli sul Wti del 7,18% a 71,82 dollari al barile.
L'impennata del greggio è particolarmente dolorosa per i principali importatori dell'Asia, come India e Thailandia, che rischiano di aumentare il divario commerciale e di subire nuove pressioni inflazionistiche se i prezzi rimangono elevati. Benjamin Jones, responsabile globale della ricerca di Invesco, ha sottolineato che molti mercati emergenti che si affidano a fonti energetiche estere potrebbero essere a rischio, mentre i Paesi produttori di energia potrebbero andare meglio. Quindi, i produttori di energia potrebbero sovraperformare i consumatori di energia, mentre i settori ciclici e dei consumi potrebbero essere colpiti più duramente. «Con l’evolversi delle ritorsioni in attacchi contro petroliere nello Stretto di Hormuz, la minaccia alle forniture di petrolio è aumentata in modo sostanziale», affermano gli gli analisti di Anz.
Separatamente, l’Opec+ ha concordato domenica 1° marzo un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno. L’incremento produttivo potrebbe compensare parte delle interruzioni dell’offerta legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran, anche se resta da vedere se i membri del gruppo attueranno effettivamente gli aumenti concordati. Le interruzioni nelle spedizioni dovute al conflitto potrebbero inoltre limitare l’effetto complessivo dell’aumento dell’offerta. L’aumento è il primo intervento di questo tipo da parte del cartello dalla fine del 2025, mentre punta ad accrescere la produzione e riconquistare una quota maggiore del mercato petrolifero. Nel corso del 2025 aveva aumentato la produzione di circa 2,5 milioni di barili al giorno e aveva annunciato una breve pausa negli incrementi produttivi nel mese di novembre.
Anche l’oro spot sale del 2,1% a 5.387,55 dollari l’oncia, raggiungendo il livello più alto dalla fine di gennaio, reagendo all’escalation senza precedenti in Medio Oriente. L’uccisione della figura più potente dell’Iran ha alimentato i timori di un conflitto regionale più ampio. Lo shock geopolitico ha innescato un classico movimento risk-off sui mercati, rafforzando la domanda di beni rifugio. «Valutare l’ampiezza di questo movimento è ovviamente piuttosto difficile, ma segnalerei 5.400 dollari l’oncia e, successivamente, il massimo storico di fine gennaio a 5.595 dollari l’oncia come livelli chiave da monitorare al rialzo», ha dichiarato Michael Brown, senior research strategist di Pepperstone.
«Gli sviluppi del fine settimana rafforzano ulteriormente il solido scenario rialzista di fondo per l’oro, che continuerà a beneficiare dei flussi verso i beni rifugio in un mondo sempre più incerto, con una forte domanda sia retail sia da parte delle riserve ufficiali a fornire ulteriore sostegno», ha aggiunto Brown che intravede anche un possibile movimento verso quota 6.000 dollari l’oncia entro la fine dell’anno dopo che l’oro è salito di quasi il 25% dall’inizio dell’anno, sostenuto dai rischi geopolitici, dagli acquisti delle banche centrali e dalle aspettative di un allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.
Altro bene rifugio il dollaro sale sia nei confronti dell’euro, che vale 1,1751 (-0,41%), sia nei confronti dello yen (+0,58% a 156,88). Lato macro alle 8 arrivano le vendite al dettaglio a gennaio della Germania e alle 10 il Pmi manifatturiero finale a febbraio dell’Eurozona, mentre dagli Stati Uniti alle 15:45 il Pmi manifatturiero finale di febbraio e alle 16 l’Ism manifatturiero a febbraio. Si segnala, inoltre, che alle 10:15 parla un membro della Bce, Franck Elderson, e alle 15 la presidente, Christine, Lagarde, Joachim Nagel, numero uno della Byndesbank, e un altro membro della Bce, Yannis Stournaras.
Sul listino milanese occhio a i titoli della difesa come Fincantieri e Leonardo. In quest’ultimo caso anche perché la ministra delle Finanze britannica, Rachel Reeves, a quanto pare è pronta ad assegnare al gruppo guidato da Roberto Cingolani un contratto per la costruzione di una nuova flotta di elicotteri militari.
Ma anche ai titoli petroliferi come Saipem, Tenaris ed Eni di riflesso alla corsa del petrolio. Intanto, post conti 2025, Citigroup ha alzato il target price su Eni da 15 a 20,5 euro (rating neutral confermato) e JP Morgan il rating da underweight a overweight e il target price da 17,5 a 22 euro.
Invece, il governo italiano sta valutando alcune misure per limitare l'influenza di Sinochem in Pirelli, tra cui la sterilizzazione dei diritti di voto, il trasferimento della partecipazione cinese a un veicolo italiano o il ricorso a un blind trust, secondo fonti di stampa. Nei prossimi giorni è prevista una serie di incontri a Roma, ai quali parteciperà il top management di Pirelli.
Quanto a Stellantis, Il ministero dei Trasporti diffonde il dato sulle immatricolazioni di febbraio in Italia. Restando in casa Agnelli/Elkann Berenberg ha confermato il rating buy e il target price a 381 euro su Ferrari: «le nostre verifiche presso la rete dei concessionari delineano un quadro articolato ma costruttivo: i prossimi modelli speciali e a produzione limitata di Ferrari risultano completamente prenotati, con una forte dinamica degli ordini per i modelli 849 e 12Cilindri e un mix di personalizzazione resiliente, che compensa i segnali di domanda più deboli riportati dai concessionari per i modelli Amalfi e Luce. Nel complesso, questi dati e i riscontri raccolti rafforzano la nostra fiducia nella raccomandazione di acquisto».
Tra le banche, focus su Unicredit che ha ritirato a gennaio il ricorso presentato al Tribunale Ue contro la richiesta della Bce di uscire dalla Russia. Nel frattempo, la retribuzione massima dell'amministratore delegato Andrea Orcel per il 2026 rimarrà in linea con quella del 2025, pari a 16,4 milioni di euro, compreso uno stipendio base di 4,15 milioni di euro e fino a 11,8 milioni di compenso variabile pagabile interamente in azioni nell'arco di otto anni.
Mentre nel nuovo piano di FinecoBank, che sarà presentato il 4 marzo, ci saranno indicazioni sui benefici di un più accentuato utilizzo dell'intelligenza artificiale.
Nel settore delle utility ancora da tenere d’occhio Edison con la francese Edf che sta portando avanti l'ipotesi di una quotazione in borsa o della vendita di una quota della controllata italiana nonostante l'incertezza regolatoria causata dal decreto bollette. Invece, Iren ha incaricato Rothschild e Imi di Intesa Sanpaolo di gestire la vendita del proprio portafoglio di impianti solari ed eolici, secondo quanto riportato da Mergermarket. Plenitude di Eni, A2A, Dolomiti Energia e la utility toscana Plures potrebbero essere in lizza. Gli asset hanno una capacità totale di oltre 200 megawatt e il processo di vendita dovrebbe iniziare a marzo.
Italgas ha perfezionato la cessione all’ATI formata da Plures, Estra e Centria del 100% delle attività di distribuzione del gas negli Atem Bari 2, Barletta-Andria-Trani, Pisa e Teramo. Nel complesso sono stati ceduti 120.000 punti di riconsegna attivi (contatori), le reti, gli impianti, il relativo personale e gli attivi netti funzionali alla gestione del servizio, precedentemente conferiti in una società di nuova costituzione, per un corrispettivo di 108,5 milioni di euro.
E se Lottomatica riunisce il cda sui conti 2025, il consiglio di amministrazione di Tessellis ha deliberato di accettare un’offerta vincolante pervenuta da Canarbino (operatore nel settore energetico italiano) avente ad oggetto la valorizzazione del ramo d’azienda B2C di Tiscali Italia e i marchi Tiscali e Linkem, da realizzarsi mediante un contratto di affitto funzionale al successivo acquisto del ramo d’azienda e dei marchi.
Infine, il Tribunale di Perugia ha disposto un provvedimento cautelare con cui vieta in via provvisoria l'esercizio del diritto di voto di Mare su un milione di azioni Eles, pari al 4,98% del capitale (4,71% diritti di voto), in occasione dell'assemblea dei soci del 2-3 marzo.
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