Un’uscita di scena ad alta tensione quella di Stefano Besseghini, presidente in scadenza dell’Autorità dell’Energia. L’ultimo documento sui prezzi dell’energia pubblicato il 1° luglio 2025 dall’authority ha toccato il nervo più sensibile degli operatori, il caro-bollette, sostenendo che a spingere fino a triplicare i costi a carico di imprese e consumatori italiani nel biennio 2023-2024 potrebbero essere stati fattori ben diversi dalle sole dinamiche di mercato, influenzate dalla guerra Russia-Ucraina. Dopo una parentesi di ottimismo e sollievo per il debutto dello scontrino dell’energia, la bolletta semplice che dovrebbe aiutare gli utenti a tenere sotto controllo costi e consumi senza sorprese, si torna cosi sulle barricate.
L’analisi condotta da Arera si basa sul cosiddetto «Mercato del Giorno Prima» e rileva possibili comportamenti opportunistici da parte di alcuni operatori del sistema elettrico. In particolare, l’indagine si sofferma sul fenomeno del «trattenimento economico di capacità», ovvero l’insieme di strategie attraverso cui le centrali, pur in grado di produrre, non offrono energia o lo fanno a prezzi superiori ai propri costi marginali, influenzando così la formazione delle tariffe.
Dire che gli operatori non abbiano gradito è un eufemismo. Una su tutte, per capire il clima che si è creato, la risposta di Elettricità Futura, la principale associazione del settore elettrico che rappresenta oltre il 70% del mercato. «Colpisce che un collegio ormai in scadenza si affretti a pubblicare un documento definito incompleto dall’autorità stessa e facilmente strumentalizzabile, alimentando così incertezza tra consumatori, imprese e operatori e lasciando alla prossima autorità un’indagine basata su presupposti errati. Non è certo così che si contrasta il caro-energia. L’autorità conclude il proprio mandato con un intervento confuso e scomposto, mentre avrebbe avuto a disposizione anni e strumenti per agire in modo concreto a favore dei consumatori».
L’analisi, che è arrivata entro i termini previsti dall’agenda dell’Arera, secondo Elettricità Futura «si fonda su condizioni operative degli impianti a gas del tutto teoriche e ormai da anni superate dal mutato contesto del settore energetico. Questo metodo sottostima pesantemente i reali costi di produzione, partendo da valori ben inferiori a quelli effettivi». E ancora: «Già oggi gli impianti lavorano in perdita, non riuscendo a coprire con le offerte sul mercato nemmeno quanto speso per sicurezza e personale, e restano operativi perché necessari a salvaguardare il sistema e ridurre i rischi di eventi estremi, come il blackout che ha colpito la Spagna poche settimane fa». Elettricità Futura conclude la sua replica dichiarandosi «pronta a mostrare la reale situazione del settore per tutelare non solo i produttori, ma anche l’indotto e i lavoratori dell’intera filiera, in un’ottica di totale trasparenza verso i clienti». L’unico risultato del rapporto di Arera, sottolinea, «è stato quello di alimentare incertezza tra consumatori, imprese e operatori e soprattutto prestarsi a strumentalizzazioni contro le quali Elettricità Futura e i suoi consociati si riservano il diritto di agire nelle sedi più opportune».
Ma che cosa c’è scritto nel documento che ha compattato il fronte degli operatori contro il regolatore? L’analisi, «di natura conoscitiva e fondata su simulazioni controfattuali», si è concentrata sulle centrali termoelettriche a ciclo combinato, tecnologie che hanno un ruolo chiave nel sistema italiano.
Secondo quanto rilevato, queste centrali avrebbero messo in atto condotte di trattenimento economico almeno nel 30% delle ore nel 2023 e nel 2024. I risultati delle analisi, si legge nel documento dell’Arera, «hanno confermato la probabile presenza di fenomeni di trattenimento economico di capacità che hanno influenzato la formazione dei prezzi zonali nel biennio 2023-2024». Riguardo alla tecnologia termico combinato, nelle ipotesi adottate nell’analisi queste condotte di trattenimento economico si sono registrate in un numero di ore pari (almeno) al 30% sia nel 2023 che nel 2024.
Di conseguenza gli impatti al rialzo sui prezzi in ogni zona di offerta, «rispetto allo scenario simulato in assenza di condotte di trattenimento economico di capacità in un numero di ore pari (almeno) al 28% nel 2023 e al 25% nel 2024», ha fatto emergere una differenza media tra prezzi effettivi e quelli simulati compresa nell’intervallo 17-22 euro/Mwh nel 2023 e nell’intervallo 15- 24 euro/Mwh nel 2024. Gli stessi fenomeni sono stati registrati dall’analisi Arera con riferimento alle tecnologie rinnovabili, eolica e solare. Anzi, si è riscontrata addirittura una maggiore frequenza delle stesse condotte rispetto al termico combinato. Ma l’impatto sui prezzi zonali è stato minore. Per l’energia prodotta dalle rinnovabili, infatti, la differenza media tra prezzi effettivi e simulati (sempre nelle ore di impatto) è compresa nella forbice 5-9 euro/Mwh nel 2023 e 1-2 euro/Mwh nel 2024.
I risultati, va ricordato, derivano dal confronto tra i prezzi effettivamente registrati nel «Mercato del Giorno Prima» e quelli ottenuti da simulazioni basate esclusivamente sui costi marginali di produzione. Nel complesso, includendo cioè tutte le ore dell’anno, le differenze medie di prezzo tra scenario reale e simulato si collocano tra 5 e 10 euro/Mwh nel 2023 e tra 4 e 12 euro/Mwh nel 2024. Le centrali a ciclo combinato sono risultate decisive nella formazione del prezzo nel 68% delle ore del 2023 e nel 71% del 2024. Tuttavia, tirando le somme dell’analisi di Arera, in un numero rilevante di ore il prezzo non è risultato coerente con i corrispondenti costi marginali, segnalando un possibile disallineamento tra l’offerta reale e il funzionamento ideale del mercato. La stessa autorità specifica che, pur «non potendosi attribuire direttamente un carattere abusivo alle condotte rilevate, la portata del fenomeno impone una riflessione sul funzionamento del mercato elettrico e sull’efficacia dei meccanismi attuali di controllo e trasparenza». Secondo Elettricità Futura, invece, «il documento adotta una discutibile impostazione che smentisce quella utilizzata fino ad oggi dalla stessa Arera e sembra sottintendere l’obbligo per gli impianti a gas di presentare offerte sottocosto, in contrasto con i principi fondamentali del mercato e mettendo a rischio la sicurezza del sistema energetico italiano, in un momento già particolarmente critico a causa delle tensioni geopolitiche».(riproduzione riservata)