Brutta sorpresa per chi ha scelto di proteggersi dalla volatilità dei mercati investendo in fondi o Etf pensati proprio per dormire sonni tranquilli in caso di brusche oscillazioni delle borse come quelle degli ultimi giorni. Secondo quanto riportato dal Financial Times non solo questi comparti non hanno centrato l’obiettivo per cui sono stati concepiti, ma hanno addirittura fatto peggio, in alcuni casi, rispetto al mercato nel suo complesso.
Il giornale britannico fa riferimento alle strategie cosiddette covered call, molto diffuse a livello di Etf (le masse in gestione a livello mondiale, certifica Morningstar, sono aumentate da 18 miliardi di dollari di inizio 2022 a circa 80 miliardi lo scorso luglio), che prevedono l’acquisto di un paniere di azioni e la contestuale vendita di derivati legati agli asset sottostanti, con l’obiettivo di mitigare il rischio d’investimento. Strategie che cercano dunque di generare un rendimento associato all’indice azionario di riferimento, contenendo la volatilità.
C’è un però: quando i movimenti dei mercati sono molto rapidi, spiega il FT, il reddito relativamente modesto che viene a crearsi con la vendita di opzioni non riesce a compensare la flessione dei titoli azionari sottostanti. Ed è esattamente quello che è successo negli ultimi giorni: a titolo di esempio si può prendere l’indice S&P 500 Buywrite, un benchmark per le strategie di tipo covered call, che lo scorso lunedì - il giorno nero per le borse Usa - ha perso il 2,8%, sostanzialmente in linea con il -3% dell’S&P 500. Se però si allarga l’orizzonte all’intero 2024, l’indice delle prime 500 capitalizzazioni del mercato a stelle e strisce è ancora in positivo del 9%, mentre il Buywrite è sì in rialzo, ma soltanto del 4%. Insomma, il gioco non sembrerebbe valere la candela visto che, a fronte di rialzi sostanzialmente dimezzati quando le cose vanno bene, questi fondi sono stati capaci di calmierare le perdite degli ultimi giorni solo di qualche frazione di punto percentuale.
Interpellato dal giornale britannico, un portavoce di Jp Morgan Asset Management, casa di gestione cui fa capo il più grande Etf covered call al mondo (Equity Premium Income) ha comunque fatto presente che tali strategie non dovrebbero essere pensate per superare il mercato al rialzo nel lungo periodo, ma per avere un’esposizione azionaria conservativa o, in alternativa, per sostituire alcuni investimenti creditizi. Ha inoltre segnalato che il fondo della sua società da inizio agosto ha comunque sovraperformato l’S&P 500 di circa il 2,5%.
Un ragionamento analogo può essere fatto per i fondi pensati per proteggere dalla volatilità sull’indice delle società tecnologiche, il Nasdaq. Cento dollari investiti in uno dei principali Etf covered call a inizio 2024 (di Global X) varrebbero 106,7 dollari dopo la chiusura dello scorso mercoledì: dall’inizio di questo mese ha insomma perso più dell’80% della performance che aveva realizzato da inizio anno, contro il -57% dell’indice di riferimento. Un portavoce della società ha tuttavia evidenziato che l’Etf ha perso da fine luglio al 5 agosto il 6,54%, mentre l’indice sottostante ha lasciato per strada più del 7,5%.
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