L’Agenzia delle Entrate ha da tempo puntato gli occhi sugli immobili che hanno usufruito di interventi di edilizia agevolata (ad esempio il Superbonus) e nel Documento di Finanza Pubblica redatto dal governo e presentato il 22 aprile, emergono i primi risultati dei controlli del Fisco.
L’obiettivo dell’Agenzia è aggiornare, entro il 2027, le banche dati informatiche del catasto (Sistema Integrato del Territorio - Sit). Un’attenzione particolare è stata rivolta ai cosiddetti «immobili fantasma», quindi quelle costruzioni ultimate che però non risultano nei registri pubblici. Quando un edificio è in costruzione ha una classe catastale di livello F (unità in corso di costruzione o di definizione) ed è priva di rendita catastale.
Il Fisco ha setacciato il 75% del territorio nazionale e punta ad arrivare all’85% durante il 2026, servendosi di riprese aeree e algoritmi di intelligenza artificiale che paragonano le immagini con la cartografia contenuta nei registri.
Parallelamente a ciò, l’Agenzia delle Entrate ha l’obiettivo di verificare, entro il 2028, l’aggiornamento catastale di quegli immobili che hanno usufruito di risorse pubbliche per realizzare opere di ammodernamento strutturale o di efficientamento energetico. In entrambi questi casi, a seguito dell’intervento, spesso l’immobile ricade in una nuova classe catastale più alta ed è soggetto a un’imposta più corposa.
Durante il 2025 sono state inviate 15.300 lettere di compliance: degli inviti da parte dell’Agenzia ai proprietari di accertarsi dell’avvenuto aggiornamento di categoria. Nello specifico, le prime 3.300 lettere, inviate ad aprile dello scorso anno, erano rivolte agli immobili fantasma (categoria F) di cui sopra, mentre le successive 12 mila inviate a ottobre riguardavano unità immobiliari di altre categorie che presentavano un’anomalia: una differenza significativa tra l’importo del bonus edilizio di cui si aveva beneficiato e il valore dell’immobile registrato al catasto.
A seguito delle risposte dei contribuenti, sono partiti i primi pre-controlli, di cui 3.500 conclusi nel 2025. In 1.050 casi, l’aggiornamento di categoria era avvenuto correttamente, mentre in altri 900 non era necessario, ma ben 1.550 unità immobiliari sono risultate carenti di regolarizzazione.
La normativa prevede l’obbligo di aggiornamento catastale entro 30 giorni dalla fine dei lavori in caso di bonus edilizi, le sanzioni previste variano da 1.032 euro a 8.264 euro per il solo ritardo, a cui si aggiungono potenziali accertamenti fiscali in materia di Imu e Tari e complicazioni nella compravendita dell’immobile. Una soluzione per chi ha superato tale termine può essere il ravvedimento operoso, regolarizzando spontaneamente la categoria, un’opzione che riduce sensibilmente gli importi da pagare a causa della violazione.
Un numero positivo però emerge: sono state ben 70.000 nel 2025 le dichiarazioni di variazione di categoria catastale mandate spontaneamente dai proprietari: un aumento del 25% rispetto all’anno precedente. (riproduzione riservata)