Ancora una volta l'inflazione può essere determinante. Non solo perché determina il livello e la direzione dei tassi di interesse, ma perché qualsiasi sorpresa negativa potrebbe causare uno shock ai mercati azionari, soprattutto in un momento in cui questi ultimi sono caratterizzati da valutazioni elevate.
Attualmente, l'inflazione negli Stati Uniti si è stabilizzata al di sotto del 3% (a gennaio è scesa al 2,4% dal 2,7% di dicembre e ai minimi dal maggio scorso), ma rimane al di sopra dell'obiettivo della Fed. Tra i fattori positivi figurano le aspettative di un calo dei prezzi del petrolio (soprattutto con una risoluzione in Iran), la normalizzazione degli affitti «owners’ equivalent» e il leggero calo dei prezzi delle case in alcuni Stati, spiega Alberto Conca, direttore investimenti di Lfg Zest. «Al contrario, l'elevato deficit di spesa, soprattutto se accompagnato da un output gap positivo, sta spingendo nella direzione opposta».
Nel breve, Conca prevede che l'incertezza continuerà a prevalere, alla luce del cambio al vertice della Fed (Kevin Warsh sostituirà Jerome Powell il cui mandato scade a maggio), degli effetti dei dazi dell’amministrazione Trump e dell'andamento dell'economia.
Nel lungo termine, l’esperto di Lfg Zest intravede margini di calo dell'inflazione, soprattutto grazie alla diminuzione dei prezzi del petrolio e delle case, due fattori determinanti per il livello complessivo del Consumer price index. Pertanto, ritiene che nel prossimo futuro i rischi siano orientati al rialzo sia per l'inflazione sia per i tassi di interesse, poiché l'economia potrebbe registrare una ripresa grazie ai significativi stimoli di cui è oggetto e i rischi di recessione sono bassi o inesistenti».
Quanto all’apprezzamento del 25% dell'euro rispetto al dollaro statunitense dai minimi raggiunti nell'ultimo trimestre del 2022 ha spinto molti a prevedere un rallentamento dell'economia europea. Ciò non è avvenuto. Al contrario, la maggior parte delle economie europee sta mostrando indicatori anticipatori positivi e in miglioramento e l'80% dei Paesi dell'Eurozona ha registrato miglioramenti nei Pmi manifatturieri grazie agli impulsi fiscali derivanti dalla spesa per la difesa e le infrastrutture. «Con l'euro estremamente forte, il mantenimento dell'attuale contesto favorevole richiede tassi più bassi per i settori dell'economia sensibili ai tassi di interesse», avverte Conca.
A livello operativo, nel mercato obbligazionario, «le rassicuranti prospettive economiche globali ci rendono più ottimisti nei confronti degli asset più rischiosi e, contrariamente al passato, riteniamo interessanti i rendimenti assoluti sia delle obbligazioni high yield sia dei titoli dei mercati emergenti. D'altro canto, le valutazioni ci inducono a mantenere un atteggiamento cauto», indica il direttore investimenti di Lfg Zest.
Le società che operano nel segmento investment grade del mercato, spiega Conca, continuano a essere altamente redditizie, con bilanci solidi e in miglioramento, e offrono un rendimento iniziale interessante dal punto di vista storico.
Al contrario, le società con rating inferiore (comprese quelle dei mercati emergenti), pur beneficiando del momentum economico globale positivo e dei rendimenti attesi più elevati, hanno continuato a subire declassamenti netti (il numero di upgrade meno il numero di downgrade rimane negativo), evidenziando che i tassi di interesse più elevati e i prezzi del petrolio più bassi (il settore energetico rappresenta oltre il 10% del mercato high yield) stanno, in media, intaccando i bilanci delle società che operano in questo settore.
«Per questi motivi, continuiamo a ritenere che, su base relativa, le obbligazioni di qualità superiore offrano un rendimento corretto per il rischio migliore rispetto agli investimenti più rischiosi», precisa Conca.
Anche il debito subordinato è stato un settore che l’esperto ha spesso considerato molto interessante. Tuttavia, anche in questo caso, la compressione dei rendimenti osservata negli ultimi dodici mesi ha modificato il profilo di rischio/rendimento di questa asset class, lasciando gli investitori a chiedersi se ne valga davvero la pena.
Infine, un accenno alla duration. Attualmente si sta assistendo, più o meno a livello globale, a un irripidimento delle curve dei rendimenti, con il segmento a breve termine in calo e quello a lungo termine in aumento (e quello a lunghissimo termine ancora di più).
«A causa dei rischi macroeconomici evidenziati in precedenza, invitiamo gli investitori a prestare attenzione nel fare scommesse su scadenze estremamente lunghe; come abbiamo visto durante il Liberation Day», ricorda Conca, «quando il mercato obbligazionario percepisce che la disciplina fiscale viene trascurata, i tassi di interesse possono assumere rapidamente andamenti ingiustificati, trasformando anche gli investimenti più sicuri in un incubo dal quale si desidera svegliarsi il più rapidamente possibile». (riproduzione riservata)