Il tanto atteso decreto legge sulle bollette mercoledì 18 ha avuto il via libero dal Cdm. Per la premier Giorgia Meloni vale 5 miliardi di euro fra risparmi e benefici per famiglie ed imprese ma a sorpresa contiene anche un aumento del 2% dell’Irap per le aziende energetiche, per finanziare il taglio degli oneri di sistema in bolletta. Una decisione che ha portato ad un crollo in borsa di tutto il comparto delle utility: secondo gli analisti l’introduzione di misure fiscali e regolatorie potrebbe comprimere margini e utili delle società produttrici e distributrici di energia, spaventando così gli investitori.
Ai microfoni di Class Cnbc il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, spiega che «quello che sta avendo in borsa con i titoli del comparto energetico sono oscillazioni del tutto naturali, sia per l’effetto della tassazione sia, probabilmente, per effetto dell’ipotesi sul contratto a lungo termine di un intervento rispetto agli Ets. È un fatto di mercato ordinario». Ma l’intervista è l’occasione per entrare nel merito di alcuni aspetti del decreto.
Domanda. Ministro quali saranno le novità per gli italiani e per le imprese?
Risposta. Ci saranno novità regolatorie che riguarderanno sia il sistema del gas sia il sistema elettrico. Si interviene per accelerare la connessione alla rete favorendo lo sviluppo delle rinnovabili e la razionalizzazione delle procedure per la realizzazione dei data center e, non da ultimo, ci saranno cambiamenti sostanziali anche per quanto concerne la parte economica delle bollette delle famiglie e delle imprese. Ad esempio, sui costi dell’elettricità, oltre a interventi a favore di tutti gli utenti, è stato previsto un bonus per i soggetti più vulnerabili. Secondo i dati Arera, si tratta di una platea di 2.700.000 famiglie. Importanti saranno le ricadute anche sulle imprese, in particolare sulle pmi, che vedranno un abbassamento generalizzato dei costi di circa 17 euro e mezzo al megawattora che può portare ad una riduzione del 15% del prezzo della componente energia. Abbiamo, inoltre, introdotto un aumento dell’Irap per le grandi imprese del comparto energetico a sostegno di un taglio degli oneri in bolletta per le piccole e medie imprese. Prevediamo, infine, un abbassamento complessivo delle bollette intervenendo anche sul gas.
D. Come mai avete scelto questa formula?
R. È stato un processo complesso. Era necessario agire in un Paese il cui prezzo dell’energia è determinato fondamentalmente dal gas, ancorché questo rappresenti poco più del 40% della produzione nazionale. Ma il nodo da sciogliere è il meccanismo europeo di formazione dei prezzi sul mercato dell’energia. Siamo intervenuti anche sul prezzo del gas. Verrà venduto il gas stoccato durante la crisi energetica del 2022 per ridurre il costo energetico delle imprese e azzerare il differenziale di prezzo del gas sulla borsa europea TTF e su quella italiana PSV. Per tornare alla sua domanda, abbiamo dovuto mettere assieme tanti pezzi per arrivare a questo risultato.
D. Lei pensa che l’Europa possa mettere qualche paletto? C’è il pericolo che questo intervento possa essere visto come un aiuto di Stato?
R. Sono confidente. Il tema è stato posto dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’ultimo vertice a livello europeo. La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato che nel secondo quadrimestre ci sarebbe stata una revisione nel momento in cui verranno trattati gli ETS 2 (il sistema di trading delle emissioni, ndr) ma anche una revisione rispetto a quello che è il quadro ETS1.
D. Le imprese, soprattutto quelle più esposte sul fronte delle rinnovabili, sono preoccupate. Ci sono stati anche cali forti in Borsa nei giorni scorsi. Che rassicurazione si sente di dare?
R. La finalità delle norme introdotte non è certamente di destabilizzare il sistema penalizzando gli investimenti. Al contrario, l’obbiettivo è agevolare lo sviluppo di ulteriori rinnovabili; non a caso siamo intervenuti per risolvere l’annoso problema della saturazione virtuale della rete e favorire la concorrenza nell’ottica di ridurre i prezzi dell’energia, a vantaggio di tutti gli italiani. Sul fronte del prezzo il decreto interviene leggermente ma vorrei ricordare che negli anni l’oscillazione è stata molto forte. Siamo passati da un costo dell’energia elettrica che prima del Coronavirus era di circa 60 euro al megawattora per arrivare a cifre veramente astronomiche che hanno superato, in alcuni momenti, anche i 300 euro. Oggi il prezzo dell’energia sul mercato si è abbassato (120-140 euro/MWh), ma è ancora molto lontano dai valori storici, e da quello di altri Paesi europei. La finalità, quindi, è quella di ridurre il prezzo dell’energia anche per le imprese riducendo il gap con i competitor europei.
D. Edison sottolinea come gli investimenti sulle rinnovabili possano essere a rischio e anche il suo azionista EdF si dice preoccupato. Lei ritiene che queste misure possano allontanare gli investitori internazionali?
R. Queste misure innanzitutto prevedono la possibilità di intervenire. Sul come, sarà da valutare anche rispetto alla difesa della capitalizzazione della nostra borsa e tutelando il valore delle nostre imprese. Pertanto, queste nuove misure non devono essere percepite come un’aggressione ma come una regola che permette proprio di fare una valutazione sedendosi ad un tavolo e trovando una soluzione. (riproduzione riservata)