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Bond, Jupiter azzera i Treasury in portafoglio e punta su Europa ed emergenti. Ecco perché

09 luglio 2026, 13:55 Ultimo aggiornamento: 14:00

Lo Strategic Bond Fund da 1,3 miliardi di sterline non detiene più T bond da due mesi e nel frattempo ha battuto il 93% dei concorrenti

Jupiter Asset Management ha azzerato l’esposizione ai Treasury statunitensi in uno dei suoi principali fondi obbligazionari, preferendo acquistare titoli di Stato europei e rafforzare ulteriormente la propria posizione sui mercati emergenti.

Economia Usa surriscaldata

Harry Richards, co-gestore dello Strategic Bond Fund da 1,3 miliardi di sterline, ha spiegato di aver liquidato i Treasury due mesi fa, mantenendo solo un’esposizione limitata negli altri quattro fondi che gestisce. Secondo Richards, i segnali di «surriscaldamento» dell’economia americana rendono più probabili ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve rispetto all’Europa, riducendo così l’attrattiva del debito pubblico statunitense. Jupiter AM è un gestore patrimoniale indipendente britannico quotato alla borsa di Londra, amministra circa 68,4 miliardi di sterline di asset.

È la prima volta negli ultimi dieci anni che il fondo non detiene titoli di Stato americani. Sebbene la scelta di Jupiter abbia natura tattica, riflette anche le crescenti preoccupazioni degli investitori per il rapido aumento del debito pubblico Usa, l’inflazione persistente e i dubbi sull’indipendenza della banca centrale, temi particolarmente sentiti negli Stati Uniti.

«Abbiamo ruotato il portafoglio verso mercati dove vedevamo un valore relativo molto più interessante», ha dichiarato Richards, che gestisce complessivamente circa 6 miliardi di dollari distribuiti su cinque fondi della società londinese. «In Europa il mercato scontava troppi rialzi dei tassi, mentre negli Stati Uniti incorporava troppi tagli».

Il fondo batte il 93% dei concorrenti

La strategia si è rivelata vincente. Lo Strategic Bond Fund, che non segue benchmark e può investire liberamente sui diversi mercati obbligazionari, quest’anno ha fatto meglio del 93% dei fondi concorrenti. Dalla fine di aprile i Treasury hanno registrato una perdita dello 0,1%, mentre i Bund tedeschi hanno reso lo 0,6%, secondo gli indici Bloomberg.

«I Treasury sono generalmente considerati il principale bene rifugio mondiale», ha osservato Richards. «Ma se non vediamo opportunità e riteniamo che i rischi superino i potenziali benefici, siamo felici di assumere una posizione controcorrente».

I verbali pubblicati mercoledì relativi all’ultima riunione della Federal Reserve hanno evidenziato una crescente preoccupazione per l’inflazione: nove membri del board prevedono almeno un rialzo dei tassi di 25 punti base entro fine anno e sei ne ipotizzano almeno due. La maggioranza ritiene che «un ulteriore irrigidimento della politica monetaria sarà probabilmente necessario» per riportare l’inflazione verso l’obiettivo.

Sebbene i mercati monetari continuino a prezzare uno o addirittura due rialzi dei tassi da parte della Bce dopo quello di giugno, molti strategist ritengono invece che il rallentamento dell’economia europea e il raffreddamento dell’inflazione renderanno improbabili ulteriori strette monetarie.

Mercati emergenti favoriti

I bond dei Paesi emergenti rappresentano oggi la principale convinzione d’investimento di Richards, una posizione costruita progressivamente dopo l’annuncio dei dazi da parte del presidente Donald Trump nell’aprile 2025, che ha spinto molti investitori a cercare opportunità al di fuori degli Stati Uniti. Da allora il debito emergente ha offerto un rendimento dell’8,8%, più del doppio rispetto ai Treasury.

«All’inizio del 2025 avevamo un’esposizione piuttosto limitata ai bond emergenti in valuta locale, ma dopo il Liberation Day abbiamo visto un’importante occasione per cambiare approccio», ha spiegato Richards, riferendosi al giorno dell’annuncio dei dazi americani. Oggi le obbligazioni emergenti rappresentano tra il 13% e il 15% dei portafogli gestiti, il livello più elevato dal 2008.

Il Paraguay: Paese investment grade cob bpond al 9%

Tra i Paesi preferiti figurano Brasile, Messico, Sudafrica e India, ma Richards cita soprattutto il Paraguay. Il fondo detiene infatti una posizione del 2% sui titoli di Stato del Paese, una quota molto rilevante considerando che il Paraguay pesa appena lo 0,09% nell’indice JP Morgan dedicato al debito emergente.

A sostenere la scelta sono gli elevati rendimenti reali e la solidità dei conti pubblici. I titoli decennali del Paraguay, che gode di un rating investment grade, offrono un rendimento del 9% a fronte di un’inflazione di circa il 2,4%.

L’effetto AI sulle materie prime degli emergenti

Inoltre, l’ampia disponibilità di energia idroelettrica ha protetto il Paese dall’aumento dei prezzi del petrolio, mentre la normativa impone al governo di mantenere il deficit di bilancio entro limiti prestabiliti. Quest’anno il guaraní si è inoltre apprezzato del 10% nei confronti dell’euro e della sterlina.

Infine, Richards ritiene che anche il boom dell’intelligenza artificiale rappresenti un ulteriore fattore di sostegno per i mercati emergenti. Per ogni dollaro investito dai grandi gruppi tecnologici nei mega-progetti sull’AI, tra 33 e 35 centesimi vengono destinati alle materie prime, favorendo le economie emergenti ricche di risorse minerarie. (riproduzione riservata)



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