Protezione quando serve, crescita quando conviene: i bond convertibili giocano su due fronti e vincono su entrambi. Da un lato ti offrono la tranquillità di una cedola periodica, come una classica obbligazione. Dall’altro ti danno la chance di salire sul treno dell’azione sottostante quando conviene. Il bello è che non sei obbligato: decidi tu se restare creditore o diventare socio. Questa «magia» è chiamata dagli esperti «convessità»: più protezione quando i mercati scendono e più potenziale quando salgono.
Il portafoglio guadagna equilibrio, flessibilità, diversificazione e un tocco di brio in più. «Per gli investitori sofisticati diventa anche uno strumento di gestione attiva della volatilità: non solo attraverso il classico arbitraggio delta-neutral, ma anche traendo vantaggio dai possibili disallineamenti tra la volatilità implicita del bond con quella delle opzioni listate sul sottostante», spiega a Milano Finanza Daniele Bivona, portfolio manager di AcomeA Global Bond e AcomeA Performance.
Inoltre, dopo due anni di tassi in aumento e mercati volatili, molte di queste emissioni trattano con valutazioni interessanti, offrendo rendimenti spesso superiori ai titoli governativi o corporate di pari rating e duration, ma con un profilo rischio/rendimento più asimmetrico. «Nei nostri portafogli, per esempio, avevamo acquistato a inizio anno la Sglsj 4,25% 11/28, una convertibile emessa da un gruppo minerario sudafricano in dollari», cita Bivona, «che all’epoca rendeva circa il 3%, ma che grazie al rally del sottostante ha generato fino a metà luglio una performance di circa il +95%».
Non male, considerando che l’universo globale dei «camaleonti del debito» è composto per quasi il 50% da small e mid cap, più sensibili ai rallentamenti della crescita economica e a scenari recessivi, sottolinea Francesco Lomartire, head of Intermediary client coverage Southern Europe di State Street investment management. Tuttavia, le valutazioni di mercato di queste obbligazioni sono già basse, il che limita il rischio di ulteriori ribassi dei prezzi. Inoltre, il rischio di default per gli emittenti di convertibili è inferiore.
Ma non mancano le insidie. Un sell-off dell’azione sottostante può tradursi in un peggioramento del merito creditizio dell’emittente, avverte Bivona. Inoltre, bisogna fare attenzione alla liquidità limitata a causa delle emissioni di taglio ridotto (anche 1.000 euro), alle clausole di call/soft call che possono penalizzare il valore dell’opzione e, in alcune strutture particolari come gli exchangeable bond, alla maggior complessità legata alla conversione in azioni di una società diversa.
L’ammontare di questa tipologia di bond ha superato i 70 miliardi di dollari a livello globale, riflettendo la forte domanda degli investitori e le condizioni di mercato favorevoli, sottolinea Nicolas Crémieux, head of Convertible bonds di Mirabaud asset management. Gli Stati Uniti hanno guidato il mercato, trainati da una robusta attività, mentre l'Europa è rimasta indietro a causa dei costi di finanziamento più elevati e della modesta attività di M&A.
Solo lo scorso mese è stato il miglior luglio dal 2007. Gli Stati Uniti hanno spinto i volumi con 6,1 miliardi, seguiti dall’Asia con 3,9 miliardi e dal Giappone con 1,4 miliardi. L’Europa, invece, non ha visto nuove emissioni. Volumi rilevanti nonostante l’elevata volatilità del mercato e l’incertezza macro. «In risposta al ritmo sostenuto e alla resilienza del mercato, abbiamo rivisto al rialzo i nostri obiettivi di emissioni globali a fine anno a 100-120 miliardi di dollari», indica Michael Youngworth, strategist di Bank of America.
L’offerta globale ha sfidato la stagionalità dei mesi estivi. Il mercato globale dei titoli con doppia personalità ha, infatti, ancora una volta superato le aspettative, con 11,4 miliardi di dollari di nuove emissioni a luglio (16 le nuove operazioni: le 3 più grandi dagli Usa con il bond convertibile di Zscaler, dall’Asia con quello di Alibaba e dal Giappone con quello di Nissan). Sebbene la cifra sia decisamente inferiore all’ammontare di giugno (26,4 miliardi), è comunque oltre 2,5 volte la media storica di luglio (4,3 miliardi), tradizionalmente il mese più debole per questi titoli. Finora in tutto il 2025, precisa Lomartire, gli Stati Uniti hanno registrato 76 nuove emissioni per 54,76 miliardi di dollari e l’Europa 13 per 6,65 miliardi (nella tabella sotto una selezione di convertibili sia in euro sia in dollari anche con lotto minimo pari a 1.000).
Un piatto ricco anche se i coupon si sono notevolmente compressi: nel 2024 erano mediamente al 3,3-3,4%, mentre nel 2025 viaggiano su livelli molto più bassi, intorno all’1,2% in Europa e al 2,8% negli Stati Uniti, nota Bivona. Un elemento cruciale, però, è il premio di conversione medio che negli ultimi due anni si è attestato tra il 30% e il 40%: valori che, storicamente, lasciano agli investitori un ampio potenziale di upside qualora l’equity performi. «In futuro i rendimenti di cassa potranno risalire se aumenteranno le emissioni high beta o se gli spread credito si allargheranno, ma il vero motore», chiarisce l’esperto di AcomeA, «resta la componente opzionale: in presenza di un rally azionario, il total return delle convertibili cresce in modo convesso e molto più che proporzionale rispetto al semplice carry».
Non c’è da stupirsi, quindi, se a luglio i bond convertibili, rappresentati dall’indice Ice BofA Global G300, hanno reso un +1,8% grazie a Stati Uniti (+2,8%) e Asia (+2,6%). Mentre non sono stati al passo Giappone (+1,1%) ed Europa (-0,2%). «Restano il miglior asset da inizio anno, infatti hanno reso un +10,6%, sovraperformando l’azionario globale, l’indice Msci All World, i bond corporate e governativi», aggiunge lo strategist di Bank of America (si veda la tabella sotto).
I settori chiave per gli esperti di bond convertibili includono tecnologia, sanità ed energia, trainati dall'innovazione, dagli investimenti legati all'intelligenza artificiale e dalla transizione energetica, prosegue Crémieux. Le small e mid cap, in particolare in questi settori, offrono valutazioni interessanti e un potenziale di crescita. Bivona vede opportunità in Europa, nel real estate che potrebbe beneficiare della forte liquidità del sistema bancario e di condizioni di rifinanziamento più gestibili, il che può favorire un re-rating del comparto.
Guarda poi al settore dei consumi, in particolare beverage e retail dove, a suo avviso, potrebbero bastare alcune sorprese positive sul fronte macro, soprattutto dalla Cina, per innescare un recupero dei margini. «Non va dimenticato che le valutazioni azionarie di molti di questi titoli restano ancora vicine ai minimi degli ultimi anni e quindi sensibili a un miglioramento del sentiment. Proprio in Cina ci sono opportunità nel comparto tech, con giganti come JD.com e Alibaba, società con bilanci solidi e fondamentali brillanti che trattano a multipli compressi», suggerisce il portfolio manager di AcomeA, non escludendo che possano emergere opportunità anche nel settore delle materie prime, dove le dinamiche di domanda e offerta, unite al contesto macro-globale, potrebbero offrire spunti accattivanti per le convertibili.
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