Con la Fed che dovrebbe dare ancora priorità all’obiettivo occupazionale rispetto a quello inflazionistico, procedendo nella direzione dei due taggi dei tassi da 25 punti base nel 2026, mentre la Bce rimarrà ferma quest’anno, Andrea Nascè, vice direttore generale e responsabile investimenti di Ersel, nello «Scenario 2026», sottolinea che il mix di politica economica condiziona i mercati obbligazionari governativi in due modi: attrae verso il basso la parte breve delle curve per la prospettiva di ulteriori provvedimenti espansivi delle banche centrali, trattiene su livelli elevati le parti lunghe con i progetti di ulteriore espansione fiscale.
I default degli emittenti societari sono attesi in ulteriore riduzione a fronte di fondamentali ancora di supporto, sia sui non-finanziari sia sui bancari e sugli assicurativi, caratterizzati da ottima redditività, capitalizzazione e qualità dei bilanci.
«Ma la riduzione notevole dei differenziali di rendimento notevole dei differenziali di rendimento che è già avvenuta delinea un quadro valutativo che appare caro, soprattutto sui segmenti ad alto beta e indica un’asimmetria sfavorevole tra modesti redditi correnti e possibilità di significativi allargamenti degli spread», avverte Nascè che quindi consiglia cautela e selettività sui segmenti high yield.
In passato per la parte core (centrale) dei portafogli bond è risultata premiante l’esposizione al comparto investment grade. Guardando avanti, «si preferiscono le emissioni governative di scadenza intermedia che consentono di beneficiare della massima liquidità e, a parità di scadenza, compensano un rendimento solo leggermente inferiore con un netto vantaggio di aliquota fiscale», precisa Nascè.
Poiché i rendimenti netti ottenibili con il core del portafoglio sono di poco al di sopra del 2% e consentono a mala pena di compensare il livello di inflazione corrente, è naturale la tendenza ad affiancare una parte «ancillare», maggiormente ambiziosa, preferibilmente attraverso strumenti diversificati a gestione attiva.
In questa prospettiva, tra le idee di investimento che oggi sembrano offrire ragionevoli premi di rendimento pesati per il rischio, l’esperto di Ersel indica in ordine decrescente di esposizione tollerabile emissioni subordinate di solide banche italiane con orizzonte di richiamo a breve scadenza (l’extra rendimento compensa la fiscalità); titoli di Stato inglesi a due/tre anni con rischio sterlina aperto (un punto in più di rendimento con fiscalità al 12,5%, possibilità di guadagni in conto capitale e la sterlina sulla parte bassa del range degli ultimi anni contro euro).
Infine, con un profilo di rischio decisamente elevato, decisamente elevato, titoli di Stato brasiliani in valuta locale con scadenze intermedie. Certo, il cambio può dare luogo ad amare sorprese ma è compensato, almeno in parte, dalla dimensione a doppia cifra del rendimento reale dei bond. (riproduzione riservata)